martedì, Agosto 3

E' l’età che avanza Nel 2100 il 48.2% della popolazione coreana avrà oltre sessantacinque anni

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anziani corea del sud

Bangkok – La maggior parte della popolazione nazionale coreana avrà 65 anni o forse anche più entro il 2100, secondo calcoli effettuati sulla natalità attuale e secondo quel che riporta una agenzia statistica nazionale per mezzo di una sua apposita ricerca. L’ultima ricerca statistico-sociologica effettuata in questo settore ha così approfondito le preoccupazioni sempre più diffuse in tutto il Paese circa la stabilità fiscale e la produttività, temi sui quali si dibatte da parecchio tempo anche in Corea. Le modifiche che l’economia e le condizioni ad essa correlate hanno apportate alla configurazione statistica e sociologica della popolazione coreana, sono il panorama cupo che angoscia i pianificatori ed i politici i quali hanno la responsabilità di dare il proprio contributo per portare elementi di positività. Ma -come accaduto in Giappone, nell’area asiatica ed in  buona parte delle società a sviluppo avanzato a livello globale- quella che una volta era una distribuzione per fasce d’età disposta come una piramide, sulla cima della quale c’era l’età avanzata ed alla base la numerosità della gioventù del Paese, oggi si riscontra una specie di fisarmonica “classica” per gli statistici, con modifiche lungo tutto l’asse della curva statistica della popolazione coreana. L’avanzamento dell’età e della cosiddetta “speranza di vita”, oltre che essere una conquista sociale sempre più alla portata di tutti, però, comporta anche il ri-disegno di tutto l’asse sociale di un Paese. Più anziani significa rivedere il sistema pensionistico per renderlo compatibile con le possibilità attuali, con la crisi globale, con i temi dell’occupazione disponibile per le altre fasce d’età, significa anche verificare un impatto notevole sul maggior “cliente” degli apparati sanitari, gli anziani, appunto.

Secondo l’Istituto Coreano per la Salute e gli Affari Sociali , i cittadini anziani costituiranno il 39.4 per cento della popolazione entro il 2050 ed il 48.2 per cento entro il 2010 se la Nazione continuasse a mantenere il tasso attuale di natalità di 1.2 bambini per donna, il tasso più basso tra le Nazioni del Gruppo OECD.

«Il tasso di natalità della Corea è stato estremamente basso –meno di 1.3 per donna- per tutti gli ultimi 13 anni fin dal 2001 e sta velocemente conducendo verso una società anziana nella sua generalità, probabilmente al tasso più veloce al Mondo», ha affermato Lee Sam-sik dell’Istituto Coreano per la Salute e gli Affari Sociali. «Nel caso in cui il tasso di natalità non aumentasse, tutte le tipologie di problemi -compresa la diminuzione del lavoro disponibile, il rallentamento della crescita economica e la instabilità fiscale- sono di fatto da considerarsi inevitabili. L’unica soluzione è aumentare il tasso di natalità, attraverso la creazione di un ambiente dove i genitori possono bilanciare meglio lavoro e famiglia e allevare i propri figli senza la preoccupazione eccessiva circa i costi che tutto questo può avere sul bilancio familiare».

Al tasso attuale di natalità, la popolazione media nazionale si ritiene possa decrescere fino a 22 milioni nel 2100 dai 51,65 milioni nel 2026. La popolazione produttiva – cioè coloro che si collocano tra i 15 ed i 64 anni – è sulla via del declino da 24.21 milioni nel 2030 fino a 9.48 milioni nel 2100.

A contribuire maggiormente al basso livello di natalità vi sono diverse cause come le ore di lavoro, l’insicurezza del lavoro stesso e la disoccupazione nelle fasce di età giovanili, da cui derivano il maggior peso delle sfide esistenziali e sociali come gli alti costi d’affitto ed acquisto casa e per l’istruzione.

 

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