domenica, Giugno 20

E le Borse guardano all’Asia Lo sguardo degli investitori torna a volgersi a favore dell’Asia e dei suoi mercati emergenti

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borse asia malaysia

Bangkok – L’Asia torna ad essere un’area che s’ammanta di attrattività per gli investitori internazionali, i quali si aggirano nel Pianeta alla ricerca di mercati dove soddisfare le proprie esigenze di redditività, se proprio non la si vuol chiamare fame di capitalizzazione sempre viva. I motivi sono differenti e numerosi, compresi quelli più recenti, legati alla scena internazionale dove si esplicano conflittualità più o meno latenti, più o meno manifeste come accade di recente in Ucraina oppure a causa del rallentamento dell’economia del colosso cinese, una delle vere novità sulla scena mondiale degli ultimi tempi: un’ulteriore novità negativa bisogna precisare. In ogni caso, le rendite derivanti dai prestiti bancari  hot money, ovvero i prestiti bancari a breve termine concessi dalle banche alle imprese con ottimi livelli di rating ed affidabilità, stanno tornando verso le economie asiatiche, guidate dall’appetito degli investitori per gli asset ad alto rischio e con più alti livelli di ritorno in termini remuneratività, stante il perdurare delle tensioni in Ucraina e viste le prospettive del permanere della contrazione dell’economia in Cina, il che induce a migliori speranze verso elementi che fungano da stimolo rinfrescante nell’asfissia del settore.

Questo potrebbe essere la plancia di lancio dell’Indice Composito FTSE Bursa Malaysia KL (detto anche FBM KLCI) per verificare e comprendere il recente picco di 1,862 punti raggiunto lo scorso 7 Aprile. Secondo gli analisti del settore, il maggior fattore di raffreddamento potenzialmente potrebbe essere la progressiva  contrazione della escalation delle tensioni in Ucraina. Fattore che, combinato con la attuale condizione favorevole di cash flow e l’incremento nei fondamentali dell’economia, potrebbero essere il più potente fattore guida del mercato nella settimana in corso. Gli investitori stranieri hanno versato 1.3 miliardi di Ringgit (pari a circa 400 milioni di Dollari USA) nelle equities della Malaysia in tre settimane fino all’11 Aprile. Ed il trend, fanno osservare gli esperti analisti del settore, è rimasto positivo anche nella settimana scorsa. La domanda di titoli tenuta contratta potrebbe fornire una grande discesa dei sottoscrittori presso la Bursa Malaysia.

Un titolo in particolare si ritiene in rampa di lancio per una revisione del rating. Datasonic Group ha annunciato che la scorsa settimana sono stati posti sotto attenzione due contratti che valgono congiuntamente 292 milioni di Ringgit frutto di finanziamento pubblico per inserire MyKad al Dipartimento Registro Nazionale fino al 30 Giugno 2016. Il titolo ha avuto un’ascesa notevole dal recente picco basso di 2.85 Ringgit lo scorso 16 aprile per chiudere la settimana a 3.62 Ringgit oltre le previsioni. L’RHB Research Institute nella giornata di ieri ha valutato il titolo a 4.05 Ringgit, parte delle aspettative della Società potrebbero assicurare il contratto Mykad. Sempre gli stessi analisti di settore hanno affermano d’aspettari una settimana esplosiva oltre le linee seconde e le basse. Gli interessi degli investitori nella Bursa Malaysia appaiono essere confinati ai più agili e piccoli titoli capitalizzati, come le grandi Compagnie blue chip che lottano per conseguire grandi numeri. Nell’ultimo quarto alcune grandi firme hanno visto i propri guadagni cedere. CIMB Research, in un suo recente report, ha sottolineato che i guadagni per share (EPS) i  si sono espansi in uno spazio medio del 2.3 per cento nel 2013, a fronte del 9 per cento di predizione all’inizio dell’anno in corso. Per gli esperti, questo è il secondo anno consecutivo di crescita ridotta dei guadagni per share. In ogni caso, i grandi marchi prevedono una crescita dei guadagni per share nel 2014 accelerati del 10.4 per cento.

Ci si concentra sull’obiettivo per il quale l’Indice Composito FTSE Bursa Malaysia KL chiuda l’anno a 2.030 punti che rappresenta il 9 per cento più in alto rispetto al livello attuale di 1.852 punti. Ma guadagni modesti nella crescita registrano valutazioni tali che rendono difficile attrarre investitori esteri i quali generalmente sono sempre a caccia di affari in giro nel Mondo.

Secondo il fondo di investimenti EPFR Global con base a Boston, l’ingresso di fondi nei mercati emergenti ha raggiunto le 61 settimane consecutive di picchi alti. Le statistiche, in verità, sarebbero anche più impressionanti a causa dell’anno di pesanti fuoriuscite senza precedenti, in tal senso, l’ingresso nei mercati emergenti fin dalla metà di marzo ha spinto verso l’alto l’indice principale del Jakarta Stock Exchange al 14.6 per cento più alto su base annua. Lo spettacolare innalzamento ha reso l’Indonesia il performer principale in Asia, oltre l’8 per cento della Thailandia ed il 7 per cento di crescita in India. Questi mercati erano tra quelli che hanno avuto andamento negativo nel primo quarto del 2014 quando gli investitori stranieri hanno raggiunto un record di 40 miliardi di Dollari USA fuori dai mercati emergenti. In quel momento, gli investitori hanno fatto sforzi di fantasia per capire la decisione della Federal Reserve di applicare un taglio dei tassi sui bond, atto che ha spinto gli investitori a rivedere gli equilibri dei propri titoli di riferimento a tutto favore delle economie emergenti. Ma mentre si incoraggia l’investimento di titoli nei mercati asiatici la marea delle rendite derivanti dai prestiti bancari  hot money rimane del tutto incostante.

Fondamentalmente nulla è veramente cambiato del tutto in tempi recenti. La situazione in Ucraina è difficile da decifrare e la crescita in Cina continua ad essere sempre lenta, tutto resta sostanzialmente fermo al palo, in prosecuzione di quanto riscontrato nel 2013. Solo si può riscontrare un relativo fattore positivo a favore del piazzamento dei titoli nei Paesi emergenti che però offrono rendimenti più leggeri rispetto a quelli dei Paesi a sviluppo avanzato. Questo comunque è uno degli elementi che stabiliscono gli scostamenti nell’appetito degli investitori che continuamente cercano di far slittare il proprio denaro verso Paesi con ritorni economici il più possibile sempre più alti.

 

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