lunedì, Ottobre 18

E' l'anno di Michelangelo image

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Il potere dello sguardo

Oggi si è aperto ufficialmente l’anno michelangiolesco, a 450 anni dalla morte del Genio Fiorentino, avvenuta a Roma il 18 febbraio del 1564.  Ad inaugurare un calendario denso di eventi ancora non del tutto definiti, la Mostra fotografica di Aurelio Amendola,  dedicata alle sculture e ai disegni di Michelangelo dal titolo “Il potere dello sguardo”. La presentazione è avvenuta stamani nella Cappella dei Principi del Museo delle Cappelle Medicee, annesse alla Basilica di S.Lorenzo,  in quel complesso religioso, artistico e architettonico, di cui  Michelangelo  può essere considerato il padrone: qui, infatti, il Genio “inviato da Dio sulla terra ad insegnare l’arte, colui – così scrisse l’amico fraterno Giorgio Vasari – la cui opera trascende ed eclissa quella di  ogni altro artista, vivente o morto, dei secoli passati e futuri, il Genio della pittura, della scultura, dell’architettura”,  ha lasciato segni profondi, indelebili, immortali,  visibili nella struttura architettonica della Biblioteca Laurenziana e nelle celebri sculture della Sagrestia Nuova  per le tombe di Giuliano e Lorenzo dei Medici e in altre opere.

La Mostra dell’artista pistoiese si articola in 23 fotografie in bianco e nero, e di grandi dimensioni, raffiguranti appunto le sculture della Sagrestia Nuova e il David e i Prigioni, che si trovano nella Galleria dell’Accademia e al Louvre. E’ questa una prima selezione di scatti realizzati per il volume di pregio ‘Michelangelo, La dotta mano,pubblicato da FMR’ che, per l’occasione  presenta un’anteprima in forma digitale, in vista della diffusione che avverrà proprio il 18 febbraio. Il percorso espositivo de “Il potere dello sguardo” presenta un primo gruppo di 15 immagini nella parte centrale della Cripta delle Cappelle, un secondo (quattro immagini del David) nella tribunetta di destra dove si trovano le sepolture di Cosimo I dei Medici e di alcuni suoi familiari, mentre una terza sezione con due fotografie dei Prigioni, è nella tribunetta opposta, dove riposano Ferdinando I, la moglie e i due figli.  Amendola espone anche due foto che raffigurano alcuni particolari dei disegni murali che si trovano nella “stanza segreta”.

Anche ad un’occhiata superficiale l’impatto con l’occhio indiscreto di Amendola, che ha lavorato a lungo intorno all’opera michelangiolesca, quasi un “corpo a corpo” come ha scritto Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, suscita emozione e ammirazione, soprattutto per l’angolazione particolare da cui le  sculture sono viste, indagate e riscoperte, e per il gioco del chiaro scuro a cui si è dedicato l’autore, cogliendo – ha osservato Cristina Acidini, responsabile del Polo Museale fiorentino,  quella dialettica, quella tensione tra il visibile e il nascosto, che è una delle caratteristiche dell’opera michelangiolesca. Come Michelangelo  riusciva a far emergere dal marmo  le figure nascoste, così  il fotografo  spalanca nuove porte al godimento intellettuale ed estetico di opere d’arte che – pur notissime – sono tuttavia  miracolosamente rivelatrici   di sé. Insomma,  davanti agli scatti di questo Maestro, è come toccare con gli occhi l’opera del Genio. 

Per Monica Bietti, direttrice delle Cappelle Medicee, la forza emotiva degli scatti di Amendola, può guidare il pubblico verso una lettura più approfondita dell’insieme. Parole di grande apprezzamento anche da parte di Fabio Lazzari, presidente dell’Utet FMR,  secondo cui le foto di Amendola riescono a cogliere il carattere devastante dell’opera michelangiolesca,  e di Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Comunale di Firenze e dell’Accademia delle arti e del disegno, fondata nel 1563 e della quale Michelangelo fu il primo accademico. Giani ha colto anche l’occasione per ricordare il lungo, intenso e fattivo rapporto  che Michelangelo ebbe con la città  nella quale fu cresciuto e forgiato artisticamente  nella bottega del Ghirlandaio, poi nel giardino e nello studio di S.Marco promosso da Lorenzo il Magnifico, città nella quale i Buonarroti avevano le loro residenze nel quartiere di S.Croce, nelle stradine  ove attualmente si trova la Casa di Michelangelo.

E proprio nella Basilica di S. Croce, il Genio cui si deve  l’opera giovanile più amata e ammirata, divenuta simbolo di libertà, il David,   la città volle fosse sepolto.  Il che avvenne grazie all’intervento del nipote, Leonardo, che riuscì a trafugarne il corpo ed a portarlo a Firenze, dopo che Roma aveva  manifestato la volontà di tumularlo in S.Pietro, nella fabbrica in cui aveva lavorato a lungo per conto di vari Pontefici,  vicino alle sue celebri sculture e, soprattutto, a quel  capolavoro toccato dalla grazie divina che è  il Giudizio Universale. Santa Croce, dunque ( ove sono seppelliti altri 66 Buonarroti) e San Lorenzo sono le due basiliche più legate al nome dell’artista più celebrato nel mondo e  apprezzato anche in vita. Una lunga esistenza la sua, fino all’età di 89 anni. Qui, dove è visibile la mostra fotografica fino al 15 marzo, Michelangelo realizzò in momento diversi,  la Biblioteca Laurenziana e la Sagrestia Nuova con le tombe di Giuliano e Lorenzo dei Medici.  

Il  primo duca di Nemours e il secondo duca di Urbino, morti rispettivamente nel 1516 e nel 1519, arricchite dalle statue della Notte e dell’Aurora. Ma a Michelangelo si deve anche il progetto per la facciata in marmo della chiesa, mai realizzato e in varie occasioni proiettato sulla stessa, per vedere l’effetto che  farebbe oggi. Ma a tal riguardo i pareri sono divisi, tra i sostenitori dello status quo, e fra coloro che vorrebbero fosse finalmente realizzato. Di Michelangelo la Basilica conserva, e la scoperta è del 1975, quella che è definita la “ stanza segreta”, un angusto corridoio di  2 metri per 7,  celata sotto la sacrestia nuova, dove l’artista si nascose per tre mesi durante l’assedio spagnolo del 1529, che riportò i Medici al potere. Qui, l’artista, che nonostante l’antica amicizia con la famiglia  medicea e in particolare in età adolescenziale con Lorenzo il Magnifico, si era nascosto perché si era schierato con la Repubblica Fiorentina  come responsabile delle fortificazioni contro l’assedio. Sulle pareti, l’artista sfogò la sua creatività  disegnando col carboncino vari bozzetti, alcuni dei quali sarebbero poi diventati opere compiute. La stanza è tuttora inaccessibile al pubblico ma le creazioni di Michelangelo sono già visibili grazie ad un percorso multimediale dedicato ai capolavori del Buonarroti ed è navigabile da postazioni  collocate nel museo del Bargello, nella Galleria dell’Accademia e in S.Lorenzo.

Sconfitti i fiorentini, Michelangelo, fuggì da Firenze e  fu dichiarato ribelle, ma poi si presentò spontaneamente e il perdono di papa Clemente VII non tardò ad arrivare, a patto che riprendesse immediatamente i lavori per le tombe dei nipoti Giuliano e Lorenzo e della biblioteca, iniziati prima. I due ritratti furono conclusi tra il 1531 ed il ’34, dopodiché Michelangelo lasciò definitivamente Firenze per  Roma, ove da anni stava lavorando intorno ad importanti progetti: pittorici ( la Cappella Sistina), scultorei ( la travagliata tomba per Giulio II e vari altri), architettonici (  la fabbrica di S.Pietro cui dedicò gli ultimi anni della propria esistenza). E da S.Lorenzo si sono aperte le celebrazioni per l’anno michelangiolesco, che si preannuncia carico di eventi e che ha avuto un prologo di grande interesse: l’intervista (in)credibile il 28 dicembre scorso, nella Galleria dell’Accademia, con  Atlante, scritta e condotta da Laura De Luca,  cui ha dato la sua  intensa voce  l’attore Pino Colizzi, promossa  dalla Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, in accordo con il Polo Museale, la Galleria e   l’Opera dei Musei.  Pubblico eccezionale per un evento straordinario.  E non siamo che all’inizio.  

 

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