sabato, Settembre 25

E’ l’anno della svolta false

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smartcity

Barcellona sul podio con il progetto Aging’, che attraverso l’innovazione tecnologica e digitale creerà un ‘trust network’ (rete di fiducia) tra parenti, amici, volontari e assistenti sociali per risolvere i problemi legati alla salute, alla povertà e all’isolamento sociale degli anziani, in una metropoli che prevede di avere un residente su quattro over 65 entro il 2040; e poi Atene, la britannica Kirklees, Stoccolma e Varsavia. Queste le città vincitrici in Europa, su 155 partecipanti, del ‘Mayors Challenge 2014’, concorso promosso da Bloomberg Philanthropies che premia le migliori idee per le ‘smart city’ del futuro e assegna nove miliardi di euro per finanziare la realizzazione dei progetti.

Un tema, quello delle ‘città intelligenti’, che coinvolge molti soggetti (Amministratori locali, imprese e, ovviamente, i cittadini) e che si sviluppa attraverso l’innovazione delle infrastrutture, la riqualificazione urbana e delle periferie, la diffusione della banda larga, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei cittadini a tutti i livelli. Perché l’intelligenza di cui si parla non è solo quella artificiale delle tecnologie ma è un’intelligenza condivisa che riguarda il risparmio energetico, l’internet delle cose, la salute dei residenti, il tempo degli stessi, la mobilità e quant’altro permetta di vivere meglio.

Proprio in questo mese di ottobre le città intelligenti sono state e saranno protagoniste di una serie di eventi che accendono i riflettori sul tema per fare il punto su quanto è stato fatto sinora e delle prospettive future. Come Smau a Milano e Smart City Exhibition, manifestazione internazionale dedicata alle città del futuro, che si svolgerà a Bologna dal 22 al 24 ottobre.

Ma a che punto siamo in Italia? “In Italia molto si è parlato ma sinora pochissimo si è fatto”, esordisce Carlo Mochi Sismondi, Amministratore Delegato di Smart City Exhibition. “I progetti molto buoni non mancano. Peccato che non vengano concretizzati. Il rischio dell’annuncio a effetto è molto alto. Ci sono un centinaio di comuni che si sono proclamati smart city ma, tranne che in casi sporadici, non si è visto alcun progetto strategico. Perché la smart city non è solo il semaforo intelligente e nemmeno l’edificio progettato all’insegna del risparmio energetico. Cose lodevoli che però non bastano se non c’è una visione complessiva. Non mancano tuttavia rare eccezioni”.

Come ad esempio Torino, che ha messo insieme il concetto di smart city a un piano strategico che ha permesso di sviluppare una cinquantina di progetti verticali confluiti nel programma Smile’ su cinque aree di intervento (energia, inclusione, integrazione, salute e benessere e mobilità); come Genova, che punta a creare una città a misura d’uomo attraverso l’utilizzo delle tecnologie più avanzate e che ha avviato interventi sull’area portuale per il miglioramento della qualità dell’aria; o come Milano che in vista di Expo si sta muovendo sui sistemi di monitoraggio e di controllo che, alla fine dell’Esposizione  Universale, rimarranno in dote alla città. Di grande interesse è anche l’esperienza di Lecce sul tema della partecipazione della cittadinanza tramite la tecnologia, ma che è anche l’unico comune del Sud Italia che sta procedendo in questo senso. Roma è invece molto indietro mentre Bologna sta mostrando iniziative interessanti con ampi margini di sviluppo, soprattutto in tema di partecipazione dei cittadini.

Il 2014 dovrebbe però essere anche l’anno della grande svolta perché si sbloccheranno in fondi del Pon Metro (Programma operativo nazionale per le Città metropolitane), che ha come tema le smart city intese soprattutto come realtà urbane improntate alla sostenibilità a vari livelli: di risparmio energetico, del suolo, di uno sviluppo basato su imprese creative e sul benessere dei cittadini. Il programma farà arrivare per gli anni 2014-2020 un centinaio di milioni di euro a ogni città metropolitana del Sud e una cinquantina a quelle Nord. Questi cospicui stanziamenti, uniti a quelli del Por (Programmi operativi regionali), dovrebbero perciò generare grandi opportunità.

Ed è qui”, prosegue Mochi Sismondi, “che si inserisce il tema della governance. Quali visioni ci sono? Sinora è gravemente mancata una sintesi politica da parte del Governo centrale che pure doveva essere attuata per legge, come previsto dal piano Crescita 2.0 varato dal Governo Monti in materia di sviluppo digitale, che parla esplicitamente anche di smart city. E sempre a livello di governance è mancata l’integrazione dei progetti con il ‘Piano Città’ del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E’ stato anche istituito il Cipu, il Comitato interministeriale per le politiche urbane, del quale non si ha più traccia. Manca insomma l’implementazione reale. Le singole città si muovono in autonomia ma così si rischia la frammentazione, se si esclude il caso di Milano, Torino e Genova che si sono consorziate”.

Tra le iniziative più concrete, è da segnalare l’Osservatorio Anci (Associazione nazionale comuni italiani) che verrà presentato nel corso di Smart City Exhibition e che permette a ogni città di raccontare le esperienze fatte per essere replicate e trasferite. Si tratta di una piattaforma voluta da Anci che, nonostante le poche risorse, mostra una certa lungimiranza sull’argomento, nella quale confluiscono diverse esperienze, illustrando soluzioni ripetibili per affrontare un determinato problema.

Questa mancanza di visone complessiva ha spinto le aziende fornitrici, delle quali molte multinazionali, che pure in Italia avevano molto investito sulle smart city, a fare un passo indietro per mancanza di finanziamenti. Imprese che ora sono scettiche sulle politiche di investimento, mentre anche gli operatori nazionali stanno alla finestra. Non resta che aspettare per vedere se i fondi in arrivo riusciranno a far ripartire la macchina.

In questo scenario è di rilievo la partnership avviata da Nomisma, società di studi economici di Bologna, con Olidata, azienda romagnola leader nell’information technology, che ha l’obiettivo di offrire alle Pubbliche amministrazioni e alle Piccole e medie imprese strumenti innovativi  per il governo delle città del futuro all’insegna del green, attraverso lo sviluppo di progetti di efficienza energetica per i privati e per il pubblico. Prevediamo un road show”, spiega Gianni Pecci, Amministratore Delegato di Nomisma, “che toccherà tutte le regioni italiane, con particolare attenzione alle città non capoluogo. Presenteremo soluzioni innovative che si ripagano da sole perché mettono in condizione di risparmiare e, quindi, di investire in tecnologie capaci di controllare i consumi energetici. Insieme a Olidata elaboriamo per chi è interessato iniziative pubbliche e ci occuperemo anche degli iter procedurali adeguati alle normative vigenti. La rivoluzione può avvenire solo dal basso con atti concreti. Grazie  alle città intelligenti anche la nostra arretratezza telematica potrà subire un’accelerazione. Perché è uno stimolo alla modernizzazione  che non si limita solo al discorso dell’efficienza energetica ma che coinvolge molti altri aspetti come ad esempio i sistemi di controllo remoto per la sicurezza dei cittadini o la formazione a distanza”.

E a proposito di rivoluzioni dal basso, la nuova frontiera è rappresentata proprio dalla cittadinanza organizzata. A Smart City Exhibition verranno presentate esperienze internazionali di sharing economy  e di co-progettazione di servizi, pensati dai cittadini e dalle amministrazione, un ambito che vede la città di Bologna leader nazionale. “Qui si apre un campo sconfinato di sussidiarietà”, conclude Carlo Mochi Sismondi, “perché non può esiste una smart city senza l’apporto di cittadini ‘smart’ che progettano, producono e consumano servizi .

Per dirla come Patti Smith, ‘People have the power’ ma le istituzioni devono muoversi e fare la loro parte perché le regole ci sono già e anche i soldi stanno arrivando.

 

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