domenica, Aprile 11

E’ la notte della democrazia Arrestato un giornalista, leader politici e intellettuali prelevati a forza, sciolto il Senato

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Pravit Rojanaphruk thailandia democrazia

Bangkok – Va sempre peggio: diventa sempre più oppressivo il giro di vite sui media nazionali. Il reporter del quotidiano nazionale in lingua inglese ‘The Nation’ Pravit Rojanaphruk nella giornata di ieri è stato condotto davanti al Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine NCPO ed è stato messo sotto custodia in una base militare non meglio definita. Il Direttore del Nation Multimedia Group, nelle cui attività ricadono sia il quotidiano omonimo su carta stampata sia il sito web, Thepchai Yong ha chiesto alla giunta militare il rispetto della libertà d’espressione ed il diritto della gente d’aver accesso all’informazione. «Specialmente in tempi critici come quelli attuali, l’accesso del popolo all’informazione è molto importante. Ed i media hanno il ruolo cruciale di tenere informata l’opinione pubblica attraverso una cronaca libera ed indipendente», ha affermato il Direttore. Il quale ha sostenuto con forza la richiesta inoltrata a favore dei media, oltre che delle organizzazioni affini, affinché la Giunta abroghi tutti gli ordini finora impartiti in conseguenza del colpo di stato e che stanno sempre più restringendo il raggio d’azione dei media nazionali. E per questo ha chiesto con urgenza di rivedere le proprie azioni intraprese nella direzione del voler intimidire i mezzi d’informazione thailandesi.

Al contempo, il Club dei Corrispondenti Stranieri di Thailandia ha emesso un comunicato nel quale si chiede alla giunta di rispettare la libertà di espressione ed il diritto dei giornalisti a svolgere il proprio lavoro liberamente. E per questo ha richiesto il rilascio immediato del collega sottoposto a fermo e l’abbandono delle forme restrittive finora applicate sui media.

Sabato notte Pravit Rojanaphruk ha ricevuto un’ordine a comparire nel quale gli si ordinava a presentarsi presso la sede del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine entro le 10 del mattino di ieri. Arrivato al luogo della convocazione, ovvero l’Auditorium dell’Esercito, s’è intrattenuto pochi minuti per rilasciare una breve intervista a media stranieri mentre pochi amici gli hanno offerto il proprio sostegno morale. Poi Pravit è entrato all’interno del compound dell’agenzia in compagnia di un avvocato e di un esponente ufficiale dell’Alta Commissione per i Diritti Umani, il quale è entrato per osservare e ed è fuoriuscito un’ora dopo ma non ha rilasciato dichiarazioni ai media. Né Pravit né l’avvocato sono più stati visti da quel momento. Il giornalista è parte di un gruppo di persone convocate d’urgenza con mandato a comparire emesso dall’Esercito e che sono sate poi trasportate forzosamente a bordo di mezzi blindati intorno alle 3 del pomeriggio. Il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine ha anche confermato che saranno liberati i canali televisivi, radio e satellitari e gli operatori via cavo potranno trasmettere non appena la situazione ritorni alla normalità. Ma 14 canali satellitari sono ancora sotto giudizio militare, devono presentare informazioni chiare e potranno riprendere a trasmettere quando daranno informazioni che non creino confusione o disturbino la pace e l’ordine.

Ma 14 canali satellitari sono ancora sotto giudizio militare, devono presentare informazioni chiare e potranno riprendere a trasmettere quando daranno informazioni che non creino confusione o disturbino la pace e l’ordine. Il portavoce militare, il Colonnello Winthai Suvari, nella giornata di ieri ha affermato che il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine ha risposto alle richieste dei media presentate alla giunta militare di acconsentire ai media stessi di continuare a svolgere i propri compiti in accordo con i principi etici della professione giornalistica e con senso di responsabilità. Il Colonnello Winthai ha detto che le stazioni radio che hanno infranto i permessi in quanto non avevano le licenze o le autorizzazioni alla operatività non avrebbero potuto tornare a trasmettere fino a quando non otterranno un’apposita licenza concessa dalla Commissione Nazionale di Trasmissioni e Telecomunicazioni.

Nella giornata di ieri il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine ha convocato 19 editori della carta stampata ad un incontro per discutere la direzione della nuova copertura in una “situazione anormale”. Allo stesso tempo, il portavoce del Dipartimento USA Marie Harf ha emesso un comunicato dove si afferma che gli Stati Uniti sono sempre più preoccupati dalle azioni intraprese finora dalla giunta militare in questi pochi giorni che sono intercorsi tra l’introduzione della Legge Marziale e nella sua trasformazione repentina in colpo di stato. Nel testo del comunicato, tra altre cose si legge: «E’ stato sciolto il Senato, posto in stato di detenzione un certo numero di persone, convocati a lasciare dichiarazioni diversi accademici e giornalisti e sono state poste continue restrizioni alla stampa. Chiediamo nuovamente alla giunta militare di liberare le persone detenute per motivi politici, alleggerire le restrizioni sui media e di riportare in essere le leggi civili, riportare in auge la democrazia attraverso elezioni».

In una logica basata sul principio del bastone e della carota, la Giunta militare ha sciolto ogni ruolo governativo e parlamentare compreso il Senato da una parte e dall’altra dichiara di aver fatto sbloccare fondi per conferire ai contadini le quote di capitali pubblici in cambio di riso da accantonare nelle riserve nazionali per meglio bilanciare a proprio favore il mercato internazionale delle merci e delle derrate. Da una parte convoca forzosamente tutti i leader politici, dando l’impressione di preferire una logica dura soprattutto nel caso dei leader del fronte delle “Magliette Rosse”, dall’altra afferma di non voler interferire con i tratti basici dell’economia nazionale, agendo sul bilancio pubblico in modo da raggiungere almeno il tasso di sviluppo del 6% del Pil nell’anno corrente. Consente persino le prima manifestazioni anti-golpe che via via s’ingrossano nelle principali città della Thailandia, soprattutto nella Capitale.

La Giunta ha voluto chiarire con comunicati ufficiali alla Comunità internazionale le ragioni del colpo di stato in difesa della Nazione, visto che non si è più voluto consentire che lo scambio di idee in politica -diventato un violento scambio di proiettili e granate- proseguisse in modi non consoni per la democrazia. Fatto sta che il Comandante della Flotta del Pacifico degli Stati Uniti, l’Ammiraglio Harry Harris, dopo una telefonata con la sua controparte thailandese, ovvero il capo del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, il Generale Prayuth Chan-ocha, ha deciso di sospendere le esercitazioni navali congiunte USA-Thailandia, ribadendo l’antica alleanza tra Thailandia e gli Stati Uniti ma, a seguito delle preoccupazioni espresse dalla intera Amministrazione USA, si è preferito troncare di netto qualsiasi operazione militare congiunta. 

 

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