martedì, Novembre 30

E la nostra politichetta va … A livello mondiale una partita di dimensioni gigantesche si sta giocando e per quasi una settimana è andata in scena qui in Europa. A livello locale, invece, niente di serio, siamo alle prese con le nostre solite discussioni da cortile

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E la nostra politichetta riprende, sempre uguale a sé stessa, sempre la stessa, noiosa, piccola, asfittica. Incapace di stare al mondo, di vederlo.

Per quasi un settimana abbiamo assistito a due ‘sistemi’ di fatti: a livello mondiale una partita di dimensioni gigantesche si gioca, tutta in Europa badate, tra la Gran Bretagna, Bruxelles e la Svizzera. Una partita nella quale si predispongono i destini del mondo intero, forse per i prossimi trent’anni, a quello che si è visto. Una partita nella quale ci sarebbe davvero da fare un riflessione seria sul nostro futuro e sulla nostra collocazione storica, prima di tutto. Perché è una partita tutta ancora da giocare. Come dicevo l’altro giorno, è un metodo, ma bisogna giocare, non si può stare a guardare.

Dall’altra parte, a livello locale, siamo alle prese con le nostre discussioni da cortile sulla modalità di gestione della pandemia e della vaccinazione, con il puntuale ritorno della giaculatoria stato di emergenza sì‘, ‘stato di emergenza no‘, con il solito corredo di articoli e articoloni, interventi crucciati di difensori della democrazia e quant’altro, per non parlare del ridicolo anti-militarismo della Domenica di un provincialismo devastante. E intanto, ‘scoppia’ il dibattito tra cinesi e anti-cinesi.
E si rivanga la storia insopportabile, noiosa del D’Alema filo-cinese, mentre Grillo fa i giochetti di prestigio per ‘mettere in difficoltà’ Mario Draghi, che manco se ne accorge. Però, poi, c’è Giuseppe Conte, che dice una cosa e cinque minuti dopo (come ha sempre fatto) l’esatto contrario, e manda in fibrillazione il PD, che, del resto nemmeno sa bene non dico cosa fare, ma cosa sta facendo. Ricordate l’altra sera da Bruno Vespa, la signora Debora Serracchiani, sempre assertiva di non si sa cosa, dire serissima, senza ridere, che il PD è tutta un’altra pasta, democrazia allo stato puro: «il Segretario sceglie il candidato sindaco e quello partecipa alle primarie». Uno sente e si domanda: ma secondo la Serracchiani, siamo tutti cretini dalla nascita? Che poi, fossi Roberto Gualtieri, il candidato sindaco, lascerei perdere. Democraticamente, prima ha cercato di candidarsi per tempo e il ‘dotto Letta’ lo ha bloccato perché sperava di incastrare Nicola Zingaretti, che gli ha fatto maramao e allora ha accettato Gualtieri, al quale nel frattempo ha fatto perdere metà dei voti.
Una cosa avvilente.

Ora la discussione, accesissima nella nostra ‘politica’ è: prolungare o meno lo stato di emergenza. E giù articoli saputi, perplessi, dubbiosi. Che fare? Altro stato di emergenza vuol dire un ‘vulnus’ alla democrazia, borbotta deciso il grande giurista o amministratore o politicante di rispetto. Ma no, urla Matteo Salvini, siete matti: libertà, libertà, libertà. Salvini e Giorgia Meloni (che lo segue sempre a ruota, fateci caso, e si prende lei i voti, una cosa esilarante) sono per la libertà sempre: libertà dalle mascherine, libertà per i ristoranti, per le piscine, libertà per i locali notturni, libertà dalle tasse, libertà dalle leggi sugli appalti. Ma poi, uno vede anche delle persone intelligenti, colte, di alta cultura, cadere nella trappola semantica dell’attentato alla libertà della ‘penna bianca’ (leggasi generale Francesco Paolo Figliuolo) e del suo capo Draghi.

E la cosa incredibile è che la gente li sta a sentire, o almeno risponde entusiasta ai vari sondaggisti che poi trasferiscono i dati a Enrico Mentana, che li legge in maniera incomprensibile.
E, appunto, il sordido Draghi, viene dipinto come una sorta di Hitler in agguato (per i sinistri) o di Maduro in azione per i destri. Il problema, in realtà è semplice ed evidente a tutti: il Covid è ancora in azione e per di più il nostro sistema sanitario continua a fare sciocchezze sotto suggerimento dei ‘governatori’, prime donne ormai strapassate, ingrassate, ripetitive, con il petto villoso in mostra sotto la barbetta, mentre Fedriga sentenzia «Vietare funziona poco, meglio regole rispettate che divieti elusi». Geniale. Uno legge e si illumina, come il maresciallo Jacques de Chabanne signore de Lapalisse: «Hélas ! s’il n’estoit pas mort, il seroit encore en vie».
E così si va avanti in questo scorcio di inizio estate calda da tutti i punti di vista.
Non che all’estero stiano meglio, quando si legge che l’austriaco Sebastian Kurz dice feroce che non intende trasformare l’Europa come l’Italia, nel Paese del debito!
Oddio, va detto, a scanso di equivoci, che almeno un punto a nostro favore c’è: il nostro autorevole Ministro degli Esteri, l’amico intimo di Blinken (ma anche di Ross e di Ping) sta in giro per la Campania a mangiare pizze su tavoli senza tovaglie, insieme all’aspirante sindaco Gaetano Manfredi. E al Nazareno (ormai alla canna del gas) si domandano se valga la pena di privilegiare Conte o Di Maio … e meno male che Dibba ha lasciato Sahra e i figli soli a fare la spesa: per fortuna lei è brava, si impegna e la porta a casa la spesa, compresi i punti fedeltà.

E, mentre come ho detto all’inizio, il mondo cambia, suonano le trombe del giudizio e non so che altro, noi stiamo qui a discutere del salario minimo. Non meno di 5 euro l’ora, urla il sindacalista d’assalto. Cinque euro, ma di che parlate, meno di mille euro al mese! Ma vi rendete conto, come pensate che si possa campare con meno di 1000 euro al mese!
E infatti eccolo lì, pronto come sempre, dopo il lungo letargo, eccoli lì il solito allegrone, il giuslavorista Pietro Ichino, che sentenzia 6 euro al sud e 7 al nord. Sempre le stesse cose, si torna sempre al punto di partenza in questo eterno gioco dell’oca della nostra politica. Il sogno del ceto dominante: le gabbie salariali.
Non sembra che molti abbiano capito che qui ci stiamo giocando il futuro nemmeno dei nostri figli, ma dei nostri nipoti.
Possibile che non si capisca che Draghi non può fare tutto da solo. Di miracoli ne ha già fatti parecchi, e diamogli una mano. Poi fra tre anni qualche giudice che lo mandi agli arresti domiciliari si trova sempre, ma intanto avrà salvato l’Europa … sull’Italia comincio ad avere qualche dubbio.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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