mercoledì, Maggio 19

E la Francia continua a rialzarsi

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Era un tipico venerdì sera parigino. In un caffè di rue du Faubourg Saint Honoré, ho avuto una discussione con una conduttrice musicale, che lavora con alcune orchestre militari. Abbiamo parlato di politica e cultura e abbiamo avuto una conversazione su Parigi. Poi, ho lasciato il caffè in fretta, visto che dovevo finire alcuni lavori in modo da avere un fine settimana senza problemi. Mi chiedevo cosa fare durante quel fine settimana. La vivace città delle luci presenta molte opzioni per l’intrattenimento e le attività culturali.

È stata una serata leggermente fredda. Le strade erano piuttosto trafficate. Era molto piacevole stare a Parigi in questi giorni. Mi sono seduto al mio tavolo per iniziare a lavorare. E quando su Facebook ho visto le mie notifiche delle notizie ho scoperto che una sparatoria ‘di massa’ aveva avuto luogo a Parigi. Ero incredulo. Ho acceso il televisore e ho continuato a messaggiare e chiamare i miei amici, in particolare quelli che ho pensato avrebbero potuto essere vicino alla sala concerti Bataclan. E mi ci sono voluti lunghi minuti fino a quando la mia confusione non si è placata.

La mia mente ha realizzato spontaneamente un resoconto di tutti i miei amici e conoscenti. L’amore quella notte aveva il suono di un tono SMS seguito dalla domanda ‘dove sei?’, come più tardi ha detto il comico Nicolas Canteloup. Ho chiamato anche i miei familiari in tutto il mondo, spiegando la situazione e per dire che stavo bene.

Ho iniziato a capire veramente l’impatto di quello che stava succedendo quando ho ricevuto da Facebook una notifica che mi chiedeva di rispondere dicendo o che ero al sicuro o che non ero a Parigi. Più tardi ho ricevuto notifiche con le risposte dei miei amici di Facebook in città.

La notte è stata lunga. Sabato scorso, avendo deciso con un amico che avremmo dovuto controbattere nel miglior modo possibile, ossia vivendo una vita normale e non cedendo alla paura, sono andato nella sua libreria a Montparnasse, l’emblematica Tschann. Sulla mia strada, ho superato il Museo des Invalides, che è anche l’ultima dimora di Napoleone. Era chiuso, ma di solito i turisti erano lì a scattare foto. Improvvisamente, ho visto quelle lunghe file che avevo spesso cercato di evitare per evitare la calca non c’erano. Non riuscivo a ricordare l’ultima volta che avevo visto Montparnasse così tranquillo. Era quasi deserto. Sembrava che solo Tschann fosse pieno di gente. Ed è stato vibrante. Come al solito, ho trovato persone per discutere e c’è stato un acceso dibattito. Ma non era il tipo di dibattito sui terroristi che avevano colpito Parigi la sera prima che si voleva toccare. Non è stato un dibattito sull’immigrazione o sulle guerre culturali. Il nostro dibattito è stato sul Presidente russo Vladimir Putin. Più tardi abbiamo avuto altre discussioni circa lo stato sociale e la settimana lavorativa di 35 ore.

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