sabato, Maggio 8

E la crisi attanaglia l’ Indonesia Crescita rallentata in Cina: coinvolge uno dei suoi principali partner economici, l’Indonesia

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Bangkok – La crisi economica globale non risparmia nessuno, come è noto, nemmeno i colossi dell’economia, man mano che i loro partner finiscono sempre più preda dei demoni dell’economia mondiale avvitatasi apparentemente su se stessa. Pur nella chiara differenza nell’approcciare la Madre di tutte le Crisi tra USA ed UE da una parte e il resto del Mondo dall’altra, l’Asia marca la sua strada alternativa, basata su una logica basata sul fare cartello, sostenersi con trattati bilaterali o multilaterali di mutuo scambio agevolato, si stabiliscono delle aree di libero scambio, si individuano, in sintesi, le vie possibili per armonizzarsi al meglio in una fase di economia mondiale che mostra talvolta segni di ripresa qua e là ma sempre esangue ed asfittica.

La crisi globale, in salsa asiatica, assume contorni variegati e differenti. E’ quello che sta accadendo anche nella relazione tra Cina, la seconda economia al mondo in ordine di grandezza e l’Indonesia, la sua principale destinataria dell’export. La Cina ha visto il proprio Prodotto Interno Lordo subire una ulteriore flessione, lo scorso anno attestandosi al 7.7, dopo aver visto un relativo picco alto nel 2012 quando la crescita era al 7.8, secondo i calcoli della Banca di Sviluppo Asiatico ADB. Sebbene quest’anno la Banca di Sviluppo Asiatico preveda che il deficit nel Bilancio dell’Indonesia si spingerà fino al 2.9 per cento, essa consiglia al Governo indonesiano di essere ancor più cauto sulla contestuale contrazione della crescita cinese. L’economia è oscurata dal deficit di liquidità dello scorso anno, che ha raggiunto il 4.4 per cento del Pil nazionale nel secondo quarto dell’anno, in derivazione di una decrescita della domanda globale e per l’aumento delle importazioni. Sempre secondo le valutazioni della Banca di Sviluppo Asiatico il livello di deficit di bilancio può essere considerato sostenibile in una collocazione tra 2 e 2.5 per cento del PIL nazionale ma la stessa Banca di Sviluppo aggiunge il fatto che bisogna mettere nel dovuto computo anche l’insieme delle variabili esterne che potrebbero mettere sotto pressione quelle percentuali.

Attualmente la Cina sta attraversando una zona oscura dello sviluppo economico. Si tratta di uno dei principali mercati dove l’Indonesia esporta, per questo motivo il rallentamento dello sviluppo dell’economia cinese esplicherà nel breve e medio periodo i suoi effetti sull’economia indonesiana, seguendo le proiezioni contenute nei documenti della Banca di Sviluppo Asiatico nella sua presentazione datata 2014. Le esportazioni indonesiane di gas e prodotti non derivati dalla benzina verso la Cina si sono contratte del 13 per cento pari a 1.59 milioni di Dollari USA a Febbraio partendo da 1.81 milioni di Gennaio di quest’anno, come sottolineato dall’Agenzia Centrale di Statistica lo scorso Martedì. La Cina resta il principale destinatario delle esportazioni indonesiane anche quest’anno con un totale di beni esportati pari a 3.4 miliardi di Dollari USA esportati nei primi due mesi, il che rappresenta il 14.29 per cento delle esportazioni totali. Una crescita degli investimenti e delle esportazioni verso altre Nazioni, compresa la diversificazione delle esportazioni invece di concentrarsi sui prodotti derivanti da attività estrattive, potrebbe essere la soluzione consigliabile nell’aiutare l’Indonesia a minimizzare l’impatto della decrescita economica cinese, sebbene vi sia da aggiungere anche che si tratterebbe comunque di soluzioni da adottare nel breve e nel medio periodo. Secondo gli esperti della Banca di Sviluppo Asiatico le soluzioni sono da individuarsi non solo nell’alveo delle politiche macroeconomiche ma anche in quello delle riforme strutturali, dove le chiavi importanti per riorganizzare e potenziare le tematiche commerciali nazionali dovrebbero essere lo sviluppo sostenibile sia nella produzione sia nella competitività. L’economia è guidata principalmente dal consumo interno ma le esportazioni rappresentano più del 20 per cento del PIL nazionale, quindi, una contrazione delle esportazioni potrebbe esplicare effetti negativi sull’economia del Paese. Secondo l’ultimo report della Banca di Sviluppo Asiatico si prevede una crescita del PIL indonesiano pari al 5.7 per cento quest’anno, lievemente più basso di quello dell’anno scorso attestatosi al 5.78 per cento, mentre una crescita pari al 6 per cento si ritiene possa essere raggiunta nel 2015.

Ma la Banca di Sviluppo non manca di sottolineare che bisognerebbe intraprendere una vera e propria fase di riforme fiscali promulgate e condotte dal Governo non solo per re-indirizzare i limiti entro cui contenere il deficit pubblico ma anche per rivedere lo stato attuale delle ineguaglianze, dati i manifesti effetti della sperequazione economica tra le classi sociali indonesiane. Il budget assegnato per i sussidi-benzina – secondo gli esperti – potrebbe, invece, essere meglio destinato alla cultura ovvero al settore scolastico, alla salute, a forme di sussidiarietà sociale oppure alle infrastrutture. D’altro canto, dicono gli stessi esperti- quando il Governo ha reso disponibili i sussidi-benzina, la gente ha cominciato a sovra-usare la benzina. Se il Governo centrale avesse dato dei sussidi-scuola, non sarebbe stato meglio se la popolazione avesse sovra-usato la cultura come accade con un maggior acquisto di libri? Infatti, anche agli esperti di materie bancarie risulta chiaro che migliorare le vie di accesso all’istruzione non potrebbe non migliorare la qualità stessa delle risorse umane, il che ha un evidente effetto positivo –a cascata– per tutta la Nazione. La stessa fonte (sempre gli esperti delle banche e della Banca di Sviluppo Indonesiano) afferma che il Governo potrebbe anche esplorare altre opzioni come ad esempio l’innalzamento del livello della tassazione diretta, come accade nell’ambito del consumo delle sigarette, come si potrebbe anche – contestualmente – introdurre un sistema progressivo di tassazione sulla proprietà, sui redditi da capitale e sulle eredità.

 

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