lunedì, Ottobre 25

E la chiamano ripresa

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In questi giorni, si può dire in queste ore, accade di tutto. Si comincia con scandali a ripetizione che investono il Vaticano, una girandola di ‘rivelazioni’ di cui sono oscuri i mandanti, ma sono chiari gli obiettivi: l’attuale pontefice e la sua politica di rinnovamento e pulizia. Poteri forti e reali, espressione di interessi molto concreti e molto mondani si muovono perché nulla si muova e niente sia messo in discussione. Poi la vergogna di una città come Messina lasciata per giorni e giorni senz’acqua. Infine, ecco che un commando militare di fanatici tagliagole mette a ferro e fuoco Parigi. Che gli autori della strage siano pedine è evidente; che dietro di loro ci sia una complessa filiera di alfieri, cavalli, torri, altrettanto evidente; ma anche i pezzi ‘pesanti’ e pregiati, perfino il re e la regina, nulla sono, se non vengono animati da un abile, esperto giocatore; mosse su mosse che si susseguono in quella scacchiera che è il mondo; e tutti noi ostaggi di poteri imperscrutabili, gli ‘arcana imperi’ di cui per primo parla Tacito nelle sue ‘Historie’…

Di fronte a questi eventi, che ci sgovernano e mostrano tutta la fragilità delle nostre certezze, c’è la miseria del pio-pio e del bla-bla di una politica ridotta a cicaleccio di una vajassa. ‘Je suis Paris’ sarà il motto di qualche giorno, come per qualche giorno siamo stati tutti americani, o londinesi, o madrileni (un po’ meno israeliani, ma questa è un’altra storia). Tutto un promettere fermezza e un calcarsi in testa l’elmetto, e al tempo stesso si stringono lucrosi accordi con Iran e Arabia Saudita: i due Paesi che maggiormente alimentano e nutrono le galassie terroriste.

Presto il miao-miao e il bau-bau che si intonano tra palazzo Chigi, Montecitorio e palazzo Madama riprenderà a straripare dalle pagine dei giornali e dai notiziari radio-televisivi. Tanto vale mettersi l’anima in pace e mettersi avanti col lavoro.

Vediamo cosa ci aspetta. Il presidente del Consiglio nei giorni scorsi si è attribuito una serie di meriti: la ‘crescita’, anche superiore alle previsioni, l’Unione Europea che dà il via libera alla legge di Stabilità. Istat e Inps sfornano tabelle e dati secondo i quali la ripresa è in pieno svolgimento: centinaia di migliaia di posti di lavoro in più, il Prodotto Interno Lordo che procede spedito. L’Istat poi certifica che nell’ultimo trimestre è cresciuto di uno 0,2 per cento. Nel primo trimestre era cresciuto dello 0,4 per cento; nel secondo dello 0,3 per cento. A parte lo 0 che fa da solo la sua bella figura, se da 0,4 si arriva a 0,2 significa che si va indietro. Per quel che riguarda l’Eurozona il PIL del terzo trimestre cresce dello 0,3 per cento rispetto al precedente. Insomma, risuonano ancora nelle orecchie i moniti del presidente della BCE Mario Draghi al Parlamento Europeo: «Per una normalizzazione dell’inflazione potrebbe servire più di quanto previsto a marzo, quindi all’incontro di dicembre riesamineremo le politiche monetarie». In buona sostanza,  la crescita è lenta e il rischio di ulteriori rallentamenti non è da escludere: «La ripresa è in bilico, tanto da richiedere nuovi stimoli».

Torniamo ai nostri zero virgola qualcosa. Il governo prevede per l’interno 2015 una progressione dello 0,9 per cento. Ad oggi è su circa lo 0,6 per cento; mentre l’Istat aveva previsto uno 0,7 per cento. Con buona pace di Matteo Renzi secondo il quale ‘ormai siamo fuori dagli zero virgola’. Perché sembra nulla, ma proprio nulla non è; è una «sorpresa al ribasso», ci fa sapere Unicredit che prevede di licenziare 18 mila dipendenti (quasi settemila solo in Italia); aggiunge di ritenere probabile che «la crescita annua dello 0,9 per cento, il target del Governo per il 2015, non si realizzi». Cosa dice Confcommercio? «Una sorpresa negativa, che rischia di compromettere l’obiettivo di crescita dell’1 per cento». Gufi anche loro? Chissà.

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