giovedì, Ottobre 21

E la Barca tornò sola… Le elezioni sono già ieri: ora in casa PD si apre una rottamazione spinta

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Barca roma

The day after, si sa, è quello più tosto: lividure evidenti, nervi a fior di pelle, lo sforzo di dimostrare che la sconfitta è, invece, una vittoria e se ci vedete in braghe di tela è giusto perché ci stiamo cambiando vestito.

Così è stato anche depuis le deluge del 25 maggio. Pensate alla ricorrenza fatale delle date: il 24 maggio  -the day before-  stavano tutti lì a berciare di un potenziale 32% per don Matteo, quello col faccino da Bertoldino o da Pierino con la fionda in tasca, seguito a ruota  -ad uno sputo, verrebbe da dire-   da un esagitato Gabibbo … magari rivelatosi un po’ besugo per aver dissipato con le sue scalmane un elettorato che lo accoglieva come l’uomo della Provvidenza, appena un anno fa. Invece lui, con una piroetta da cupio dissolvi, ha fatto scappare in massa, a gambe levate, una processione di elettori, mettendo in scena quelle sue intemperanze incomprensibili ai più. Non è riuscito a comprendere che se per vedere gli esaltati si fa il biglietto, una volta usciti dal teatro, si rientra nella vita ‘normale’,  e dunque affidarsi politicamente ad un guitto appare meno digeribile.

Oltretutto non si sa mai se questi suoi show sono frutto di un’incontenibile vena di follia, roba da Santa Maria della Pietà, o se sono progettati a tavolino da quel suo compare che da qualche parte ho già confrontato a Rasputin.

Il 24 maggio, appunto: quello del Piave che mormorava. Nello specifico, mormorava nelle orecchie degli italiani che quell’imprevedibile comico – favoloso lo scontro fra evasori fiscali consumatosi con un altro pregiudicato!   -era assolutamente una mina vagante inaffidabile, roba da bis del kapò a Schulz, datogli da un nostro premier a caso, che tanto fango aveva portato in faccia alla nostra onorabilità di italiani.

La confluenza della votazione al 25 maggio, data di nascita di Enrico Berlinguer, 92 anni orsono, se credessimo nei segni del destino, completerebbe il quadro di una profezia.

Non ci sono più gli astrologhi di corte … o almeno così crediamo  -anche se siamo prontissimi ad immaginarne uno a Villa San Martino ad Arcore-, dunque gli spericolati sfidanti dello stellone PD non hanno avuto punti di riferimento per avere la benché minima precognizione della rotta che li attendeva.

Qualche spiritoso amico di FB, riferendosi a quella larghissima forbice del 20% che ha diviso i risultati elettorali di PD e M5S, ha richiamato la frase finale del cosiddetto Bollettino della Vittoria del generale Armando Diaz, annunciante la fine della Prima Guerra Mondiale (siamo o non siamo in piene celebrazioni … sia pure dell’inizio; c’era poco da celebrare  -intanto, l’Italia entrò fra il belligeranti nel 1915-  e sarebbe stato meglio celebrarne il centenario del termine, nel 2018). Ve lo ricordate? Vi do una spolveratina ….
«I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza».

Certo, l’accostamento è audace, ma vi ricordate con quale sicumera, protervia, arroganza, e chi più ne ha, più ne metta … l’italiano è una lingua bellissima per ricchezza di sfumature … Grillo e i suoi schiaffeggiavano l’apparato istituzionale e tutti quelli che avevano individuato come nemici, compreso un manipolo di giornalisti rei di essere ‘obiettori’, ovvero di obiettare loro tutti i buchi neri della loro proposta politica? Poi ci sono tutti gli altri e di quelli vi ho già parlato ieri, dunque vi grazio.

Voltata pagina e finito il congelamento degli sgambetti domestici, causa tregua elettorale, in casa PD ribollono un po’ di regolamenti di conti: primo scalpo a essere appeso al totem è quello di Flavia Barca, Assessora alla Cultura di Roma Capitale.

Figlia di … (Luciano) e sorella di … (Fabrizio) è crollata sotto il peso di cotanto albero genealogico. Non ha retto alle aspettative? Chissà: a me pareva a modino, sia pure scarsamente incisiva e poco realistica. Il suo era un ruolo nevralgico: insomma, la Cultura, per Roma, è ossigeno arricchito e lei ‘ossigenava’ la paziente  -alias la città-  aprendo e chiudendo i rubinetti con scarsa accortezza.

C’è però chi dice che il suo cadavere politico nelle acque del Tevere sia solo il primo di tanti. Lo so di usare una metafora un pochino macabra e di cattivo gusto  -anche perché sto parlando di una persona viva, anzi vivissima-  ma il tam tam in città preconizza che alla Barca seguirà tutta la flotta, a cominciare dall’Ammiraglio in capo, Ignazio lo Strazio‘.

Il suo predecessore è uno dei Gran Trombati alle Europee  -con somma goduria di un bel po’ di gente, che non gli perdona di non aver perso il suo nocciolo duro di picchiatore e il suo faccino da pechinese feroce -, ma anche il quasi neo-Sindaco sembra non navigare in buone acque. Roma Nord è ancora impantanata dopo il maxi temporale che aveva provocato un sacco di danni; peggio che la famosa ‘nevicata Alemanna‘ sotto la quale tutta la città si era bloccata e che ebbe vari strascichi, ma non così protratti nel tempo.

Il sor Sindaco pare un Marziano a Roma, degno della penna di un Ennio Flaiano e della macchina da presa di Bruno Rasia e Antonio Salines (1983). Stranito, incongruo, assolutamente straniero a tutto (come d’altronde lo è). Per prendere il 38% dai romani, il povero Renzi ha dovuto davvero faticare tanto, vista la disaffezione causata dalla mala amministrazione mariniana.

La ‘Barchetta’ che s’avvia verso lidi lontani, lasciando l’ormeggio del Campidoglio, dunque, rappresenta il preludio di uno sfilacciamento che potrebbe sfociare, a breve, in un golpe anti-Marino e ‘sottoMarino’ tale da portare a derive intuibili. Comunque, #ignaziostaisereno, il metodo Matteo versus Enrico docet.

 

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