mercoledì, novembre 21

E’ guerra tra procure sul destino di Lula Una serie di sentenze sono state emesse sul futuro dell' ex presidente

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RIO DE JANEIRO (BRASILE) — La notizia della ventilata e poi smentita scarcerazione dell’ex Presidente Lula tiene banco nelle ultime ore in Brasile, frutto dell’ennesimo scontro tra giudici. È ormai una guerra giudiziaria quella sul destino dell’ex presidente, condannato a 12 anni di prigione per corruzione. Sullo sfondo resta il futuro del Paese, perché Luiz Inacio Lula da Silva, pur privato della libertà e accusato di corruzione, resta uno dei principali protagonisti politici  e risulterebbe ancora in testa ai sondaggi per le elezioni presidenziali del prossimo ottobre che però non potrà disputare.

La mossa del giudice, Rogerio Fraveto, già militante del Partito dei lavoratori per vent’anni (partito fondato dallo stesso Lula) arriva quando il grande accusatore di Lula, Sergio Moro, è in vacanza. Cosi Fraveto dispone che Lula debba essere messo immediatamente in libertà, per ‘mancanza di fondamento giuridico della sua detenzione’. È la tesi che i militanti e una buona fetta dell’opinione pubblica brasiliana (circa il 30%) appoggiano sin dall’inizio della sua carcerazione dello scorso aprile, mancando il terzo e definitivo grado di giudizio. Fraveto dal canto suo rinforza la decisione anche con il fatto che Lula sia ‘candidato’ alle prossime presidenziali e che questo sia già un motivo per rimetterlo in libertà, dal momento che La legge non permetterebbe che Lula si candidi (come condannato in secondo grado). Tuttavia, altre fonti parlano di una intervento risolutore sulla questione dell’authority elettorale che arriverà nei prossimi mesi.

Mentre i militanti di LULA già accorrevano alla sede della polizia federale di Curitiba per abbracciare il presidente, è arrivata il dietro front da parte del giudice accusatore Moro e cioè che la Procura non avrebbe eseguito l’ordine di scarcerazione, contestando la competenza di Fraveto. Dopo, ancora, è giunta una contro sentenza del giudice naturale del processo, João Pedro Gebran, il quale ha confermato che Lula è stato condannato in primo e secondo grado, e che tutte le richieste di scarcerazione al Supremo tribunale federale, sono state respinte.

Il caso Lula è solo il più clamoroso dell’operazione anticorruzione Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana. E il destino e la liberazione di molti implicati dipende dall’orientamento dei vari giudici interessati all’accertamento dei fatti.

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