lunedì, Giugno 21

E’ Francesco E’ Francesco, eccome se è Francesco …

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Non è Francesco‘, titolava ‘Il Manifesto nel marzo 2013 per l’elezione papale di Jorge Mario Bergoglio, in ‘arte’ Francesco. Gran titolo, anche se non raggiungeva quel ‘Il Pastore tedesco‘ sull’ascesa al soglio pontificio di Joseph Ratzinger, che sfiorava la genialità giornalistica .

Ma entrambi i pur eccellenti titoli avevano un piccolo difetto: erano radicalmente sbagliati. Joseph Ratzinger, e chi lo aveva conosciuto ben lo prevedeva, al di là dell’essere a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, nuova denominazione di quel Sant’Uffizio che in secoli passati significava Inquisizione e terrore, tutto aveva meno che un’indole aggressiva e punitrice. Anzi, come dimostrato, sin troppo debole anche nel difendersi.

Francesco, gia provinciale gesuita per l’Argentina a trentasei anni («E molto ho imparato da quella esperienza, molto sono cambiato da allora nel mio modo di rapportarmi e comandare. Non ero pronto ed ho fatto anche parecchi, e non leggeri, errori»), entrato in Conclave da Cardinale di Buenos Aires e Primate argentino, rappresenta oggi una straordinaria sorpresa anche rispetto alle più rosee e palingenetiche aspettative. E sorpresa e gratitudine divengono ogni giorno più forti.

Appare, e ci pare proprio che sia, un uomo risolto, in pace con se stesso, il mondo. il suo Dio.. Anche Karol Wojtyla lo era, seppur in modo diverso, così come ciascuno di noi, fortunatamente, lo è dagli altri. Ma ai vertici della Chiesa (e magari anche ai piani intermedi ed a piano terra) i Pastori di anime non sembrano, in genere, molto equilibrati e sereni nella propria condizione. E forse proprio per questo molti di loro appartengono alla categoria di quanti, secondo Francesco “Impongono ad altri pesi che loro non sfiorano neanche con un dito”.    

Nella sua straordinaria strategia e pedagogia, Francesco ha prima creato il consenso attorno a sé, si è preso i mesi prescritti da Ignazio di Lodola per esaminare la situazione, e qualcosa di più, pur operando nomine e spostamenti anche di peso, seppure a scartamento ridotto. Ora ha iniziato ad operare con ritmo rapido, via via più veloce, ma senza affanno. I cristiani lo seguono. Altri sono ammirati e commossi. In molti, tra cui noi, rimaniamo felicemente colpiti, stupiti e grati, che esista un leader che pone alla radice la questione del modello di società, di un possibile, necessario, cambiamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che sta tornando, anche nei privilegiati Paesi occidentali, a livello dell’Inghilterra dell’Ottocento, all’avvio della rivoluzione industriale. Dopo il fallimento delle ideologie e, purtroppo, della palingenesi promessa da quella forma di riscatto e modernizzazione che furono socialismo (delle origini) e socialismo reale (comunismo), dopo l’arretramento su tutte le forme di riscatto dell’uomo, ad affermare l’umana dignità sembra rimasto solo Francesco. Grazie a lui c’è la speranza di non essere costretti a subire solo l’esistente, la meschinità dell’essere ridotti a cosa e, per converso, per interesse o frustrazione, ritenere l’altro uno strumento per il nostro tornaconto.

Ora con il Sinodo sulla Famiglia, con l’apertura alla compassione ed alla misericordia, etimologicamente bellissime paroleconcetto, portare assieme i pesi e le sofferenze, accogliere la persona per quel che è, sta cominciando un’altra rivoluzione. Oltretutto in linea, e anche qualcosa di meno, con la prassi dei comportamenti dei cattolici, e dei sacerdoti cattolici, in gran parte del mondo. “La Chiesa sia una casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”, ha detto il Cardinale Damasceno Assis.

Il Sinodo serve anche a far tirare fuori la testa a tutte quelle tartarughe cattoliche, vescovi, cardinali o potenti Movimenti che siano, che aspettavano passabilmente defilati che ‘passasse a’ nuttata‘, un po’ cercando di coglionare Francesco fornendo un omaggio formale ed un dissenso sostanziale nei comportamenti, un po’ utilizzando le sue parole chiave per tutt’altro. Come il Meeting ciellino di Rimini di questo Agosto ed il riferimento nel titolo alle ‘periferie esistenziali‘… Ma uno come Francesco ha tutta l’aria che sia ben difficile prenderlo per il naso, e di avere ‘poca voja d’aqua tèl ven‘. Qualcuno, non pochi magari, contava sui settantasei anni di Francesco al momento dell’elezione. Per ora clamorosamente frustrato.   

Francesco, un po’ Francesco d’Assisi, un po’ Francesco Saverio, ‘santo‘ pragmatico e missionario in Estremo Oriente, va per la sua strada. Confidando nel suo Signore, e non possiamo far altro che rispettarlo. E prendere atto che anche grazie a lui siamo a pensare che se il suo Dio non esiste, è comunque molto ben inventato.

Eh sì, è Francesco, eccome se è Francesco

 

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