sabato, Settembre 25

E dire che alle donne basterebbe una legge image

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 Donne India

Le donne muoiono. Le donne, i più bei fiori della terra, vengono recisi ogni giorno. E’ così in Italia, è così in America, è così in molti Paesi al mondo ed è così in India.  Tutta la nazione indiana ne parla, tutti gli indiani sono contrari e fanno manifestazioni ma sembra che il Parlamento non voglia far niente.

Se considerati in percentuale, gli stupri al di fuori delle mura domestiche sono molto bassi in India rispetto ad altri Paesi. E’ quindi abbastanza strano che giornali appartenenti al mondo occidentale e americano facciano intorno a questo aspetto del fenomeno tanta confusione. Pur facendo bene ad attirare l’attenzione del pubblico internazionale, dovrebbero prima attirarla, in molti casi, su di loro. Considerando anche i Paesi sviluppati, se si prendono in esame quelli con un’alta percentuale di stupri, l’India non appare. Tra i più coinvolti sono infatti Lesotho, Trinidad and Tobago, Svezia, Corea, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Belgio, Zimbabwe e Regno Unito.

La presenza dell’India si fa preponderante se si prende in considerazione lo stupro coniugale, che a tutt’oggi non è reato.  In questo caso lo stupro diventa uno dei più comuni crimini contro le donne. La violenza sessuale all’interno del matrimonio è talmente comune, che in una ricerca condotta dal Centro di Ricerca sulle Donne (Stati Uniti) e dall’Instituto Promundon in Brasile, il 20 % degli uomini indiani ammette tranquillamente di costringere le loro mogli o partner a fare sesso. Secondo il National Crime Records Bureau, 24.206 casi di stupro sono stati registrati in India nel 2011 ma secondo la seria rivista medica britannica The Lancet la violenza sessuale colpirebbe ben 27 milioni e mezzo di donne, solo che la maggior parte  delle volte il fenomeno rimane nascosto, dato che solo l’uno per cento delle vittime si rivolge alla polizia.

I casi di stupro, e a volte lo stesso assassinio della vittima fuori dalle mura domestiche,  ricevono ampia copertura mediatica, non importa chi siano gli autori o chi li abbia ordinati. Scalpore e grande risonanza sulla stampa ha avuto nel gennaio di quest’anno il caso di un panchayat (assemblea degli anziani di un villaggio) che ha ordinato lo stupro di una ragazza solo perché aveva una relazione con uno straniero. La donna era stata trovata in confidenza con un musulmano di un’altra comunità: i due erano stati trascinati di fronte all’assemblea del villaggio che aveva decretato una multa. Non potendo i due pagare, era stato deciso lo stupro della donna.

Si potrebbe pensare che questo sia un caso isolato: non è vero, anzi è vero il contrario. In tutta l’India, consigli di villaggio spesso detengono enorme potere sulle persone delle comunità rurali e sono state spesso in grado di emettere propri giudici e punizioni. Ci sono altri casi di donne stuprate su “ordine”. Quello di cui si sa molto poco sono gli stupri che avvengono nelle case, quando il marito stupra la moglie che non è consenziente: dato che non è reato, inutile andare alla polizia e la notizia non interessa neppure i giornali. Inutile per le mogli in questo caso lamentarsi se non c’è legge che le protegge. Cosi nel Paese e all’estero la maggior parte del fenomeno rimane nascosto, alterando le statistiche internazionali.

Il secondo più  importante tipo di violenza contro le donne,  è provocato dalla tradizione della dote. La dote è qui intesa come il pagamento in contanti o in oggetti di valore offerti alla famiglia dello sposo dalla famiglia della sposa. Generalmente, oltre al denaro, la dote comprende gioielli, elettrodomestici, mobili, biancheria, stoviglie, utensili e altri oggetti domestici che aiutano la sposa a metter su casa. L’ammontare della dote è sempre importante (uno scapolo dei Servizi amministrativi indiani può arrivare a un valore superiore al milione di dollari) e anche per questo non è  detto che venga pagata in una sola volta: la sua contrattazione può durare mesi, in alcuni casi anni. E’ proibita per legge e ciò dal 1961, ma in India una cosa è la legge e tutt’altra la tradizione (altro caso tipico in questo senso è quello delle caste, proibite per legge ma una costante ancora oggi della vita quotidiana). C’è un solo stato indiano dove non esiste il sistema della dote ed è il Manipur. Il sistema in alcuni casi conduce all’estorsione o violenza contro la moglie, in altre porta alla sua morte. Il Times of India ne elenca qui una lunga lista e sono solo una minima, minuscola parte di ciò che accade.

Molto spesso è così forte il desiderio di una famiglia che la propria figlia figlia si sposi. Senza pensare quale sarà la sua situazione dopo anni. Quando arriverà il momento potranno pagarla quella somma? A quel punto è semplice: se la risposta è no il marito, con la famiglia di lui, iniziano con le torture, con la speranza di poter in questo modo vedere altri soldi. Quando la realtà fa perdere la speranza,  si passa al cherosene e si accende un fiammifero. Ordinariamente i suoceri sostengono che quello che è successo è stato solo un incidente. In effetti le stufe a cherosene, utilizzate in molte famiglie povere indiane, sono pericolose. E se la spiegazione non è credibile, si cambia versione e si pensa al suicidio: la moglie, si dice, non era riuscita a adattarsi alla nuova vita familiare e si è uccisa.             

Statistiche accurate sono difficili da ottenere, anche se nel corso degli anni alcuni giornali, come l’Himendra Thakur, hanno riportato un numero pari a 25.000, anche se i dati reali sembrano essere superiori. Ci sarebbero tanti altri crimini contro le donne indiane da considerare, ma una trattazione simile si potrebbe fare in un libro: si potrebbe parlare di traffico di esseri umani, di induzione alla prostituzione, a mendicare, di vendita dello scheletro della moglie, pensando a quello che ciò comporta per la religione, di botte e occhi tumefatti per indurre la donna ad andare a mendicare, di mutilazioni mostruose perché possa farlo meglio.

Mio dio, quanto soffrono quei fiori! Ora una legge che riserva particolari diritti alle donne è stata approvata nel 2010 dalla Rajya Sabha, la Camera alta del Parlamento indiano ma dopo 4 anni, non è ancora stata approvata dalla Camera bassa, la Lok Sabha. Si spera che questa legge possa finalmente essere promulgata, anche perché nessun’altra normativa nella storia dell’India è stato discussa per tanti anni, 15, senza essere accettata o respinta. Invece al momento anche se le atrocità e le violenze contro le donne sono in aumento e la loro povertà segue la stessa linea, anche se questa legge permetterebbe di alleviare le situazioni di disparità che le donne hanno per accedere alle proprietà, alle ricchezze e alle risorse, ponendo anche  fine a quella sfera politica che è discriminante nei confronti delle donne.

Le norme contenute in questa legge si fanno sempre più pressanti, diventano sempre più necessarie, vitali affinchè le varie organizzazioni possano formulare e attuare comportamenti relativi alla prevenzione, proibizione e riparazione di molestie sessuali sulle donne, per il miglioramento della loro condizione lavorativa sul luogo di lavoro. Sono necessarie per l’attuazione della legge sulle lavoratrici domestiche, sulla pari retribuzione e le prestazioni in caso di maternità.

Ma in primo luogo che questa legge sia finalmente approvata è necessario per la prevenzione della violenza e delle atrocità contro le donne, per una riforma della polizia in modo che tenga più conto della loro sicurezza e in seguito speciali leggi possano essere elaborate per punire coloro che commettono atrocità contro le donne in nome della stregoneria, del delitto d’onore e altre leggi patriarcali e discriminatorie. Per le donne italiane che intendano fare viaggi in India da sole è qui riportato quanto consiglia l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri.

Gli episodi di violenza sessuale registrati in India, soprattutto nei confronti di donne hanno provocato numerose manifestazioni di protesta a New Delhi e in diverse città indiane. Si sono registrati – negli ultimi tempi – tentativi di violenze sessuali ai danni di viaggiatrici straniere. Si raccomanda pertanto la massima a vigilanza, in particolare sui mezzi di trasporto, sulle spiagge e nei luoghi isolati evitando di viaggiare da soli. 
Si consiglia inoltre di adottare alcune importanti cautele ed in particolare:
– usare un abbigliamento discreto adeguato alla tipologia dei luoghi visitati e alla cultura ivi prevalente;
– arrivare in India avendo già prenotato un albergo; 
– non accettare passaggi in automobile da sconosciuti; 
– servirsi dell’agenzia che offre il servizio di taxi prepagato, all’arrivo in aeroporto;
– contattare immediatamente le Autorità di polizia indiane in caso di violenza subita, al   
   numero telefonico ‘100’ (‘112’ da telefono cellulare)”.

E si consiglia l’iscrizione a “Dove siamo nel mondo“ per essere rintracciata in caso di emergenza.  

 

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