lunedì, Ottobre 18

E di nuovo non si parla più di scuola Sulla scuola, il suo funzionamento, il suo sviluppo, il suo futuro, il contenuto della scuola che ha in testa il Governo, il silenzio è plumbeo. Che la politica italiana non abbia la minima idea, nessuna volontà e capacità di affrontare un tema del genere, è evidente

0

Nel parlare i giorni scorsi di alcuni gravi limiti della nostra politica, facevo notare quanto marginale essa sia, rispetto ai problemi reali del Paese. Che poi ne possa conseguire che di tutto può essere accusato il Governo Draghi tranne che di fare per conto suo è semplicemente ovvio. Si può davvero pensare che con questi problemi politici interni e internazionali, economici, organizzativi, Mario Draghi, per dire il Governo, qualunque Governo, si possa davvero dedicare seriamente (seriamente?) a discutere con Matteo Salvini a petto nudo sulla opportunità o meno di estendere il passaporto verde ai ristoranti vegetariani e alle paninoteche? Siamo seri: i problemi sono altri. E sorvoliamo sulle sciocche chiacchiere sulla libertà, che sarebbe conculcata col passaporto o che sarebbe strumento di libertà esso stesso. Banalità da terza elementare, ormai stucchevoli e insulse.

Del resto, per non apparire troppo di parte, ho parlato della poca serietà che traspare dal sedicente maggior partito della sinistra e del di lui segretario Letta il dotto. Oggi mi limito solo ad una osservazione sconsolata e arrabbiata -sì, arrabbiata, lo so che non si dice, ma corrisponde al sentimento mio e di molti. Nei giorni scorsi il dottoEnrico Letta, ha chiuso ufficialmente lafesta dell’Unità‘. Bene, bravo, aveva perfino la cravatta, ma non la giacca -senza mezzi termini: cafone. Ciò posto, già una persona normale si troverebbe assai in difficoltà (io di certo) a partecipare ad una ‘festa’ di un giornale che non esiste più, che è stato soppresso dal democristiano Matteo Renzi e che nessuno si sogna di rimettere in piedi. Ora, a parte il dispiacere e, appunto, la rabbia di non vedere più il giornale fondato da Gramsci, cioè di per sé una cosa importantissima, che senso ha fare le feste dell’Unità? per ripetere le onoranze funebri al giornale?
Ma poi, di che ha parlato Letta nel suo logorroico discorso? Qualcuno ha scritto ‘solo’ 45 minuti! Della lotta al COVID, delle vaccinazioni e deigreen pass‘ … lui sa l’inglese e mai userebbe l’italiano se può farne a meno.
E dunque, per il più grande partito della sinistra italiana e forse europea, questi sono i problemi dell’Italia e del suo Governo. Specie in un momento in cui in Germania c’è la possibilità concreta, dopo i lunghi anni di Angela Merkel  -e grazie alle ‘manovre’ della signora Merkel-, di un governo a larga partecipazione socialista. O anche, in un momento in cui in Francia, rispunta una sinistra decorosa impersonata dalla signora Anne Hidalgo (quella sì, una politica!) che sfida Emmanuel Macron. È un momento importante, forse decisivo per l’Europa e per noi in Europa, ne ho scritto più volte, inutile tornarci.
Ma certo, mentre ci sono questi problemi e forse opportunità, per non parlare della gestione del post-Afghanistan che pone questioni gigantesche, i nostri politicanti si occupano di farsi i dispetti sul passaporto verde e cretinate simili, come ha fatto ieri Salvini piantando in asso a Milano Giorgia Meloni. E il dotto chiude la festa del non giornale con la più classica delle ‘frasi storiche’ prive di senso: «Da questa pandemia non si uscirà a destra, ma a sinistra, dalla parte della solidarietà e dei valori sociali e cioè dove siamo noi. Sta a noi essere all’altezza di questo appuntamento con la storia». Uscire da una pandemia a destra o a sinistra ha lo stesso valore storico della ‘supercazzola con scappellamento a sinistra’, e poi che il PD stia dalla parte della solidarietà eccetera, chiedetelo alla signora Monica Cirinnà. La cosa divertente o triste, è che a risultati tedeschi resi noti, Letta ha dichiarato felice e trionfante «avete visto? Dalla pandemia si esce a sinistra»!
Orbene, immaginare che gente simile, che ama definirsi ‘classe politica’, quando non dice semplicemente e modestamente di sé ‘classe dirigente’ possa rappresentare una alternativa a Mario Draghi, o anzi che possa addirittura sostituirlo in meglio, appare talmente surreale da essere tragicamente ridicola.
Tanto più che questo brillante ceto politico di politicanti, con o senza cucce per cani con soldi, è aiutato a ben morire da molteistituzioniche danno il meglio di sé nel frenare, bloccare, non fare funzionare, mettere i bastoni fra le ruote, ecc…

Solo per fare un esempio. Sono ricominciate le scuole finalmente, ebbene, a parte le parole reboanti del Ministro circa il fatto che ci saranno tutti i docenti pronti in cattedra (errore gravissimo, perché poi basta un docente che non c’è e il fesso è il Ministro!) e che l’app preparata dal Ministero funziona a meraviglia, immediatamente partono le proteste o i ‘caveat’ di presidi e docenti che si dicono in difficoltà se arrivano anche i genitori, che, naturalmente, non mancano di segnalare che il documento verde non è stato nemmeno richiesto, e così via. Santiddio, dico, ma fate uno sforzo di collaborazione, rimboccatevi le maniche e cercate di risolvere i problemi che saltano fuori senza pretendere la circolare esplicativa o l’aumento del personale. Usciremo mai dallo scaricabarile e dall’accidia programmatica? Non credo. Ciò che credo è che, come se fosse stato dato un ordine chiaro e inequivocabile da chi ‘comanda’, dopo il primo giorno di scuola e il secondo, per i ritardatari, della scuola non si parla più. L’esperienza mi insegna che quando un tema scompare, vuol dire che ribolle e si preferisce non parlarne per non disturbare il manovratore.
Perché in tutto questo, il tema che si dovrebbe discutere non è il passaporto, o al massimo la ‘copertura’ delle cattedre, è la scuola, il suo funzionamento, il suo sviluppo e il suo futuro, sul che il silenzio è plumbeo.
L’unica cosa di cui si è sentito parlare è che a questo strano Ministro, piace una scuola tutta tecnica, che prepari nugoli di geometri, ragionieri, elettricisti, idraulici eccetera: un incubo. Del resto nelle mani di un -bravissimo non ho dubbi- professore universitario di ragioneria non è che ti puoi aspettare altro. Ma questo è il punto dolente, anzi, questi sono i punti dolenti: primo certamente il reclutamento dei docenti, ora realizzato tra Lucia Azzolina e questo Ministro, diciamo così, ‘mettendo tutti dentro‘. Pessimo sistema, perché non garantisce la qualità del personale docente e per di più blocca l’accesso di giovani per decenni, quando ci si accorgerà che vanno contemporaneamente in pensione migliaia di docenti. Non è un insulto, è solo una constatazione del fatto che nella scuola si è entrati così. Non per nulla, invece, il nostro sistema prevede obbligatoriamente l’accesso con concorso agli uffici pubblici, scuola e Università inclusi. E non per crudeltà, ma perché nel pubblico debbono, dovrebbero, lavorare i migliori, e quindi quelli scelti proprio in quanto migliori. E invece, non certo per colpa solo degli ultimi due Ministri, ciò non accade e non è accaduto, per cui diventano docenti stabili, persone che hanno un passato di supplenze, non concorsuale. Non voglio dire che ‘quindi’ siano di cattiva qualità! Dico solo che non essendo scelti con concorso, non si è ‘scelto’ il meglio.

Ma, certo, il tema di fondo oggi sarebbe un altro: il contenuto della scuola che ha in testa il Ministro e il Governo. E qui, invero, c’è davvero da avere forti timori.
Non dubito, infatti, che sia necessario e utile aumentare le capacità e le competenze tecniche (ma forse meglio dire tecnologiche) delle scuole, ma ci sono almeno due problemi seri da affrontare. Il primo è che il nostro è un Paese a fortevocazioneumanistica a causa del fatto che il nostro Paese è pieno di cose stupende e di idee meravigliose, che meritano di essere coltivate e non lasciate cadere nell’oblio -non parlo solo dei monumenti, ma della cultura. Ma la cosa più importante è che la scuola ha come compito principale quello di formare cittadini‘, che poi siano elettricisti o epigrafisti, o ingegneri nucleari, ecc… è irrilevante. Infine, lasciatemelo dire, io dubito che in Italia si abbia solo bisogno di geometri e ragionieri, ma anche e specialmente, di ingegneri fisici, chimici, provenienti magari da una scuola tecnologica, ma che non ignori la cultura, o dai licei tradizionali. Ma so bene che questi sono discorsi astrusi e incomprensibili per un politicante, benché nominato da Draghi.
Insomma, un tema come quello della scuola (e dell’Università ancora di più, ma qui mi limito a detergere le lacrime) dovrebbe essere al centro del dibattito politico, di un dibattito serio, argomentato, alto. E invece, viene trattato come una faccenda tecnica e sindacale. E questo Ministro in luogo degli imbuti propone nuove app e finestre aperte. Orbene: sia o non sia il Ministro all’altezza del suo compito è discutibile quanto si vuole, ma che la politica italiana non abbia nonché la minima idea, nessuna volontà e capacità di affrontare un tema del genere, è evidente.
E di nuovo siamo al punto di partenza: un Paese nel quale il ceto politico è di livello così scadente come il nostro, difficilmente può tirarsi fuori dai guai con le sue forze. Voglio dire che è costretto, di fatto, ad affidarsi ad un ‘uomo del destino’, il quale, poi, se affida compiti delicati a persone che non ne sono all’altezza aggrava i problemi. Ma l’alternativa dov’è?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->