sabato, Maggio 8

'E' assente la visione del futuro' Intervista con Nicola Fratoianni: "Manca la programmazione economica. Tutto ciò danneggia il Paese e il lavoro"

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La politica economica del Governo non riesce a stare al passo con i tempi, evitando di ottimizzare al meglio le nuove opportunità derivanti dalla green economy. La visione eccessivamente limitata del futuro non riesce a raccogliere le sfide del terzo millennio. Le voci del dissenso cominciano a levarsi nelle piazze e nella minoranza dei parlamentari in maniera completamente trasversale, poiché l’economia non appartiene né alla destra né alla sinistra ma interessa l’intera umanità.

Con Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra ecologia e libertà, abbiamo analizzato alcune peculiarità riguardanti le politiche del lavoro e le politiche economiche messe a punto dal Governo guidato da Matteo Renzi.

La situazione italiana del lavoro e dell’economia. Quel è il suo giudizio?
L’impressione che sto vivendo è decisamente drammatica poiché stiamo andando progressivamente verso una società senza diritti. L’idea di fondo che si sta imponendo non lascia spazio a dubbi. Quando si afferma che un imprenditore deve essere libero di licenziare senza il diritto al reintegro, si vuole rompere drasticamente con un’intera cultura. Il lavoro era un diritto e, in qualche modo, anche tutelato mentre in questo modo si stanno perdendo quelle garanzie dei lavoratori. Tutto ciò è un preludio al far west. La filosofia di pensiero di Matteo Renzi, più volte ribadita, è sacrosanta perché vuole estendere i diritti ai lavoratori che sono privi di tutele. Ma se per garantire questi diritti è necessario togliere una parte delle tutele a coloro che già ne sono in possesso, è una pura follia. Tutto ciò rischia di influenzare quella cultura che apre la strada a una lotta tra gli individui. Così facendo si rischia di rompere la coesione sociale tra la popolazione, aprendo scenari davvero molto preoccupanti.

Come auspica una riforma del mercato del lavoro?
Penso a una riforma completa degli ammortizzatori sociali. E’ decisivo introdurre forme di sostegno al reddito per coprire una fascia molto larga di persone che perdono il lavoro, senza tralasciare coloro che non riescono a trovare un’occupazione perché le imprese sono in crisi. Per intervenire sul mondo del lavoro è fondamentale comprendere le ragioni che causano questa forte assenza di occupazione. Servono politiche industriali da adottare con precisione e con una chiara e forte visione economica. Non devono mancare gli investimenti pubblici per adottare in sinergia un grande piano per il rilancio del lavoro. Bisogna riqualificare l’occupazione perché diventa più produttiva per l’impresa e per il lavoratore. C’è uno studio che conferma questa mia affermazione perché il tema alla base della crescita non può essere la guerra tra imprese e lavoratori. Tutti perdono qualcosa. Semmai è il contrario. Bisogna favorire l’impresa mediante la cultura di un lavoro buono, quello di qualità. Tutto ciò, purtroppo, non è presente nel dibattito culturale del Paese, mentre andrebbe realizzato un simile intervento nel mondo delle imprese poiché potrebbe portare soltanto benefici. Purtoppo non si vede nulla.

Mancano piani e programmi opportuni per la politica industriale e per la politica energetica. C’è un motivo?
Il motivo è molto semplice: è completamente assente una visione del futuro. Purtroppo non c’è un’idea di Paese e non è forte quella capacità di organizzare un pensiero medio. Il futuro è diventato ciò che vediamo domani mattina con la conseguenza di vivere in un eterno presente. La politica, però, deve essere capace di analizzare il lungo periodo e di programmare scelte conseguenti per avere risultati certi e determinati. Se la politica riesce a comportarsi in questo modo si può pensare a un futuro, altrimenti non è in grado di dare risposte adeguate a una società che è fortemente in crisi. Dunque, bisogna cambiare radicalmente il modo di agire e di intervenire sul mondo economico e, di conseguenza, sul mondo del lavoro. La politica dovrebbe avere il compito di svolgere una seria programmazione per il Paese mentre si limita a fare il notaio di ciò che riesce a realizzare il mercato, senza intervenire come un autentico sostegno all’azione economica.

 

 Le responsabilità di una opportuna politica economica sono da ricercare anche tra coloro che sono a capo delle imprese italiane. Il settore economico non è rappresentato da quella classe di imprenditori paragonabile alla preparazione sociale ed economica di Adriano Olivetti. Nell’immediato Dopoguerra inseguì invano un consenso politico e sindacale per creare un’impresa di tipo nuovo, al di là del socialismo e del capitalismo. Tutto ciò per realizzare l’industria sociale autonoma, dove la proprietà deve essere condivisa da più componenti: lavoratori (operai e tecnici), enti territoriali (locali, regionali), istituti tecno-scientifici.

Adriano Olivetti si ispirò a un modello filosofico aristotelico: l’agire economico è inserito nella catena teologica che lo finalizza al bene comune. L’impresa nasce, impegnando risorse appropriate, al fine di costruire prodotti e servizi utili per il mondo in cui opera, mantenendo la propria autosufficienza con il profitto e distribuendo ricchezza.

Sono molte le criticità rilevate sulla politica economica energetica realizzata dal Governo italiano. Non c’è mai stata una scelta coerente e continuativa nel tempo, capace di cambiare drasticamente le opportunità nel settore economico. Non possiamo dimenticare nemmeno le nuove occasioni di lavoro messe a disposizione dalla green economy con figure professionali sempre più emergenti. E’ il futuro del mondo del lavoro che permette un respiro di lungo periodo, senza dover cancellare la professionalità per cambi improvvisi di paradigmi economici.

«Green Italia Verdi Europei», commenta Francesca Mazzotti, Comitato dei 100 Green Italia, candidata europee 2014 con Green Italia – Verdi europei,«raccoglie il grido di allarme del mondo dei comitati no – Triv, della green economy, delle associazioni ambientaliste, del Popolo inquinato, di chi non vuole essere stritolato dalla politica energetica a trazione fossile. Partendo dalla Sicilia, con il nostro coordinatore nazionale Fabio Granata, stiamo risalendo la Penisola per ribadire il nostro no, forte e chiaro, al piano di trivellazioni del Governo. Vogliamo lanciare la sfida per un futuro energetico carbon-free, alimentato da fonti rinnovabili e caratterizzato dall’efficienza energetica. Chi pensa di tornare a trivellare mari e territorio guarda al passato, come sottolineato anche da Angelo Bonelli, leader dei Verdi, perché gli idrocarburi hanno prodotto inquinamento e guerre, malattie per gli uomini e morte per i terreni. Con il decreto Sblocca Italia il Governo vuole rendere più facile estrarre idrocarburi nei giacimenti presenti in Italia. Si vuole mettere in pericolo il nostro territorio, la bellezza dei nostri paesaggi, gli ecosistemi dei nostri mari senza alcun beneficio (visto che le riserve fossili presenti nel Paese, secondo gli stessi dati del Ministero dello Sviluppo economico, sono ben poca cosa) senza riflettere che il futuro non è né nel carbone, né nel petrolio ma è nelle fonti rinnovabili. Da qui bisogna partire per comprendere che efficienza energetica e fonti rinnovabili costituiscono per l’Italia e per l’Europa una grande sfida e una grande opportunità per affrontare la crisi. Il Governo e il sistema industriale italiano non sembrano, però, in grado di sfruttare questa chance e la posizione italiana, nel semestre di guida dell’Unione europea, sembra piuttosto dettata da quella che a Bruxelles chiamano Eco-indifference e, attualmente, tiene un livello molto basso di coinvolgimento nella discussione europea sul futuro pacchetto dedicato al clima e all’energia che andrà approvato a breve, come sottolineato più volte da Monica Frassoni, Co-Presidente del Partito Verde Europeo e coordinatrice di Green Italia. Ribadiamo con forza», conclude Francesca Mazzotti, «una nuova politica energetica per l’Italia, nel quadro del pacchetto Energia e Clima 2030».

 

 

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