domenica, Ottobre 24

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E adesso Diritti. E diritti. Approvata definitivamente la legge sulle Unioni civili si apre il tempo e la strada per i tanti altri Diritti civili necessari. E per comportamenti ‘diritti’, cioè a schiena non flessa. L’atteso provvedimento ha avuto dalla Camera dei Deputati il via libera definitivo con 372 voti, tre in più dei 369 ottenuti qualche ora prima dalla Fiducia posta sullo stesso testo. Ma è anche particolarmente rilevante che per l’approvazione finale i contrari siano stati solo 51. Il risultato l’ha portato a casa Matteo Renzi, e bravo, seppure al netto degli intollerabili modi che anche in questo caso ha utilizzato (vedi ‘il Contrappunto’ con ‘Renzi e la strategia dell’arroganza’ dell’11 maggio 2016). Però intanto il lavoro l’ha fatto e sono ben meschini quanti per presunti interessi politico-elettorali non gliene danno in primo luogo atto. Ma adesso e tantopiù su questo piano, quello di Diritti e diritti, oggi è già domani.

E così ripartiamo da Emma Bonino che analizza su ‘La Stampa’ la situazione attuale, e soprattutto le prospettive in materia. «Il dibattito è legittimo. I diritti civili non dovrebbero essere ideologici: non appartengono né alla destra né alla sinistra, sono delle persone. Il referendum sul divorzio passò con il 52%» evidente lapsus supponiamo della cronista, i No all’abrogazione furono quasi il 60%, esattamente il 59,26. «Quello che mi rattrista sono i toni volgarissimi uditi nei giorni passati al Senato, toni che ricordano quelli pessimi sulla morte dignitosa e l’eutanasia, all’epoca del cosiddetto caso Englaro, altro tema su cui, lento pede, avanziamo. È noto che sulle scelte personali il proibizionismo non funziona, eppure i politici sembrano non capire. Lo sforzo di legalizzare è duro ma, a differenza dell’illusione nefasta di proibire, funziona». E ancora: «I diritti civili in Italia vanno sempre spinti a forza. Vero invece è che purtroppo da almeno vent’anni l’impegno è meno vivace e più frantumato. Ognuno si batte per una cosa, i gay, le donne, l’eutanasia. E la politica non sente il fiato sul collo». Poi aggiunge: «Nonostante tutto però, questo è un risultato: rimbocchiamoci le maniche e ripartiamo da qui. C’è molto da fare, l’eutanasia, la cannabis, la legge sulla cittadinanza e il diritto d’asilo. Non risiediamoci, si può fare». E a partire dalla questione dell’’utero in affitto spiega che ad ogni livello «è meglio legalizzare che proibire. Io non lo farei ma non per questo lo vieterei ad altri con la motivazione della protezione dallo sfruttamento».

La ‘doppietta’ 11 maggio 2016, approvazione definitiva delle unioni egualitarie, e 12 maggio 1974, voto del referendum sul divorzio, rende il senso di tempi ed ere. Sono esattamente quarantadue anni dopo quel Referendum, oltre quarantacinque se consideriamo la data di approvazione della legge, il primo dicembre 1970. Più della durata media di vita ancora oggi in Paesi come Afghanistan o Mozambico, praticamente l’intera presenza al Governo d’Italia dell’’eterna’ Democrazia Cristiana, oltre due volte la durata del Regime fascista mussoliniano. Ventotto anni dalla prima proposta depositata in Parlamento sono invece trascorsi per arrivare alle unioni tra persone dello stesso sesso. Anche in questo caso un’epoca, e più di un’epoca. Il fondamentale rapporto con il tempo, e le attese oggettivamente deluse da parte di chi non essendoci più non può usufruire di minimali diritti, è il vero metro di giudizio sul rapporto tra i periodi che abbiamo attraversato, e quanto molto, molto lentamente, e con molta, molta fatica, è stato infine raggiunto.

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