lunedì, Maggio 17

Due passi nel Novecento true

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Era atteso da 50 anni il Museo d’arte contemporanea a Firenze. E da pochi giorni, finalmente, è vivo e, speriamo, possa crescere bene. E’ il Museo 900, dedicato all’arte italiana del secolo scorso.
Come indica l’immenso poster che chi arriva alla stazione centrale di S.Maria Novella se lo trova davanti agli occhi, il Museo è raggiungibile in cinque minuti. A piedi. In quella stessa piazza dominata dalla facciata albertiana della Chiesa di S.Maria Novella che custodisce al suo interno opere d’immenso valore, come i crocifissi di Giotto e Masaccio e dove Leonardo realizzò i cartelloni preparatori per la scomparsa ‘Battaglia di Anghiari‘.
Proprio di fronte alla celebre basilica domenicana, il nuovo Museo ha trovato collocazione nell’antico convento delle Leopoldine, restaurato e restituito anch’esso alla godibilità pubblica. Il complesso che lo ospita è già un capolavoro che merita di essere visitato e vissuto, com’ è avvenuto nei giorni dell’inaugurazione a partire dalla Festa del patrono della città e nell’ultimo week end, quando il museo è stato aperto gratuitamente al pubblico che lo ha letteralmente preso d’assalto assistendo con interesse anche alle esibizioni musicali che si sono avvicendate nel bellissimo chiostro. Insomma, la città ha fatto festa al nuovo Museo, nato da un’idea del critico Carlo Ludovico Ragghianti, subito all’indomani dell’alluvione del ’66 , allo scopo di raccogliere in una unica struttura le raccolte d’arte contemporanea che lui stesso aveva iniziato a fare. E’ ben comprensibile dunque la soddisfazione del Sindaco, Dario Nardella, che è anche Assessore alla cultura, per questa realizzazione. «Sia per la peculiarità del nuovo spazio espositivo (15 sale pronte ad ospitare a rotazione 300 opere) raccolte nelle collezioni comunali e dei prestiti di altri istituti che con entusiasmo vorranno contribuire alla buona riuscita del museo, che per il luogo ove è ospitato, l ‘ ex convento delle Lepoldine, una volta Spedale poi scuola e infine luogo di preghiera». Inoltre, considera motivo di orgoglio il Sindaco il fatto che il museo costituisca, al momento, «l’ultimo tassello di una zona della città fortemente rinnovata negli ultimi anni, con la nuova pavimentazione e sistemazione della piazza e l’attigua area della stazione in via di profonda trasformazione: nuovo ufficio turistico, caserma dei carabinieri in via di restauro, riunificazione della cattedrale con il convento in un unico percorso museale».
E c’è infine un altro aspetto che il Sindaco ha inteso sottolineare: il fatto che questo museo rappresenti «l’ennesimo segnale che Firenze non può più, se mai lo è stata, essere considerata solo una culla del passato e in esso crogiolarsi immota senza preoccuparsi di rinnovarsi, di osare, di crescere. Aprire a Firenze un nuovo museo, in una città già così ricca di luoghi artistici, culturali e spazi espositivi e in un Paese che sembra avere pochi fermenti culturali può essere considerato ardito, un azzardo: noi invece crediamo in una tappa obbligata in una città che vuole vocarsi sempre più al contemporaneo e modello nazionale di un nuovo modo di concepire i beni culturali».
Se questo è il ‘manifesto’ per la cultura di Nardella (un Sindaco che nel suo background ha un diploma in violino al Conservatorio, una laurea in giurisprudenza ed è stato docente in legislazione dei benì culturali), i prossimi atti ci consentiranno di cogliere meglio le linee su cui intende muoversi per ricollocare Firenze nella contemporaneità, al di là di scelte effimere e magari d’effetto che hanno caratterizzato anche un recente passato.
Certo è che questo è già un deciso passo in avanti, in quanto consente di ripercorrere, a ritroso nel tempo, dal 1990 fino a risalire ralle origini del ‘secolo breve’, un periodo di grandi fermenti, di svolte culturali e artistiche e di ritorni.
Compito di Valentina Gensini, curatore scientifico del progetto museologico, di Antonella Nesi, curatrice delle collezioni civiche e dei loro preziosi collaboratori, è stato quello di dare un senso, indicare un percorso indicando anche le rispettive provenienze museali delle 300 opere esposte nei 15 ambienti espositivi: una parte delle Collezioni del Comune, tra cui dominante è la Collezione Alberto della Ragione, la collezione appartenuta a Carlo Lodovico Ragghianti, una parte dei bozzetti di artisti che hanno lavorato alle scene del Maggio musicale ed opere e documenti relativi agli ultimi decenni, concessi in comodato da artisti, collezionisti ed enti.

Valentina Gensini lo definisce un ‘museo immersivo‘ che accanto ad opere note e inedite, propone installazioni, dispositivi sonori, apparati multimediali che costituiscono il ‘racconto del Novecento’.
Il taglio interdisciplinare consente di apprezzare le opere esposte in relazione al contesto in cui sono state prodotte, con affiancamenti di composizioni musicali, poesia, riviste letterarie, foto d’epoca, registrazioni radiofoniche. Una esposizione che intende soddisfare curosità e sensibilità intellettuali diverse.
Certo, colpiscono le opere dei Grandi del Novecento, da Giorgio De Chirico a Giorgio Morandi, da Emilio Vedova a Lucio Fontana, da Giacomo Manzù ad Aligi Sassu, da Carlo Carrà a Renato Guttuso, ma interessante è anche la ricostruzione delle ‘scuole’ artistiche, anche se con limitati esemplari: ad esempio, quella di Torino rappresentata da Felice Casorati, Enrico Paolucci delle Rucole, Carlo Levi, e quella di Roma, con Roberto Melli, Mario Mafai, Virgilio Guidi, Scipione, così come ‘Les italiens de Paris’ (Giorgio de Chirico, Gino Severini, Renato Paresce, Filippo de Pisis).
Anche la scultura gode di una sua visibilità, con le opere di Emilio Greco, Marino Marini, Arturo Martini, Mirko Basaldella e vari altri.
Il percorso racconta anche il rapporto degli artisti fiorentini con i fermenti artistici del loro tempo: una saletta è dedicata ad alcuni ritratti di Ottone Rosai ( che meriterà una propria centralità, in una delle prossime ‘rotazioni’) agli artisti che era solito frequentare (Ungaretti, Soffici, Montale,Vittorini, Bo, Bigongiari, Luzi, ecc.), altre ai futuristi (tra questi Primo Conti, Fillia, Fortunato Depero, Enrico Prampolini), altre agli artisti per Firenze tra cui troviamo Gualtiero Nativi e Vinicio Berti ( peccato due sole opere!) che dettero vita al movimento dell’’astrattismo classico’, Giulio Turcato, Pietro Dorazio, Ugo e Carla Attardi, Sergio Scatizzi (per un suo quadro su Venezia, Michel Jackson offrì una cifra davvero considerevole), Marcello Guasti, Antonietta Raphael ed altri.
All’interno della Collezione Della Ragione troviamo artisti che hanno lasciato il segno come Ennio Morlotti, Renato Birolli, Giuseppe Migneco, Bruno Cassinari, Renato Guttuso e vari altri già citati.
Certo, il panorama degli artisti ‘fiorentini’ contemporanei è ancora lacunoso e forse ad essi converrà dedicare una specifica Rassegna. E se sono in minima misura citati quelli che parteciparono alle Biennali di Venezia a cavallo tra gli anni 80-90 e quelli legati alle ‘traiettorie internazionali’ ed alla poesia visiva (Nannucci, Pettena, Masi, Binazzi, Chiari, Pignotti, Miccini, Ori), sarebbe auspicabile che venisse aperta una ‘sezione’ dedicata a coloro che si sono ispirati al cinema.

L’idea di una sala dedicata alle proiezioni di spezzoni di film dedicati a Firenze ed ai suoi luoghi paesaggistici e monumentali è giusta ed interessante (ed è sempre affollata), ma perché non dedicare uno spazio espositivo ad artisti che hanno ‘dipinto’ il cinema, attraverso i manifesti, come Silvano Campeggi (in arte Nano), cui si devono oltre tremila lavori ( da ‘Via col vento‘ in poi) facendoci conoscere il cinema americano e i suoi miti, o Longi, Martinati, Capitani?
E oltre ai ‘cartellonisti’ ci sono pittori come Edelweiss Molina, che ha realizzato vari ‘ritratti di cinema’, da Scorsese a Fellini o come Antonio Cremonese, che a Fellini ha legato il suo nome. E poi, il grande Federico che ha lasciato un patrimonio di schizzi e bozzetti dei suoi personaggi.
Ma il ‘viaggio’ nel Novecento è appena incominciato. Proseguendo il cammino si potranno ampliare le conoscenze del secolo appena trascorso dal punto di vista artistico e, forse, fare nuove scoperte.

Il Museo è stato realizzato con il concorso di più enti: il Comune di Firenze, il Polo Museale, l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze il cui neo presidente Umberto Tombani ha ricordato l’impegno dell’Ente con oltre 6 milioni per la piazza, il restauro del complesso e del Museo della fotografia Alinari), il Gioco del Lotto che ha animato il Museo offrendo anche visite guidate), il maggio Musicale e privati.
Dopo le visite gratuite, è partito il via alla bigliettazione. E così si potrà misurare il grado di interesse dei fiorentini, accorsi in massa, e dei turisti, verso l’arte contemporanea. E’ evidente però, come auspicava anche Nardella, che tale struttura dovrebbe servire non solo alla conservazione ma anche all’ ‘educazione’, sopratutto delle giovani generazioni, che ancora studiano troppo poco la storia dell’arte. E dopo questo ‘contenitore’, altri necessitano di essere recuperati e restituiti alla città.

 

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