sabato, Dicembre 4

Dubbi sull'agenda economica di Renzi Economia: il punto

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Matteo Renzi Government To Face Confidence Vote At The Italian Senate

Resta ancora da dimostrare se il programma economico del Governo Renzi, ricco di tante buone intenzioni ma pochi numeri concreti e soprattutto indicazioni quantificate sulle coperture, verrà effettivamente attuato. Fondamentale sarà anche l’aiuto esterno dei mercati internazionali. Il nuovo Presidente del Consiglio, oggi chiamato al test della Camera dopo il sì incassato al Senato, spera di venire agevolato dal contesto economico generale, per il momento propizio.

Gli analisti di Barclays nutrono dubbi sulla capacità di implementare le riforme strutturali, mentre il ‘Financial Times’, rinomato quotidiano finanziario londinese, si chiede dove verranno trovate le risorse per poter mettere in pratica un’agenda economica ambiziosa, che prevede tra le altre cose il taglio del cuneo fiscale del 10% e il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. L’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie è una delle coperture allo studio del governo per ridurre il prelievo fiscale sul lavoro.

Sul fronte della Giustizia il Governo Renzi lavorerà inoltre alla reintroduzione del reato di autoriciclaggio, che era stato tolto insieme al falso in bilancio sotto l’esecutivo Berlusconi. Lo ha detto in un’intervista al ‘Fatto Quotidiano’ Andrea Orlando, il neo Guardasigilli, ex capo dell’Ambiente durante la precedente amministrazione Letta. «Rimetteremo l’autoriciclaggio», ha annunciato. Il nodo è alquanto sensibile e l’esecutivo dovrà far fronte alla probabile ostruzione dalle file berlusconiane. «Non dobbiamo fare i gradassi o alla fine non combineremo nulla. Da oggi incontrerò i pm antimafia Gratteri e Cantone. Inizieremo con la riforma del processo civile e poi affronteremo quello penale». Ieri il neo premier Renzi dall’aula di Palazzo Madama, dove ha ottenuto con il suo discorso di presentazione meno consensi del suo predecessore Letta, gli ha messo pressione dicendo che «il ministro preparerà una riforma della Giustizia entro giugno».

Le novità in ambito politico non hanno avuto un particolare impatto sulle contrattazioni di Borsa. Non l’ha avuto nemmeno l’esito molto positivo dell’Asta di Ctz, se non a livello di Spread. Il differenziale tra rendimenti di Btp e Bund decennali si muove poco sopra l’area dei 190 punti base, dopo che ieri aveva chiuso a quota 194. Il Tesoro ha collocato con successo un miliardo di euro di Bond indicizzati all’inflazione, sborsando in media interessi dell’1,2%, in calo dall’1,39% dell’asta precedente. La domanda è stata più solida della passata collocazione, con il rapporto bid to cover che si è attestato all’1,96 dall’1,88. Piazzati anche Ctz con scadenza dicembre 2015 per 2,5 miliardi di euro. Il rendimento è stato in questo caso dello 0,822%, un nuovo minimo dalla nascita dell’euro.

In parte sui mercati hanno pesato invece i dati negativi sulla fiducia dei consumatori. L’indice che ne misura il clima generale è sceso in febbraio a quota 97,5 da 98,0 del mese precedente. La componente economica aumenta da 92,3 a 96,2 mentre diminuisce quella riferita al quadro personale (da 100,3 a 98,3).

Sempre restando sul versante macro, le vendite al dettaglio hanno fatto registrare una flessione del 2,1% rispetto all’anno precedente, per quello che risulta essere il calo più forte di sempre, ovvero dal 1990 (inizio delle serie comparabili). Il dato è una sintesi della contrazione dell’1,1% dei prodotti alimentari e del 2,7% dei prodotti extra alimentari. Per la componente del cibo si tratta del ribasso annuo più forte dal 2009.

Le cifre sono in netto contrasto con quelle riportate nel Regno Unito, dove le vendite sono cresciute su base mensile al ritmo maggiore da giugno 2012. L’indice CBI, risultato della consultazione dello stato delle cose di 120 società, ha mostrato come il 45% delle aziende abbia riportato un incremento dei volumi di acquisti rispetto un anno fa, mentre solo l’8% dice di aver riscontrato un peggioramento rispetto ad allora. Il bilancio netto è balzato a quota +37 dal +15 di gennaio. Superate le difficoltà di metà inverno, dovute anche al maltempo, le vendite al dettaglio hanno ripreso a un ritmo sostenuto in febbraio nel Paese, In gennaio l’impressione è che i consumatori britannici abbiano preferito prendersi una pausa dopo gli acquisti natalizi. C’è una bella differenza con le cifre riportate dall’Italia, dove l’anno scorso le vendite sono scese del 2,1% rispetto al 2012.

Intanto la Germania ha registrato il secondo anno di fila di avanzo primario nel 2013. È la prima volta dai primi anni 70 che succede. Le entrate fiscali sono state di 300 milioni di euro più alte delle spese pubbliche. Considerando le dimensioni dell’economia tedesca il rapporto tra surplus e deficit è dello 0%, in calo dallo 0,1% dell’anno prima.

La conferma che la prima economia d’Europa sta crescendo a un passo più spedito delle altre nazioni dell’area euro lo ha offerto oggi la domanda esterna per i beni prodotti in Germania. L’ufficio di statistica ha riportato un incremento del Pil dello 0,4% nel quarto trimestre, in linea con le stime precedentemente pubblicate nella lettura flash. Tra luglio e settembre il rialzo è stato dello 0,3%.

Se da un lato la domanda proveniente dall’esterno è stata molto solida, dall’economia interna giungono segnali contrastanti. In questo frangente la domanda, che è stata uno dei trascinatori chiave della crescita il resto dell’anno, è stata invece deludente e ha pesato sul computo economico per un -0,7%. Gli scambi commerciali con l’estero hanno invece avuto un impatto positivo dell’1,1% sul Pil. Queste cifre sottolineano come probabilmente a fine anno le famiglie tedesche hanno fatto più fatica.

Le previsioni di crescita dell’Italia nell’anno in corso sono state lievemente riviste al ribasso. Confermate invece quelle per il 2015. La Commissione europea ha limato anche le sue stime sulla congiuntura nel vecchio continente. Alzate le previsioni sulla crescita dell’Eurozona, con il Pil del 2014 stimato a +1,2% da +1,1% della precedente previsione, mentre per il 2015 a +1,8% da +1,7% della precedente previsione. Quanto all’Italia, l’outlook è stato abbassato dallo 0,7% allo 0,6%: questa la stima di crescita del Pil per il 2014. Visto all’1,2% il tasso di sviluppo per l’anno prossimo. L’economia ha superato la fase di recessione, che si è protratta oltre due anni, ma fa ancora fatica a uscire dal guado.

Sul tema della fragile ripresa dell’Eurozona e dell’annosa questione del lavoro è intervenuto il Presidente della Commissione Ue, dicendo che «siamo sulla strada della ripresa, ci aspettiamo che prosegua e diventi più robusta nel 2015, ma la situazione è ancora difficile, servirà tempo per risolvere il problema della disoccupazione, ma globalmente l’economia migliora e non dobbiamo sottostimarlo». José Barroso ha parlato a Strasburgo alla plenaria del Parlamento europeo, precisando che bisogna ridurre la burocrazia, «semplificare i sistemi i fiscali» e «spostare l’onere fiscale dal lavoro». In molti aspetti potrebbe venire scambiata per la ricetta del nuovo Governo di larghe intese italiano.

 

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