martedì, Ottobre 19

Draghi tra i ‘banditi’ libici e i vaccini secondo Biden Mario Draghi, questa settimana, dovrà sbonconcellare due bocconi assai duri da ingoiare: i libici, che dopo averli ringraziati ci sparano pure addosso, e la questione dei vaccini come nella proposta di Biden

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Mi sbaglierò, ma per Mario Draghi si tratterà, questa settimana, di sbonconcellare due bocconi assai duri da ingoiare. Mi sbaglierò, ripeto, ma credo abbia avuta troppa sicurezza di sé e ora si trovi spiazzato su due temi entrambi fondamentali.

Dopo avere ringraziato i libici per il modo in cui salvanole persone in mare, abbiamo visto come si comportano nella realtà questi -me lo permetteranno Draghi e il suo braccio destro diplomatico, meglio noto come Giggino dell’Arco, se lo dico chiaro e poco diplomaticamente- banditi.
C’erano 130 persone in mare in balia delle onde in tempesta, c’erano mercantili vicini, c’erano lemotovedettelibiche (pagate da noi), c’è (credo ancora, a mia notizia) la flotta italiana forte di tre portaerei, una decine o più di fregate, eccetera (quella che manda un cacciamine a portare i vaccini a Salina … non bastava un gozzo con un motore fuoribordo?), ma una unica nave di organizzazioni umanitarie (private) -le altre sono tutte sequestrate dalla signora Luciana Lamorgese-, eppure quei 130 sono stati lasciati morire affogati. Affogati, nella vomitevole ‘indifferenza’ della Guardia costiera italiana, della quale abbiamo sentito l’altro giorno parlare un ‘responsabile’ (che spero si stia vergognando), balbettando di difficoltà di collegamenti e imperfezione di quelli libici e balle simili.
Non ho sentito dalle parti di piazza Colonna o degli altri Ministeri italiani una parola di vergogna, di dispiacere. Sono certo che tra i marinai italiani della Marina Militare e della Guardia costiera ci sia una rabbia silenziosa, ma, attenti, pronta a scoppiare, per il fango in cui viene trascinata la tradizione marinara nobilissima della Marina italiana.
Poi, abbiamo visto i marinai libici ringraziati da Draghi picchiare i migranti che fuggivano dall’inferno libico per costringerli a tornarvi, violando così, con la nostra complicità, il principio fondamentale per il quale il fuggitivo da un territorio dovunque può essere portato salvo là da dove fugge.
E infine, ciliegia sulla torta, abbiamo visto le nostre motovedette, montate da delinquenti da noi addestrati anche all’uso delle nostre armi, sparare contro un peschereccio italiano.
Il tutto senza un singulto, un lamento, una parola da Roma. Se avessero fatto una cosa simile ai grandi amici di Draghi, gli americani, sarebbe successo l’inferno sulla Libia. Noi, niente.
Draghi, basta silenzi allusivi, il nostro è un Paese certamente nelle mani di Salvini e di Grillo, ma abitato per lo più da gente civile: e queste sono cose inaccettabili per la nostra civiltà. È venuto il momento di vedere se Draghi è davvero tanto influente come sembra o se è un Salvini o un Grillo con la giacca stirata.

Perché intanto scoppia un’altra bella bomba, sulla quale Draghi con troppa impazienza si sdraia, secondo me senza rendersi conto bene di tutte le implicazioni. Mi riferisco alla faccenda del brevetto sui vaccini.
Ora, la proposta di Biden è tanto improvvisa quanto di difficile interpretazione. Finora siamo ad una proposta senza molti contenuti. La reazione, prevedibile, della signora Angela Merkel non si è fatta attendere. E questo, a mio parere, ha due spiegazioni. La signora Merkel ha il problema di difendere le proprie aziende. Ma specialmente la signora Merkel, diversamente da Draghi, ha una posizione molto più ‘cauta’ nei confronti di Biden, la cui decisa presa d posizione anti-russa e ostile alla Cina non conviene alla Germania, ma, diciamocelo francamente, meno che mai conviene all’Europa, posto che dell’Europa qualcuno realmente intenda preoccuparsi. Mi riferisco in particolare alla stranezza per cui Biden vorrebbe imporci (intendo a noi come Europa) di non comprare gas e petrolio dalla Russia: un assurdo e, questa sì, se accettata, una sorta di limitazione di sovranità per l’intera Europa. Già, diciamocelo francamente, molto spiazzata sul piano della nuova guerra fredda lanciata da Biden.
E su questo, francamente, è venuto il momento che Draghi ci informi sulla ‘nuova’ politica estera italiana, specie dopo la improvvida lettera congiunta di Blinken e Di Maio, certamente approvata se non sollecitata da Draghi -data l’importanza della cosa è impensabile che non sia così. Quella lettera, l’ho scritto più volte, è una cosa di una gravità enorme, che passa completamente sotto silenzio.

E torniamo al punto dei brevetti sui vaccini.
In linea di principio, la proposta in sé, potrebbe essere interessante, anche se molto propagandistica, almeno nel modo in cui viene formulata. Troppo facile immaginare quanto la cosa piaccia, in astratto, a tutti. Molto meno facile è capire non solo quale sia il contenuto effettivo, che, diciamolo, rovescia la tradizionale politica statunitense in materia di libertà di impresa e quant’altro. Ma tant’è, prendiamone atto e diciamo pure che è nonché reale, realistica.
Ma la posizione di Draghi meriterebbe qualche approfondimento, anzi, più di uno. Anzi, a ben vedere, è partito in una direzione ma si è arrestato e ha cambiato rotta a metà strada: è un merito, va detto. Ha capito che la strada era sbagliata e ha visto che, al di là delle chiacchiere propagandistiche, i ‘buoni’ Biden e co. si tengono i vaccini e lasciano a secco l’Europa, e intanto parlano (parlano e basta) di ‘liberalizzazione’ della proprietà intellettuale … che poi nel caso di Pfizer è tedesca!
Una operazione del genere, certamente soddisferebbe gli odiatori di Big Pharma eccetera, ma obiettivamente è almeno difficile, pensare che una impresa che ha investito certamente molto danaro rinunci ai guadagni è a dir poco difficile.

Ma il tema è di prospettiva. Vediamo di chiarirlo. Fare una cosa del genere, implica due conseguenze: prima di tutto le ditte che forniscono i vaccini potrebbero decidere, ora ma specialmente per il futuro, che non conviene investire in ricerca e sviluppo, per poi non ricavarne quanto sperano, giusto o ingiusto che sia il ricavo. Dove, però, una volta di più si dovrebbe cercare di uscire dal solito infantilismo tipo grillino, per cui guadagnare è male, salvo lui, naturalmente, e il suo figliuolo. Questa è solo una stupidità. Guadagnare è la conseguenza dei tuoi investimenti e del mercato: cambia l’uno o l’altro e cambia il guadagno. Se cambiano le cose lì, cambia il resto.
È, cioè semplicemente ovvio che la domanda da porsi è: posto che si decida che le aziende fabbricano i prodotti ma non li ‘inventano’, chi li inventa? Certo, il pubblico, lo Stato, le Università. Giustissimo e corretto, ma … lo Stato, anche gli USA, per quanto investano, non possono essere in grado di ‘inventare’ tutto, ma specialmente di reagire con la necessaria rapidità alle novità: vedi covid. E quindi: prima di tentare di tagliare fuori le imprese dai vaccini, bisognerebbe avere la certezza che lo Stato, attraverso le sue istituzioni, possa fare ciò che i privati non farebbero più. Il che, ripeto, a parte tutto è impossibile.
La proposta di Biden, che scemo non è, quindi, ha un altro fine, anche piuttosto rozzo ed evidente: mettere in difficoltà la concorrenza, in particolare cinese, che, in questo caso ma solo in questo, produce e inventa attraverso lo Stato. E quindi l’unico modo per batterla è abbattere i prezzi dei vaccini privati!
Logica vorrebbe, invece, che gli Stati, da un lato controllassero (ma davvero) che le imprese private non sfruttino oltre misura le proprie ‘invenzioni’, pur facilitandone la realizzazione avvantaggiata dall’urgenza. Dall’altro, e questo è delinquenziale che non si faccia, gli Stati dovrebbero finanziare a valanga la ricerca in quei settori -è il caso, per esempio, delle ‘malattie rare’- in cui le industrie non investono perchè non gli conviene.

Di tutto ciò Draghi ha il dovere -il preciso dovere- di parlarne a noi tutti: magari non in rumorose conferenze stampa, ma nel posto unico in cui ha il dovere di dirci che fa, il Parlamento.
Comincio a pensare, a temere, che Draghi stia pericolosamente scivolando sulla strada del Papeete e la cosa mi preoccupa assai, anche perché in costume da bagno, non credo che ‘renda’ molto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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