sabato, Ottobre 23

Draghi: «Ripresa più debole del previsto» field_506ffb1d3dbe2

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La ripresa è più debole del previsto, la conferma arriva direttamente dal Governatore della BCE Mario Draghi durante il dialogo monetario al parlamento europeo. «La ripresa nella zona euro sta perdendo impulso, la crescita del Pil si è fermata nel secondo trimestre, le informazioni sulle condizioni economiche ricevute durante l’estate sono state più deboli del previsto, mentre la produzione industriale e gli ordini manifatturieri a luglio hanno dato qualche ragione di ottimismo, indicatori recenti non hanno dato indicazione che il profondo declino di agosto si sia arrestato». Per il presidente poi la disoccupazione elevatissima e la crescita debole del credito «toglieranno forza alla ripresa, I rischi che circondano l’espansione attesa sono chiaramente al ribasso».

Secondo Draghi dalla crisi si uscirà «solo quando tornerà una piena fiducia nell’economia, quando le imprese torneranno ad assumere rischi, investire, creare lavoro. Questo dipende da molti fattori, inclusa la politica monetaria ma soprattutto dall’attuazione delle riforme che sosterrà la credibilità».

Chi non ha margini di bilancio – secondo il Presidente della Bce – deve rivedere le priorità: «Nel Patto di stabilità ci sono margini di flessibilità per tutti, chi non ha margini di bilancio può ridistribuire le priorità orientandole alla crescita, cioè dando priorità a investimenti, abbassando le tasse e pensando di ridurre la spesa improduttiva, chi ha spazio segua le raccomandazioni». Ha poi chiarito che «non è compito della Bce aiutare i bilanci dei governi, ma dove sono finiti gli incredibili risparmi che i governi hanno fatto grazie alle decisioni di politica monetaria della Bce?». In alcuni Paesi, ammonisce Draghi «il risparmio sul servizio del debito non è stato usato per ridurre il debito ma soltanto per finanziare la spesa corrente».

Draghi si lascia andare poi a un piccolo mea culpa sui modelli della BCE: «La disoccupazione e la domanda scarsa contribuiscono alla caduta dell’inflazione, e i modelli dalle Bce hanno sovrastimato l’inflazione per molto tempo a causa di assunti sbagliati», tra i quali il tasso di disoccupazione. Previsioni confermate per il primo TLTRO: «Lo scorso giovedì 255 banche hanno partecipato al primo TLTRO per un totale di 82,6 miliardi di euro. Questo è nella forchetta che ci aspettavamo basandoci sui comportamenti delle banche durante altri programmi». Draghi trova il tempo anche per rispondere all’eurodeputato 5 stelle Marco Valli che gli aveva chiesto «quando la Bce smetterà di prendere decisioni favorevoli agli ‘amici’ della City e di Wall Street?»: «Quando prendo le decisioni di politica monetaria -ha risposto Draghi – non penso agli amici nella City o a Wall Street ma ai cittadini europei, all’inflazione, alla crescita, alla disoccupazione».

E sempre a proposito di crescita si è tenuto oggi l’atteso faccia a faccia fra la Cancelliera Angela Merkel e il premier francese Manuel Valls. «Noi faremo le nostre riforme, ma abbiamo bisogno di più fiducia da parte della Germania» questa la richiesta del Premier francese in Conferenza Stampa, pronta risposta della Cancelliera: «Dobbiamo rispettare quello che abbiamo concordato» citando il patto di stabilità, «che contiene della flessibilità. Ci sono diverse possibilità – ha aggiunto la Merkel  di generare crescita anche senza soldi aggiuntivi,  la Germania ha dimostrato che si può consolidare le finanze e generare crescita», citando l’abbattimento della burocrazia e l’agenda digitale.

Nuove (sempre le stesse) raccomandazioni arrivano dall’Unione Europea, che in un rapporto afferma che le riforme strutturali raccomandate da Bruxelles vanno avanti nei Paesi “vulnerabili” e si vedono i primi segnali incoraggianti, soprattutto in Spagna e Portogallo. «L’Italia è la Grecia sembrano rimanere indietro, in particolare l’Italia ha fatto progressi nella semplificazione delle regole per le imprese e sta cominciando a vedere qualche beneficio tangibile, anche se lo slancio per le riforme sembra rallentato».

L’Italia, afferma Bruxelles «ha mostrato sforzi significativi per le riforme negli ultimi tre anni, dopo diversi anni di relativa inattività». In particolare, «lo slancio per le riforme» si è concretizzato «dalla fine del 2011 ed è durato circa fino alla metà del 2013. Durante questo periodo le riforme adottate hanno riguardato diversi settori». Uno stretto controllo sulla loro attuazione è ora necessario «per assicurare che miglioramenti concreti siano raggiunti». Infatti, «in alcuni casi l’adozione della legislazione secondaria è ancora pendente oppure è richiesta l’azione di altri livelli di governo perche le riforme siano pienamente attuate». L’attuale agenda delle riforme, ricorda Bruxelles, comprende iniziative nel settore del “business environment”, della semplificazione amministrativa e dell”efficienza della pubblica amministrazione. «Se attuate pienamente ed efficacemente, queste riforme possono contribuire a migliorare la competitività e ad affrontare alcuni ostacoli di lunga data alla crescita», conclude il rapporto

Sempre oggi sono arrivati oggi i tanto attesi dati dell’Istat sul PIL nominale del 2013 ricalcolato con il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010). L’istituto di statistica ha rivisto al rialzo del 3,8%, rispetto ai dati diffusi a marzo. I tassi di variazione del Pil per gli anni recenti hanno subito invece  revisioni molto contenute. In particolare, il tasso di variazione del Pil in volume del 2013 è risultato identico a quello stimato a marzo 2014; quello relativo al 2012 è stato rivisto al rialzo da -2,4% a -2,3%. Nel 2013 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.618.904 milioni di euro correnti, con una riduzione  dello 0,6% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è diminuito dell’1,9%.

In particolare, spiega l’Istat, nel 2013 il valore del Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.618.904 milioni di euro correnti, in calo dello 0,6% rispetto al 2012. In termini di volume il Pil segna una diminuzione dell’1,9%. Nel 2012 si era registrato un calo pari al 2,3%. La diminuzione del Pil nel 2013 è stata accompagnata da un calo del 2,7% delle importazioni di beni e servizi, che ha accentuato la contrazione delle risorse disponibili, risultata pari a -2,1%.

Dal lato degli impieghi si registrano flessioni sia dei consumi finali nazionali (-2,3%), sia degli investimenti fissi lordi (-5,4%). Un contributo positivo alla variazione del Pil (+0,9 punti percentuali) è venuto dalla domanda estera netta, mentre è risultato ampiamente negativo l’apporto della domanda nazionale (-2,9 punti percentuali) e nullo quello della variazione delle scorte. Il deflatore del Pil è aumentato dell’1,4%, il deflatore della spesa delle famiglie residenti dell’1,2% e quello dei consumi interni dell’1,3%; l’incremento del deflatore degli investimenti fissi lordi è stato dello 0,5%. La ragione di scambio con l’estero nel 2013 è migliorata significativamente, per effetto di una diminuzione dell’1,8% del deflatore delle importazioni di beni e servizi e dello 0,1% di quello delle esportazioni. Scende invece il dato del debito pubblico 2013, ricalcolato dall’Istat secondo in nuovi criteri europei: si attesta al 127,9% del Pil. Era il 132,6% secondo il vecchio sistema di calcolo.

Commenti non positivi arrivano dai presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: «Nonostante il nuovo discutibile sistema europeo dei conti nazionali, il pil relativo al 2013 non cambia: l’Istat conferma oggi che il tasso di variazione del Pil in volume rimane pari al -1,9%. Un dato drammatico che aggrava il pessimo risultato già registrato nel 2012, con una contrazione del -2,4%». Il quadro «conferma le gravissime condizioni del sistema economico del nostro Paese, già dimostrate da numerosi dati, primi su tutti quello relativo all’andamento dei consumi (-10,7% nell’ultimo triennio secondo le stime dell’Onf – Osservatorio Nazionale Federconsumatori) e quello relativo all’occupazione, in particolar modo quella giovanile».

«Un andamento ancora più sconfortante – chiariscono Trefiletti e Lannutti – se si pensa che tale risultato emerge dall’adozione delle nuove regole europee che prevedono di includere nel Pil i contributi che derivano da commercio di droga, prostituzione e contrabbando di sigarette, elevando di fatto tali attività illecite al rango di quelle regolari. Migliora leggermente, invece, la situazione sul fronte deficit/pil, che si attesta al 2,8% invece che al 3% risultato dalle precedenti stime. Il parallelo tra questi dati – chiudono Trefiletti e Lannutti dimostra chiaramente come il rispetto dei vincoli non sia la priorità assoluta, così come non lo sono le discussioni sull’abolizione di importanti diritti dei lavoratori. La priorità è la crescita, l’aumento del potere di acquisto delle famiglie ridotto ormai allo stremo, lo sviluppo e l’apertura di nuove prospettive per un Paese che si allontana sempre di più dalla ripresa».

Con il nuovo calcolo la pressione fiscale è scesa al 43,3 per cento, 0,5 punti in meno rispetto al dato calcolato con la vecchia procedura, lo ha detto il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bertolucci: «Ma la pressione fiscale reale- dice il segretario della Cgia – vale a dire quella che grava sui contribuenti onesti, che si misura togliendo dal Pil nominale il ‘peso’ dell’economia non osservata, si colloca appena sotto il 50 per cento, attestandosi, secondo una nostra stima, al 49,4 per cento. Un carico fiscale spaventoso».

Non arrivano coccole dall’editoriale del Financial Times, che definisce il debito italiano un fardello. «La situazione economica italiana – si legge nel pezzo di  Wolfgang Munchau – è  insostenibile e porterà a un default sul debito a meno che non ci sia un improvviso e duraturo cambiamento nella crescita. Se così non fosse, il futuro dell’Italia nell’eurozona sarebbe in dubbio, e di fatto il futuro dell’euro stesso». Secondo Munchau all’Italia «mancano gli strumenti di politica monetaria per invertire la rotta della crescita, essendo affidati alla Bce, al contrario, ad esempio, di quanto succede in Giappone».

Le riforme economiche «possono contribuire alla crescita nel lungo periodo ma è un po’ ingenuo pensare che l’economia ripartirà miracolosamente a crescere una volta che le imprese potranno licenziare il loro personale».  Per questo, l’Italia necessita di cambiare il sistema legale, di ridurre le tasse alla media Ue e di migliorare l’efficienza della P.a.  Secondo l’editorialista, «le speranze migliori risiedono nel programma di acquisto bond della Bce, perché siamo in una situazione in cui abbiamo bisogno di un’azione politica estrema e coordinata per permettere all’Italia di crescere, sostenere il debito e in definitiva rimanere dentro l’Eurozona».

Non arrivano notizie positive neanche dall’Istat, scende infatti  il fatturato dell’industria a Luglio – 1% rispetto a Giugno, giù sia il mercato estero sia su quello interno (rispettivamente -1,4% e -0,9%). Parametrato  sui tre mesi precedenti – scrive l’Istat – l’indice complessivo risulta in calo dell’1,3% (-1,3% per il fatturato estero e -1,2% per quello interno). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 23 come a luglio 2013), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dell’1,3%, con un calo del 2,2% sul mercato interno e un incremento dello 0,5% su quello estero.

L’Istat segnala come gli indici destagionalizzati del fatturato facciano segnare rispetto a giugno le maggiori flessioni congiunturali per l’energia (-5,8%) e per i beni intermedi (-1,2%).  L’indice grezzo del fatturato cala, in termini tendenziali, dell’1,3%: il contributo più ampio a tale flessione viene dalla componente interna dei beni intermedi. Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali (+7,8%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,4%). Per gli ordinativi totali, si registra una variazione negativa congiunturale dell’1,5%, dovuta a flessioni del 2,1% degli ordinativi esteri e dello 0,9% di quelli interni. Nel confronto con il mese di luglio 2013, l’indice grezzo degli ordinativi segna una diminuzione dello 0,7%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+12,8%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-6,2%).

Sempre in tema di Industria, quello alimentare è stato secondo Coldiretti un Flop. Giù dell’1,7% il fatturato nell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco per effetto della diminuzione dei consumi interni che non sono compensati adeguatamente dall’andamento positivo delle esportazioni, anche a causa di una estate flop con vacanze low cost e con i consumi condizionati dal maltempo. A cambiare – secondo Coldiretti – è in realtà anche il livello qualitativo degli alimenti acquistati con una tendenza a preferire i cibi a basso prezzo che non sempre offrono le stesse garanzie di qualità alimentare. Una conferma – conclude la Coldiretti – viene dal fatto che le vendite dei cibi low cost nei discount alimentari sono le uniche a far segnare un aumento consistente nel commercio al dettaglio in Italia.

I giovani senza lavoro sono 701 Mila, solo 400mila gli avviamenti tramite apprendistato e vi sono circa 400mila posti disponibili che non si riesce a coprire, fra cui 230mila specialisti in informatica, Tlc ed e-business (nel 2015 ve ne saranno 440mila), 60mila infermieri, 50mila in agricoltura e 35mila posti nei settori manuali, dai commessi agli operai artigiani fino ai contabili.  Questo il quadro non incoraggiante presentato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro che denuncia «la complessità delle regole per chi deve avviare contratti di lavoro e il non adeguato funzionamento dei servizi pubblici per l’impiego».

E per quanto riguarda i pagamenti della Pubblica Amministrazione il Presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello afferma che  «non sono avvenuti come avremmo voluto. E’ stato elargito poco più del 50% delle risorse. Colpa probabilmente del meccanismo burocratico».  «Ho scritto – continua Dardanello più di 4 milioni di lettere alle imprese per spiegare come accedere alla procedura di pagamento e sulle imprese che non hanno presentato la richiesta per ottenere i pagamenti. Si può morire di tante malattie ma anche di anoressia. C’e’ un fenomeno di stanchezza anche da parte delle imprese».

Chiusura in netto calo per la Borsa di Milano, con l’indice Ftse Mib che perde l’1,43% a 20.673 punti, lo spread oscilla intorno ai 136 punti.

 

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