martedì, Settembre 28

Draghi: quando lo stile fa la differenza Il Presidente del Consiglio, in due giorni al Parlamento, smantella Conte e mostra come ora è pronto a fare sul serio

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L’emozione scompare, ora si fa sul serio, siamo in ballo. Questo sembra dire la magistrale replica al Senato di Mario Draghi.
Magistrale, sì, proprio così.

Ha riconosciuto i meriti di Giuseppe Conte, racconta molta stampa e tutta quella pro-stellini. Sarà, ma io la vedo in un altro modo, che si collega a quel ‘magistrale’. Siamo su un altro terreno, altra qualità, altra cultura e perfino altra sottigliezza. Sì, i nostri politici e i nostri giornalisti, non ci sono abituati, dovranno lavorare un po’ per farlo e non molti ci riusciranno. Lo ha ringraziato per il lavoro svolto, non ha detto, in riferimento al lavoro, ‘bene‘, solosvolto‘.
Ha ringraziato con un sorriso appena accennato (anzi, forse nemmeno quello) chi poche settimane prima, con quei modi sprezzanti, offensivi, narcisisti, pasticciati, lo aveva liquidato con un «è stanco, l’ho visto, vuole riposare». Una frase volgare, rozza e violenta (quante volte ho detto, e ripeto, che in Conte ciò che mi colpisce è la violenza, uguale a quella del suo ‘compare’ avversario Matteo Renzi?) tesa a liquidare un possibile avversario. Una cosa che, perfino nella nostra politica da cortile, non si fa, non a quel modo, pure se determinata anche dalla paura. E oggi, Draghi, lostanco‘, lo ringrazia per il lavoro svolto e lo smantella, dolcemente, delicatamente, senza urli o insulti e senza citazioni da Google (vabbè, quella cosa di Cavour, sì, se la poteva risparmiare), smonta quasi tutto e lo ringrazia. E oggi, circola una foto, di Luigi Di Maio che, in favore di telecamera, si rivolge a Draghi per fingere di dirgli qualcosa e Draghi che si protende per fingere di ascoltarlo. Dopo aver detto, in pratica, che di politica internazionale si potrà occupare poco, fatta eccezione per quanto attiene ai problemi economici. Ma ci tornerò.
Se non si coglie in quella frase tutta l’ironia e lo sprezzo che c’è, siamo proprio nei guai.

Come, ma forse sono io che vedo e sento fischi per fiaschi, quel riferimento ripetuto nella replica, alla necessità di informare per tempo, subito letta dalle grandi firme, come una stangata a Roberto Speranza. È un’altra pasta, non avete capito. Ha detto serenamente che se ne assume la responsabilità: si è scusato lui, personalmente, non ha aggiunto una allusione a chi ha deciso, a chi è colpevole, a chi ha fatto senza avvertire: non ha fatto la cosa più usuale tra i nostri politicanti, non ha fatto scaricabarile. Ha detto solo che la prossima volta farà in modo che non accada: punto! È un salto millenario!
Magistrale, dicevo, perché ha condensato la sua risposta, puntuale e precisa, in dieci minuti, forse quindici. Questa volta, niente emozione. Qui faceva il suo lavoro e lo faceva bene, era padrone della situazione. Si è visto nitidamente che stava lavorando e lavorando bene. Dopo una giornata che avrebbe ucciso un elefante!

Al solito, poi, la ‘maggioranza bulgara‘ (quando cominceranno i bulgari a fare note diplomatiche di protesta?) per dire … già per dire che cosa? che anche i partiti più ostili a lui lo hanno votato. E che c’è di strano? Quel Governo nasce su richiesta esplicita di Sergio Mattarella di superare le divisioni e cooperare al fine comune, che in questo momento è la salvezza dell’Italia, ma proprio la salvezza fisica, da questa maledetta epidemia. E c’è bisogno dei bulgari per rimboccarsi le maniche e remare a perdifiato? No, non ce ne è bisogno, ma probabilmente nemmeno delle primule e fantasie varie: c’è bisogno di vaccini e di distribuirli ovunque possibile e subito. Ma mica ha detto che li farà lui i vaccini o che ne va a comprare qualche dose di nascosto. Una critica a Domenico Arcuri (peraltro troppo sovraccarico) e alla sua politica di organizzazione della distribuzione dei vaccini? Sarà… La stampa, fino a ieri osannante Arcuri, ora lo azzanna, ma a me non pare che Draghi abbia detto che lo vuole fare fuori, ma solo che vuole distribuire tutti i vaccini e prima possibile. Se poi Arcuri verrà beccato in qualche pasticcetto, sarà altra cosa, ma ora come ora è lui che ha in mano l’organizzazione e sarebbe da pazzi togliergliela e mettere su un’altra organizzazione che dovrebbe ricominciare da capo. No, non credo. Forse saranno eliminati i padiglioni, se si riuscirà ad avere le dosi necessarie dei vaccini che non richiedono congelatori mostruosi. Francamente anche qui, mi permetto di dire, si esagera per lamentarsi e prendersela con qualcuno: sta in fatto che tutti i vaccini ricevuti sono stati somministrati, se non ce ne sono più non è colpa delle primule, ma della signora von der Leyen!
Ecco, qui forse ha mancato Draghi, nella risposta. Secondo me non lo ha fatto solo per opportunità diplomatica, in un Parlamento dove è sostenuto dagli odiatori dell’UE. Se è così, e credo proprio che sia così, ha fatto un errore, ma sono certo che la signora von der Leyen non tarderà a sentirne la voce.

Sui migranti, infine. Sì, ha aggiunto una parola di più, parlando e insistendo sulla necessità di concordare con gli altri Paesi europei una distribuzione programmata dei migranti. La cosa l’hanno sempre detta tutti, ma stavolta Draghi ha la delega per i rapporti con l’UE e forse potrà fare di più, ma certo sarebbe stato opportuno insistere su ciò. Siamo alle soglie della Primavera e ricominceranno gli arrivi, e ricomincerà il problema. Meglio affrontarlo prima e subito.
Ma il problema è più ampio e complesso di quanto non sembri. E ha due aspetti. Uno è quello umano, civile: l’Italia non può permettere di essere anche lontanamente responsabile del fatto che migliaia di persone vengano ricattate e maltrattate in Libia e altrove nella speranza di fare la traversata, e non può permettere di essere di fatto responsabile del loro affogamento. E qui entriamo in un campo delicatissimo che, anch’esso, è stato trattato solo di sfuggita da Draghi: la politica estera, almeno mediterranea. Perché il problema migranti è strettamente collegato alla nostra presenza sulla scena internazionale e in particolare alla nostra capacità di influire.
A mio parere è inammissibile che il controllo delle rotte dei migranti siaaffidato a navi di organismi privati, per di più sequestrate con varie scuse: anche su ciò, che è uno scandalo, si dovrà fare chiarezza, subito. Il compito spetta alla nostra Marina, che, quando vuole e può, sa fare benissimo e con umanità e razionalità il suo mestiere … è ora che la nostra Guardia costiera torni in mare.
Ma ci torni in forza, perché è inammissibile che i nostri pescherecci vengano sequestrati e diventino arma di ricatto verso l’Italia, ed è inammissibile (ma specialmente inopportuno) che, in pratica, lungo le nostre coste, nel nostro ‘mare nostrum’, dilaghino e navighino in lungo e in largo navi da guerra, fregate, cacciatorpediniere, sommergibili, turchi, egiziani (e magari le fregate gliele vendiamo pure), russi, ecc., mentre le nostre navi stanno in porto ad arrugginire.

L’Italia deve riprendere e fare valere il proprio ruolo internazionale e in particolare il proprio ruolo di principale interessato al Mediterraneo, e quindi alla Libia e non solo. Si tratta di avere voce in capitolo, con ciò che me consegue, non di mettersi a fare la guerra. Ma il Mediterraneo meridionale sta diventando davvero un problema. E, oltre ciò, occorre capire e chiarire e dichiarare, quale sia la nostra posizione sul regime turco e ungherese e polacco e egiziano, quale sia la nostra posizione sulla questione palestinese, quale sia la nostra posizione con riferimento alla Siria, all’Iraq, allo Yemen, all’Etiopia ecc. E per di più non basta parlare di ‘fedeltà atlantica’. Si deve bene chiarire la ‘nostra’ posizione (e se possibile quella europea) sui rapporti con la Russia e con la Cina.

Oggi possono apparire questioni marginali, ma fra qualche anno, se riusciremo ad uscire dall’epidemia e dalla distruzione dell’economia fatta dei governi degli ultimi trent’anni, diventeranno determinanti e faranno la differenza tra il riuscire a restare una potenza mondiale rilevante e diventare una potenza di serieb‘.

Il futuro dell’Italia, quello di cui ha parlato Draghi (l’unico a farlo negli ultimi decenni, mentre Renzi straparla di diventare il Macron italiano … che distanza siderale!), dipende anche da quello. E ha dimostrato di avere le idee per farlo, che poi ci riesca è altro problema.

Ma ha già cambiato tutto in tre parole: non ha ripetuto il discorso alla Camera, e nella replica lì, ha citato le risposte già date al Senato. Per dire che basta un po’ di buon senso per superare i presunti ‘orrori’ del bicameralismo. Alla Camera, inoltre, dice cose molto importanti: il riferimento alla corruzione, facilitata dalle lungaggini burocratiche, con la proposta (devastante per molti dipendenti della PA) di trasparenza della PA e diritto (sì, diritto!) del cittadino a seguire non solo le proprie pratiche (e sarebbe già una rivoluzione), ma anche il modo in cui lavora, funziona e risponde la PA: ci vorrebbe un Ministro della PA, però.

Per il futuro continuo a chiedermi se intende davvero correre per il Quirinale. Poi c’è un problema: Draghi il mago, Draghi il santo, Draghi quello che risolve tutto. No, sarebbe stupido, perché ci vuole la politica, ma si vede riformare dalla base, e ne riparleremo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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