venerdì, Luglio 30

Draghi pronto ad intervenire ancora field_506ffb1d3dbe2

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EZB-Präsident Mario Draghi

La Bce è pronta a intervenire con altre misure straordinarie di rilancio, come l’iniezione di nuova liquidità nel sistema bancario. Ma Mario Draghi ha assicurato che l’istituto di Francoforte concederà prestiti a tassi vantaggiosi alle banche, nell’ambito di un piano sulla falsa riga del programma LTRO già varato in passato, se queste ultime se ne serviranno per alimentare la ripresa dell’economia reale e non solo per accumulare bond sovrani come fatto sin qui.

Se la banca centrale, che ha mantenuto i tassi invariati ai minimi storici dello 0,25% come previsto, decidesse di varare un nuovo piano che prevede la concessione agli istituti di credito di prestiti a tre anni all’1%, «dobbiamo essere sicuri sia usato per l’economia, che non vada a sussidio della formazione di capitale bancario con il carry trade». Lo ha dichiarato il banchiere romano durante la sessione domanda e risposta nella conferenza stampa tradizionale che segue la decisione sul costo del denaro.

Nel ricordare che durante la riunione vi è stata una breve discussione sull’ipotesi di imporre un tasso negativo sui depositi, Draghi ha sottolineato che spetta ai Governi fare di più. Le politiche di risanamento dei conti pubblici nell’Eurozona dovrebbero favorire la crescita e avere un’ottica di medio termine, «minimizzando gli effetti distorsivi» di un aumento delle tasse. L’appello è rivolto anche all’Italia, che nei giorni scorsi ha incassato le critiche della Commissione europea per la sua legge di Stabilità troppo timida e incentrata sull’alleggerimento del carico fiscale sui beni personali, come la casa, e non su quelli produttivi.

Negli Stati Uniti per una serie di incontri istituzionali, ma anche – o meglio soprattutto – per promuovere l’Italia, il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha parlato di interesse di Wall Street per i Btp nostrani. «Per gli investitori esteri e americani in particolare, c’è un interesse operativo tradizionale sui nostri titoli di Stato, perciò vogliono vedere chiaro nella politica del debito pubblico e nella gestione del deficit».

A colloquio con il quotidiano ‘La Repubblica’ Saccomanni dispensa un ottimismo malriposto. a giudicare dagli ultimi dati macro. Secondo i dati Eurostat relativi al 2012, in Italia il 29,9% della popolazione rischia di diventare povero, in Grecia il 34,6%. Il potere d’acquisto delle famiglie italiane, nel frattempo, è calato di quasi cinque punti percentuali l’anno scorso.

L’interesse rinnovato nei confronti dei Btp cosituirebbe indubbiamente un elemento positivo per Roma. Peccato però che, dopo qualche ora sia arrivata la nota di Moody’s, in cui l’agenzia di rating afferma che le compagnie assicurative italiane «presentano un notevole rischio di concentrazione in titoli sovrani e la qualità dei loro attivi è dipendente, in larga misura, dalla qualità del credito sovrano italiano».

In un rapporto, l’agenzia di rating mette in evidenza come oltre il 50% degli attivi sia investito in emissioni di debito sovrano italiane, pari a circa 240 miliardi di euro al 30 settembre. Insomma, un’esposizione eccessiva, secondo Moody’s, che si traduce di conseguenza in un campanello d’allarme generale per tutti coloro che vogliono puntare troppo sul debito italiano.

Le banche presentano una situazione di rischio analoga, che alimenta il rapporto incestuoso tra debito sovrano e privato. A settembre il portafoglio di titoli di Stato italiani in mano agli istituti di credito era pari a 394,1 miliardi, in rialzo del 19% (63 miliardi) dai 331,1 miliardi di fine 2012. Nello stesso periodo il debito pubblico è salito del 4% (80 miliardi) a 2.068 miliardi da 1.988 di fine 2012. I massimi storici sono stati toccati lo scorso giugno con un portafoglio delle banche italiane a 401,7 miliardi e il debito pubblico a 2.076 miliardi.

Saccomanni ha precisato di aver «percepito una disponibilità a investire dagli Stati Uniti, a gestire anche crediti in sofferenza, come è stato fatto per altri Paesi europei. Questo significa che non c’è bisogno di creare una ‘bad bank’ sistemica», da gestire con fondi pubblici nazionali o europei, perché questa problematica si può affrontare con risorse private. Attirare fondi privati «ci consentirebbe di alleggerire i bilanci delle nostre banche da queste sofferenze e di conseguenza liberare risorse per erogare crediti nuovi all’economia italiana».

La speranza di Saccomanni è dunque che le banche americane facciano qualcosa per liberare gli istituti di credito italiani dal giogo delle sofferenze bancarie. Il ministro ha precisato di aver presentato a New York «l’intera strategia economica italiana: legge di Stabilità, spending review, gestione dell’evasione fiscale pregressa, misure per il rientro dei capitali esportati illegalmente. Poi ci sono interessi specifici: il nostro patrimonio immobiliare; le sofferenze delle banche».

E, riguardo alla questione spinosa del debito pubblico, il capo del Tesoro ha spiegato agli americani che «l’aumento nel rapporto debito/Pil deriva dall’accelerazione dei pagamenti dovuti dalla Pubblica amministrazione alle imprese, fatta con il consenso di Bruxelles e dal nostro contributo per aiuti ad altri Paesi dell’Eurozona». Della responsabilità dell’Italia, nessun cenno.

Il Governo deve fare presto se vuole curare i mali cronici del Pase, la terza economia dell’area euro. Il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012, stando al bilancio sociale Inps presentato oggi. Solamente tra il 2011 e il 2012 il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012).

Brutte notizie anche per il Presidente Francois Hollande: il tasso di disoccupazione in Francia è salito nel terzo trimestre all’10,5%, raggiungendo i massimi dallo stesso periodo del 1997. La seconda potenza economica d’Europa, cruciale per la buona riuscita del progetto dell’euro, ha visto un rialzo del numero dei senza lavoro costante negli ultimi nove trimestri. Il segnale preoccupa l’Eliseo, che però cerca di gettare acqua sul fuoco dicendo che l’economia si trova in «una fase di stabilizzazione che rimane molto fragile».

I numeri dell’Insee, l’istituto francese di statistica, fotografano un leggero aumento (+0,1 punti) del tasso di disoccupazione a luglio, agosto e settembre. A livello annuale, il tasso di disoccupazione è in aumento di 0,6 punti percentuali. Moody’s nel frattempo ha alzato a ‘stabile’ le sue previsioni sulla qualità del credito spagnolo. Una magra consolazione per le autorità di Eurolandia, che nel suo insieme continuano a ricevere notizie scoraggianti rispetto alle loro aspettative di stabilizzazione della ripresa.

 

 

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