domenica, Settembre 26

Draghi, mission possible (imprescindibile): sconfiggere la stupidità Nel suo intervento alla Camera -una lezione di buon gusto, serietà e diritto costituzionale- Draghi lo dice chiaramente: il governo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), secondo Costituzione, spetta a lui, solo a lui, non al Parlamento, e dovrà sconfiggere la stupidità per portarlo a termine

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Sempre entusiasticamente breve; sempre assolutamente privo di retorica; sempre ironico, auto-ironico (che è la virtù delle persone intelligenti) e caparbio nel correggere anche sé stesso quando usa inutili parole inglesi e si corregge quando dice ‘monitorare’ e spiega ‘controllare’ … ma ironico e sottilmente critico (secondo me uno schiaffo, no un buffetto sulla guancia del ragazzino, non scugnizzo, per carità, quella è roba seria) quando dice ‘family act’ e fa una risatina appena accennata.
Sto parlando, naturalmente, di Mario Draghi, nel suo intervento alla Camera di ieri -le Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Non ironico ma sferzante, quando aggiunge di avere fiducia negli italiani, e nello sperare di sconfiggere la stupidità per portare a termine il piano (il famoso PNRR, una lettura che mi sento di consigliare).

Notate bene: al Parlamento dedica poco più di un ringraziamento di prammatica, e, … ironico, lo ringrazia per il contributopoliticoe per la pazienza. Ironico? Eh, certo: ha iniziato il discorso subito dopo un paio di parlamentari che lamentavano la scarsa consultazione del Parlamento.
E gli impartisce, come fa speso lui sotto voce, una lezione di buon gusto, di serietà e … di diritto costituzionale.

Buon gusto. Ma che ci si aspettava da uno che è al Governo da tre mesi e si è trovato di fronte questo compito immenso, alle prese con una epidemia mostruosa, a discutere con dei signorotti locali di una stupidità e di un provincialismo da fare impressione, e costretto, solo per non fare dispiacere a Sergio Mattarella, a discutere ore e ore con dei figuri che manco l’agnellino della Juventus, sul ‘coprifuoco’ alle 22 o alle 23! Chi sa se quel riferimento alla stupidità fosse solo casuale. Che ci si aspettava che facesse in tre mesi, dovendosi ogni mattina sorbire pure gli sproloqui dei ‘giornalisti’ del ‘Fatto‘ e ogni sera il giornalista del ‘Fatto‘ di turno, che ripetono che questo è solo la fotocopia del piano di Conte, anzi, di Conte e Bonafede! Deve avere, Draghi, uno stomaco di ferro: mi fa quasi invidia, anzi, mi fa invidia. Ci vuole una faccia di bronzo degna di miglior causa a protestare verso uno che ha fatto un lavoro enorme, cui ha aggiunto nonché la propria indubbia competenza, la propria faccia.
Eh sì, perché a Bruxelles, dove ci disprezzano da molto tempo, sono abituati a considerare le affermazioni e le promesse italiane per quello che sono: bugie totali in un mare di frasi fatte. E sicuramente ci hanno provato anche con lui, signora Ursula von der Leyen inclusa. Ora devono stare zitti per forza, ma, non facciamoci illusioni, alla primastupidità‘, ce la fanno pagare: non dimenticate mai, i soldi ci sono e arriveranno, ma a rate, e la signora von der Leyen vorràvedere cammello‘. Se solo penso che uno dei ‘cammelli’ sarà una improbabile riforma della giustizia, con l’invenzione surreale dell’’Ufficio del processo‘, mi vengono i brividi. Io però conto su Draghi. Draghi? Sì, avete letto bene, Draghi.

Serietà, dicevo. Sostanzialmente puntuale, nonostante i disperati tentativi di Matteo Salvini e co. di farlo arrivare in ritardo, è arrivato puntuale. Ha parlato piano, senza retorica, senza citazioni (tranne quella inutile iniziale a De Gasperi, ma si sa, deve sempre pagare pegno a Mattarella e magari oggi anche a Letta) ha detto cosa si fa. Che volevate di più? Ha detto, secondo me, cose essenziali: la volontà di cambiare l’assistenza agli anziani e, al tempo stesso, la volontà di cambiare quella ai giovani, ai bambini e alle giovani coppie. Vi pare niente parlare di medicina sul territorio? Ve li immaginate Attilio Fontana e Letizia Moratti a torcersi sulle sedie, e sorvolo su Giovanni Toti (con una ‘t’, ma con due sarebbe meglio nella funzione) e sull’incredibile Eugenio Giani. Di Nino Spirlì meglio tacere, Nello Musumeci ha una bella barbetta e Vincenzo De Luca, mi dispiace di doverlo dire, ora mostra la corda e fa il saltimbanco. Ma insomma, vedremo, però ha detto quello che c’era da dire.

Diritto costituzionale. Eh sì, ci ritorno perché lo ho già detto: il nostro è un bellissimo sistema costituzionale, fondato -sì fondato- su una rigida divisione dei poteri. Al Governo spetta governare, al Parlamento spetta, … come ha detto Draghi?, fare politica. Lo ha detto chiaro chiaro, ringraziando il Parlamento per i suggerimenti politici. Il senso è, o potrebbe essere, che vuole fare esattamente così: lui governa, il Parlamento dà gli indirizzi politici, ma è lui che governa.
Non per nulla ha ironizzato sulla ‘governance’, cioè, ha detto, sul governo del piano e del resto. Per dire -almeno spero- che il governo del piano oltre che del Paese spetta a lui, e non al Parlamento. Che potrebbe essere (continuo nel condizionale, perché non so davvero se riuscirà a tenere il punto) una grande cosa: un modo per dire che non si faranno appalti divisi un tanto a te e un tanto a me, dove te e me sono gli amici e gli amici degli amici.
Spero che sia davvero così, spero di non avere avuto un abbaglio. Spero.
Spero perché gli italiani, quelli seri, ironici e non stupidi, dipendono da questo: il nostro collo, l’integrità del nostro collo, dipende da questo e solo e tutto da questo. Sapremo diventare, o meglio tornare ad essere, quel Paese serio, moderno e civile che potremmo essere senza l’odore nauseabondo di un ceto politico che andrebbe mandato a casa in massa, tutto e subito, garanti inclusi. Quello che non ho capito è se il Governo ha capito che o punta davvero sulla serietà e la voglia di rinascere degli italiani -ma quindi non di tutti gli italiani (24 ore prima al Museo storico di via Torquato Tasso, celebrando la memoria di chi lottò per la libertà, aveva detto che dobbiamo ricordarci che «non fummo tutti, noi italiani, ‘brava gente’»)-, o l’osso del collo noi ce lo rompiamo, lui, Draghi, magari no, ma noi magari sì.

Abbiamo una occasione storica unica, irripetibile. Mentre scrivo mi viene in mente una frase terribile di un poemetto satirico di Daniel De Foe (sì, quello di Robinson Crusoe), che in ‘True-born Englishman‘ (un inglese purosangue, come dire, un vero inglese) nel descrivere l’’orgoglio’ (lo sciovinsimo) dei francesi e l’ubriachezza dei tedeschi (lo dice lui, io non c’entro, non prendetevela con me) dice degli italiani «Lust chose the torrid zone of Italy, where blood ferments in rapes and sodomy … » anche se molti Lord nascono da ‘Italian whores’ (solo l’auto-ironia inglese, può dirla così) per poi dire «There nature ever burns with hot desires», … devo tradurre? No, ma chi sa che quei desideri che ci bruciano, secondo lui, non si risveglino oggi, piuttosto che per generare Lord, per scacciare la stupidità.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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