venerdì, Settembre 17

Draghi, l’europeo Negli interventi di ieri, Draghi ha detto chiaro il suo vero progetto, che non passa dal Quirinale. Lui si propone di realizzare ciò che finora non si è riusciti a fare: 'completare' l'Unione, fare l'Europa forte «dal punto di vista economico, diplomatico e militare»

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So bene che la cosa peggiore che si possa fare parlando tra persone civili, è dire, magari anche senza gonfiare il petto, “guardate come sono bravo, lo avevo detto io!”. E so bene che se fossi uno di quei giornalisti iscritti all’OdGF (ordine delle grandi firme), non solo potrei farlo, ma sarei fortemente invitato a farlo. Ma non sono uno di loro.
Ciò non toglie che, nel leggere ieri di un breve e come sempre concretissimo ‘messaggio‘ del Presidente Mario Draghi al Forum economico Italo-Tedesco dal titolo ‘Ripartiamo con l’Europa!‘, ho pensato “eccolo, ve lo avevo detto io!”.
Mi spiego meglio, e scusate le troppe ironie fin qui. Il Forum è stato un appuntamento interessante per il confronto tra le esperienze e la vita economica italiane e tedesche. Il motto scelto è molto interessante: «crescere zusammen»: una parola italiana e una tedesca, quella tedesca significainsieme‘. ‘Crescere insieme‘.

Sarà magari una cosa comune o normale, ma in bocca ad un tedesco quel ‘zusammen’ non credo proprio che sia usuale, come credo, in verità, che mai lo sia per un tedesco che, per lo più, pensa di sé quanto di meglio si possa e degli altri il peggio possibile; degli italiani poi … beh, lasciamo correre. Ma quel motto colpisce proprio per quello. Ci sono da qualche parte qualche tedesco, magari solo quello che ha inventato il motto, e qualche italiano, idem, che si propongono di crescere insieme. Badate, non di lavorare, ma crescere.
Crescereè un termine che assume una valenza politica eideologicasignificativa: implica che si vogliacostruireinsieme una crescita. Che si voglia farlo non certo per generosità, ma per interesse, per avere cioè compreso che è interesse comune, vero interesse, quello di rimboccarci le maniche insieme e mettere insieme le caratteristiche, le potenzialità, le fantasie di entrambi, di fronte ad un futuro che appare oscuro come non mai. E la cui oscurità è stata aumentata ancora dalla sordida vicenda afghana, con la sconfitta clamorosa degli USA, ma anche dell’Europa, che porterà, come è sempre accaduto, ad una ancora maggiore aggressività, certamente in primis economica, degli ‘americani’.
Occorre, dice quel motto, unirsi lavorare insieme. I tedeschi cominciano a capire che il sogno di Angela Merkel della primazia tedesca in Europa e non solo è tramontato. Ed è tramontato certo per la conclamata debolezza europea di fronte alla pandemia. È tramontato per la evidente difficoltà diappoggiarsisugli USA per superare le proprie deficienze. È tramontata perché ci si rende conto da parte dei tedeschi e certo degli italiani -anche se purtroppo ancora molto poco da parte di molti, troppi altri- che i capitali dei singoli Paesi europei sono da ridere e che solo una Unione forte e coesa può rappresentare una alternativa ai giganti USA, Cina, Russia e fra non molto India.
Come spesso accade e come si dice, la ‘paura fa novanta’ e anche i tedeschi hanno oggi paura, specie perché temono di andare incontro ad un periodo di instabilità a causa della difficile e certamente debole, almeno per un po’, successione a Merkel, della quale solo ora si cominciano a misurare gli errori.

E Draghi?
Draghi, a mio modestissimo parere, ha detto, forse finalmente chiaro, il suo progetto reale, che non passa per la Presidenza della Repubblica. Draghi ha da molto, ma proprio molto tempo capito che o l’Europa diventa una potenza unica e unita, o affoga. Non si tratta solo di cooperazione economica, ma di unione e quindi innanzitutto di un salto politicoforte, radicale. In una parola, un po’ esplosiva forse, si deve fare un passo deciso verso una confederazione, o, meglio, una federazione.
Sarà un caso, ma i telegiornali pongono l’accento sulle parole accorate di Draghi sulla vaccinazione e sul green pass -per altro pronunciate in altri momenti della giornata e non nel messaggio al Forum- e poi quellepronunciate alla cerimonia di intitolazione dell’Aula magna di Bologna Business School a Nino Andreatta- sulla necessità di spendere bene i soldi del piano di rinascita. Ma non solo, e qui cade la prima mazzata durissima di Draghi -non contro Matteo Salvini e compagni liquidati con le tre parole sull’importanza dei vaccini e non per caso Salvini risponde a quello ma del resto non si accorge o mastica amaro in silenzio-: accettazione dei migranti rifugiati senza se e senza ma. Detta così è una bomba, sì, riferibile all’Afghanistan, ma … ascoltate bene.
Non si ferma qui, e il secondo colpo lo dà (ed è di una durezza senza precedenti) a Confindustria, agli industriali, quando dice che quei soldi del piano di rinascita vanno spesi «in maniera efficiente e onesta». Come a dire: niente più giochetti tipo Cassa per il Mezzogiorno e quant’altro.
Sembra poco? Draghi è un liberale vero, non è un buzzurro di destra alla Salvini e Meloni, né più o meno un Berlusconi, ma, sentite, nemmeno Renzi, quando pesantissimo dice che la crescita e lo sviluppo dell’Italia si è fermata almeno venticinque anni fa. Infatti dice che l’Italia deve «avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta ma anche più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita che abbiamo abbandonato un quarto di secolo fa».
E che si propone? Di fare il Presidente della Repubblica, papà degli italiani, senza potere o magari con qualche potere più o meno abusato?
Ma no, suvvia. Al Forum italo-tedesco dice: «Dopo i drammi della pandemia, vogliamo procedere uniti su un percorso di sviluppo rapido, inclusivo e sostenibile. Germania e Italia condividono lo stesso obiettivo strategico: il completamento del percorso di integrazione europea. Un’Europa più forte dal punto di vista economico, diplomatico e militare è il solo modo per avere un’Italia più forte e una Germania più forte». Parole chiare, chiarissime, di pietra per certi politicanti italiani e macigni per certi governanti stranieri, Sebastian Kurz in testa, ma anche Mark Rutte e, naturalmente, Viktor Orbàn.
Guardate bene, una crescitainclusiva e sostenibile‘, un dito nell’occhio (forse esagero? No, non credo proprio) di Carlo Bonomi: altro che padroni delle ferriere, come piacerebbe a quest’ultimo. Poiil completamento dell’integrazione europea‘: completamento, appunto. Dice chiaro che si propone di realizzare ciò che finora non si è riusciti a fare, ‘completare‘, cioè fare non uno ma più passi verso una confederazione. Una Europa, che, e qui arriva l’altro durissimo e chiarissimo messaggio, è un progetto politico forte: Europa forte «dal punto di vista economico, diplomatico e militare». Cioè economia e politica estera, sostenuta con un esercito credibile, cioè facendo a meno degli USA. Ma aggiunge, che solo così sia l’Italia che la Germania potranno essere più forti … dove? in Europa ovviamente.

Scusate se mi permetto, non iscritto come sono all’OdGF, se questo non è un programma politico chiarissimo e preciso, di livello europeo e forse non solo, che altro è? È lì che Draghi punta, e i nostri sovranistelli da strapazzo o affaristi da cortile sono avvertiti: Draghi vuole combattere su questo e per questo.
L’ostacolo? Curiosamente, ma anche terribilmente, l’unico ostacolo potrebbe essere la mancanza di un candidato serio alla Presidenza della Repubblica … ora candidati accettabili non ve ne sono. Sarà un caso, ma la ‘resistenza’ di Sergio Mattarella ad una rielezione, si fa sempre più debole: lo testimonia proprio il fatto che lo ripete ad ogni pie’ sospinto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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