domenica, Settembre 19

Draghi, le riaperture e la nebbia che torna salire Una conferenza stampa tra riaperture, PNRR, errori e silenzi. Una cosa è certa: se si apre tanto quanto si è detto, il 26 sarà folla ovunque, e controlli zero

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Mario Draghi alla fine ha parlato. Lo avevo auspicato.
Bene, ora diciamone qualcosa. Ma permettetemi di aprire con ciò che mi ha colpito subito, e fortemente: la maleducazione e l’arroganza.
Dopo una conferenza stampa di rara brevità e precisione, secca, chiara, semplice, l’addetto stampa della Presidenza (direi nell’interesse dei giornalisti, cioè per permettere al maggior numero possibile di giornalisti e quindi di testate di fare domande) invita i giornalisti a fare ciascuno una sola domanda. Bene, la prima ad intervenire, una femmina, una donna, quindi la perfezione, ne fa tre, non se ne vergogna, non chiede scusa, ne fa tre e basta. L’addetta stampa cerca di fermarla … ma niente da fare, e infatti dopo ci rinuncia (e Draghi la sgrida indirettamente!). Il secondo, un maschietto, ne fa due, con una piccola chiosa divertente: Draghi dice chiaramente che non ha capito la domanda … condivido, io sono una nullità, ma quella frase complicata non l’avevo capita neanche io. Ma questo è un altro discorso, attiene alla saltuaria padronanza della lingua italiana parlata e scritta: roba da Ministro della Pubblica Istruzione, se la padroneggiasse lui.
Ma ciò che è intollerabile è la maleducazione. Specie nel caso specifico. Di uno come Draghi che parla poco, chiaro e netto -anche troppo poco (e fa male, stavolta ha fatto male) … ve le ricordate le interminabili e involute conferenze del mitico Giuseppe Conte? beh, qui no. Magari è troppo breve, ma chiaro. E infatti poco dopo, ad una domanda, singola, di un giornalista, spiega ancora una volta cosa si intende per ‘debito buono’, non per caso citando Alitalia.
Ma il tema della maleducazione resta lì pesante sul piatto. Draghi non è un chiacchierone e se un giornalista (mi pare quello del TG2) gli fa quattro o cinque domande per di più confuse, involute, lunghe, veri comizi, il poveretto fatica a rispondere, se le dimentica ovviamente. La giornalista de ‘Il Sole 24 ore‘, cioè un giornale che dovrebbe essere concreto, ci ha messo tre minuti a porre tre domande, comprensive anche di una sviolinata a Draghi, quando ha espresso timori sul fatto che si parli di investimenti che poi non si faranno, ma per fortuna c’è lui!
Errore, invero, e chiudo sul punto che l’addetta stampa non abbia puntato i piedi, ma si sia limitata a dire che così non avrebbero potuto parlare tutti … ma si sa ognuno per sé, è la via maestra del nostro Paese.


Poi, a mio giudizio, Draghi ha commesso un errore grave. Ha difeso, per la seconda volta in pubblico, Roberto Speranza. Non doveva farlo, ha dato peso alle volgarità di Matteo Salvini e dei suoi manutengoli al Governo. In realtà ha indebolito Speranza. Davvero non capisco come una persona navigata come lui, non si sia reso conto, non si renda conto, che accettare di difenderlo equivale ad affossarlo, è un modo per dire che ha bisogno di essere difeso. Da che? E infatti il giorno dopo Salvini ha strillato più che mai. Sempre che, in realtà, Draghi non se ne randa conto benissimo.
Tanto più che le misure che lui ha annunciato brevemente per poi passare la parola a Speranza, erano chiaramente non condivise, e secondo me a ragione. Non voglio arrivare agli eccessi rumorosi della suocera Galli, ma dire riapriamo praticamente tutto il 26 Aprile, con oltre 400 morti e circa 20.000 infetti al giorno, mi pare una cosa abbastanza azzardata. Anche perché ha usato una espressione, qui non c’è dubbio, proprio sbagliata. Ha parlato dirischio calcolato‘. Ma se un rischio è calcolato, uno come lui in particolare dovrebbe saperlo, chi lo annuncia deve dare i numeri, sul serio. Deve, in altre parole, spiegare perché e con quali fondamenti conta‘, appunto conta, sul fatto che vi saranno pochi rischi.
Specialmente tenuto conto che ciò che conta sono i vaccini, che sono la base per poter parlare di sicurezza, o almeno di una certa sicurezza. E di vaccini, oltre alle fantasie irrefrenabili dei vari sedicenti governatori che vaccinano chi gli capita, ce ne sono pochi, e per di più -anche su questo il silenzio è stato pesante e quindi rumoroso- il problema di AstraZeneca, o ‘Astra-zeppola’ come lo chiamiamo a Napoli, c’è, è sciocco nasconderselo: molti ormai ne hanno paura, e la cosa, benché sballata e messa in gran parte in giro ad arte (lo so, è una cosa brutta che dico, ma ne sono profondamente convinto, e chi la mette in giro e ci soffia su non è Pfizer) induce molti a rifiutare il vaccino. Il che rallenta ulteriormente le cose già in pessimo stato, se è vero come è vero che ancora siamo lontano dall’aver ‘completato’ gli ultra-ottantenni e per i settantenni siamo appena all’inizio, ma specialmente dato che contro lo scandalo delle vaccinazioni agli amici non si è fatto nulla.
Certo, se poi nei prossimi tre mesi arrivano davvero i 54 milioni di vaccini annunciati ieri dal Commissario per il mercato interno Thierry Breton, e se i vaccinatori lavoreranno seriamente, allora le cose potrebbero anche cambiare.

Poco si è detto anche, anzi, in pratica nulla, sui controlli. Perché, lo sappiamo bene, benissimo, se si vuole aprire poi bisogna controllare, ma controllare sul serio e punire e punire sul serio chi non rispetta le regole. Insomma, Draghi e Speranza in che mondo vivono? Oggi, che è ancora tutto chiuso, di fatto è tutto… aperto; se passeggi in città, vedi folle di gente spesso senza mascherina; se sei in auto, sei imbottigliato nel traffico; se vuoi un caffè, lo prendi dentro, salvo a fare finta che te lo diano fuori. Insomma, oggi che dovrebbe essere tutto chiuso, è come per le ricevute fiscali, per le tasse, per i pagamenti col bancomat, ogni volta è una battaglia: poi arrivano Salvini e Renzi e dicono che non si devono pagare le tasse e via.

Se si apre tanto quanto si è detto, il 26 sarà folla ovunque, e controlli zero. Per di più fanno tutto insieme: almeno si poteva fare, che so, il 26 i ristoranti, il 28 le palestre, ecc. Poi, se Galli avrà avuto ragione non diciamo che è iettatore!
Ma poi, altro tema su cui Draghi e Speranza hanno taciuto, già lo abbiamo visto che succede. Lo abbiamo visto a Luglio, quando si è allentata la presa, e a Ottobre eravamo al disastro e non si è fatto molto e si è rovinato il Natale per pura stupidità. Poi si è ripetuta la performance per Pasqua e anche Pasqua è finita come è finita. Ora che facciamo, ripetiamo la stessa manfrina? Questa volta se si apre non si può richiudere subito, tipo Sardegna, questo lo capisce anche un cerebroleso.
Resta il fatto che, lo voglia o no, Draghi ha dato l’impressione di avere subìto le pressioni, o meglio la volontà, del rumoroso Salvini, cui, non a caso, fa seguito la solita corsa al rialzo di Renzi che vuole di più, di più di Salvini e se domani Salvini alza ancora l’asticella, Renzi la alza ancora di più. Mah, evviva il senso di responsabilità.

Infine, il piano di rinascita, che chiamano PNRR, tanto per farci vedere come siamo bravi.
Francamente ci aspettavamo i fuochi di artificio, io me li aspettavo di certo. E cosa ci ha detto? Che saranno aperti 54 cantieri con 54 commissari che saranno nominati da non so quale Ministro, e che apriranno (i cantieri, non i commissari e nemmeno il Ministro) a partire da due mesi fino a due o tre anni.
Questo è il piano di rinascita?
Guardate, parliamoci chiaro. Io ho molta fiducia in Draghi, almeno su questo. Credo che sia una persona seria. Anche se non condivido le scelte tutte su grandi opere (io avrei cominciato da quelle piccole, che si possono cominciare subito e generano un sacco di piccoli lavori, cioè il lavoro della gente che ha fame, ma tant’è), almeno mi sarei aspettato qualcosa di più preciso, di più analitico. E invece, solo tre parole. Certo, per non essere noioso, e poi noi chi siamo per dirci le cose precise: sono cose per addetti ai lavori. Già, a proposito di addetti ai lavori, quei 54 commissari da chi sono scelti, con quali criteri, con quale concorso pubblico? O è tutta una cosa tra amici e conoscenti … loro?

Potrebbe apparire che io cominci ad essere deluso da Draghi. Certo dopo la performance devastante in politica estera e quella di oggi, comincio a preoccuparmi sul serio. Certo, il segretario del PD-DC, il professor (credo che ambisca a quel titolo) Enrico Letta che fa le ‘agorà’ in concorrenza con quelle di Bettini, ha detto, velenoso, che questo Governo durerà fino al 2023, per dire che Draghi non andrebbe al Quirinale?
Mah. A Roma, mi pare, sta tornando la nebbia, e questa non è una buona cosa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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