giovedì, Dicembre 2

Draghi: «La situazione è difficile»

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La situazione si presenta sempre più difficile, lo dichiarato il Presidente della BCE Mario Draghi nel corso di un congresso a Francoforte. «La situazione dell’inflazione nell’Eurozona è diventata sempre più difficile, la Bce farà tutto quello che dobbiamo fare per alzare l’inflazione e le aspettative d’inflazione il più veloce possibile, e se l’attuale politica monetaria non è efficace abbastanza “aumenteremo la pressione ampliando ulteriormente i canali attraverso cui interveniamo».

 L’indice Pmi dell’Eurozona pubblicato ieri – ha detto Draghi – suggerisce che «una ripresa più forte è improbabile nei prossimi mesi, con i nuovi ordini in calo per la prima volta dal luglio 2013, la Banca centrale europea è impegnata a ricalibrare le dimensioni, il ritmo e la composizione degli acquisti di titoli, se necessario, per rispettare il proprio mandato, la politica di bilancio complessiva dell’Eurozona deve andare nella stessa direzione impressa dalla politica monetaria espansiva della Bce in modo da spingere la fiducia, e cioè coerente con le regole di governance fiscale».

Riforme strutturali, questo chiede il Presidente Draghi, l’Eurozona ha bisogno di «appropriate riforme strutturali per creare un ambiente imprenditoriale dove i nuovi investimenti siano attraenti, Il quantitative easing messo in piedi dalla Fed americana e dalla Bank of Japan hanno portato a una significativa svalutazione dei rispettivi tassi di cambio, anche in una situazione in cui i rispettivi rendimenti di lungo termine erano già molto bassi».

Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che la Commissione apprezzi l’impostazione italiana: «Mi aspetto – dice in una intervista al Financial Times che la Commissione comprenda e apprezzi la filosofia generale della politica economica seguita dal governo italiano, basata su un consolidamento fiscale favorevole alla crescita, dobbiamo renderci conto che corriamo il rischio di un nuovo rallentamento: non è dato per scontato che l’Europa possa uscire in fretta e con successo da questo scenario di crescita molto bassa». Criteri dubbi da parte di Bruxelles nel giudizio delle politiche fiscali, è stato – secondo Padoan- sottovalutato il Pil potenziale, per l’Italia Bruxelles ha fissato questo ‘output gap’ al 3,5% del Pil mentre per l’Ocse sarebbe nel 2014 pari al 5,1%. «Applicando il secondo dato, l’Italia sarebbe già oggi, e da tempo, in attivo strutturale oggi, saremmo – dice Padoan – in un mondo diverso e Bruxelles non avrebbe avanzato alcuna richiesta di risorse aggiuntive: non dovremmo fare nulla e questo cambierebbe molto  il raggio di azione del governo Renzi. Padoan invita alla prudenza nella definizione dei criteri metodologici su cui calcolare impegni e fabbisogni: Tutto questo – ammonisce – ha a che fare con risorse che toccano la vita delle persone, quindi non possiamo prenderlo alla leggera».

Avanti con le Riforme, questo chiede anche Padoan: «In Europa c’è bisogno di riforme strutturali, abbiamo bisogno di farle anche perché i numeri al momento non sono così incoraggianti, numeri che nessuno ha raggiunto e per me questo è anche un segnale che dobbiamo rivedere i modelli con i quali guardiamo alle cose». Riforme che tuttavia sono un’implementazione giorno dopo giorno, con leggi che devono essere trasformate in pratiche amministrative. «Questo – ha continuato Padoan – è un enorme lavoro che i governi devono fare, e cioè fare in modo che le leggi siano trasformate in azioni». Più investimenti pubblici «avere più investimenti pubblici è importante – ha aggiunto il Ministro – ma è solo una parte della storia. Il settore pubblico deve dare il via all’investimento privato, in un processo che, ha ripetuto, richiede non solo risorse ma anche opportunità per l’investimento».

La Commissione Europea respinge con forza le critiche lanciate da Padoan sull’ output gap. La Commissione Ue «non è al corrente di alcun piano a breve termine per rivedere il metodo di calcolo dell’ output gap». Queste le parole  del portavoce del presidente Junker, Margaritis Schinas, che  risponde così  a chi gli chiede se la Commissione ha intenzione di rivedere la metodologia dopo le critiche espresse anche dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. «E’ il risultato di un accordo fra tutti gli Stati c’e’ un gruppo di lavoro che continua a monitorare ma la Commissione non è a conoscenza di programmi per cambiare i parametri».

Anche il Presidente di Eni e Business Europe Emma Marcegaglia lancia dall’assemblea generale di BusinessEurope la richiesta di Riforme Strutturali: «Il quadro non è confortante, dall’inizio della crisi abbiamo perso sei milioni di posti di lavoro in Europa e e la situazione richiede un cambiamento: vorremmo dare un senso di urgenza a questo cambiamento»Rivolgendosi direttamente a Renzi, presente all’incontro, ha poi detto: «Deve continuare con le riforme strutturali a livello nazionale. Abbiamo detto ai nostri colleghi europei della riforma del mercato del lavoro che Lei sta portando avanti e che secondo noi rappresenta un cambiamento strutturale molto importante. Ma in Europa tutti i governi – ha aggiunto – hanno bisogno di riforme, bisogna procedere con le riforme strutturali anche se sono difficili da capire per i cittadini».

La ricetta vincente – secondo Emma Marcegaglia- sta nella flessibilità: «Occorre  usare tutta la flessibilità del patto di Stabilità tenendo il deficit sotto controllo. Occorre poi intensificare gli investimenti. Il piano Junker sugli investimenti è una buona partenza, ma non basta: avremmo bisogno di mille miliardi per tornare ai livelli pre-crisi, andrebbe stanziata-ha detto Marcegaglia- una cifra tre volte superiore a quella attuale. Dunque abbiamo bisogno di più investimenti pubblici in Europa e anche d’investimenti privati che sono calati dell’11% tra il 2000 e il 2013».

L’Italia uscirà dalla recessione non prima del 2015 e la crescita sarà debole fino al 2017, queste le previsioni della Goldman Sachs:  «Ci attendiamo  che l’economia italiana esca dalla recessione nel 2015 ma che  la crescita della produzione rimanga debole fino al 2017. A  quel punto, ci aspettiamo che la crescita acceleri grazie  all’effetto ritardato delle riforme che ci attendiamo il  governo Renzi implementi nel corso del prossimo anno. Tuttavia – si legge nel rapporto – se queste riforme  non venissero implementate, o si rivelassero deludenti, la  crescita rimarrebbe con ogni probabilità sclerotica».

Per il  Pil italiano, Goldman Sachs prevede un -0,4% nel 2014 e un  modesto +0,2% nel 2015. Per il triennio successivo, la banca  americana prevede una crescita dello 0,5% nel 2016, dell’1,6%  nel 2017 e un +1,5% nel 2018». Il Commissario il commissario Ue al digitale, il tedesco Gunter Oettinger gela la Francia: «Non sarebbe credibile estendere la scadenza sul rientro del deficit francese senza chiedere al Governo chiari e concreti impegni».

Crescono le retribuzioni ad ottobre, rispetto  al mese di settembre-scrive L’Istat-segnano un aumento dello 0,1% dell’1% rispetto a ottobre 2013. Con riferimento ai principali macrosettori, a ottobre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,3% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a ottobre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (3,5%), estrazione minerali (3,2%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (3,0%). Si registrano variazioni nulle nel settore del commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Giornata molto positiva per la Borsa di Milano che chiude in forte rialzo + 3,88%, bene anche lo spread che chiude a 144 punti.

 

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