domenica, Novembre 28

Draghi: il realistico ambizioso Un discorso scarno, sincero, seccamente realistico per uno sforzo titanico. Siamo nel XXI secolo e l’Europa (cioè noi) si aspetta di portare a termine il piano di rinascita entro il 2050, cioè domani. Draghi lo sa e ci prova

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Del discorso di Mario Draghi al Senato, abbastanza stringato e povero di sottolineature altisonanti ed emotive, ma non troppo distaccato, colpiscono alcuni punti sui quali voglio soffermarmi.
Non emotivo il discorso, dicevo, scarno ma a me è apparso sincero, anche se seccamente realistico, il dispiacere per i tanti morti e ammalati della epidemia, specie se, per una coincidenza, la seduta al Senato si è aperta con la commemorazione di Franco Marini, morto di Covid-19.

Almeno all’apparenza, Draghi non mi sembra uno che indulga alle manifestazioni di emozioni, e quindi, lo ha detto con freddezza e apparente distacco il suo dolore, ma forse proprio perché sinceramente sentito è caduto in un errore grave, specie per uno come lui abituato ai numeri. Quando ha detto che i ricoverati in terapia intensiva erano due milioni invece di duemila. Curiosamente è stato Giancarlo Giorgetti, seduto accanto a lui, a correggerlo. Sul momento mi sono arrabbiato, ho pensato, che fosse indifferenza: no, poi ho sentito il resto, era emozione. Il che me lo rende simpatico. Io, ad alzarmi in quell’aula a parlare, sarei svenuto.

Ma, superato l’errore, ha parlato molto chiaro sulla necessità di fare il possibile per superare l’epidemia, che resta anche per lui il primo problema del Paese. Poi ha detto seccamente che si farà il possibile per avvertire per tempo la gente dei provvedimenti, con evidente allusione allo scivolone sullo sci. Non si è scusato, come avevo sperato, ma ha lasciato capire che era conscio dell’errore, ma anche della necessità.
Per poi affondare subito il coltello nel vivo del discorso, senza mezzi termini, senza mezze parole, anzi, affrontando il tema in due passaggi: uno appunto all’inizio, come per mettere subito le mani avanti, un dito nell’occhio a Matteo Salvini insomma, e uno alla fine più articolato e preciso.

Mi riferisco al doppio tema, che poi è uno, dei rapporti dell’Italia con la UE, nella UE e nella e con la Comunità internazionale e in particolare le Nazioni Unite. E ha detto e ripetuto seccamente che l’Europa è l’unico nostro futuro e che l’euro è lo strumento per assicurarcelo. E ha anche sgomberato il campo dalle possibili critiche di ‘ragionierismo’, quando ha parlato della opportunità di avere una buona moneta per assicurare una buona politica e non una politica per assicurare una buona moneta. Non cito testualmente, ma solo il senso, che mi pare importante. Non si tratta di fare politica di bilancio e basta, ma un bilancio equilibrato e senza sprechi (anche su questo ha battuto) serve a garantirci un futuro, specie se agevolato da una riforma integrale del sistema fiscale, che porti ad una piena progressività (secondo calcio negli stinchi a Salvini) e per ciò ad una riduzione della pressione grazie ad una lotta ben fatta all’evasione. Non ha però detto come intende farla, quella: peccato, sarebbe stato importante. Ma credo che sappia bene, che il modo migliore è un ‘cashback’ generalizzato, ma attraverso sconti ad esempio dell’IVA e non restituzione.

Sull’Europa ha battuto ancora dicendo (a mio parere male) una cosa su cui concordo pienamente e sulla quale ho anche scritto più volte. E cioè che Europa significa condivisione di una sovranità più ampia. Peccato che abbia spiegato il concetto nei termini vecchi e triti della consuetudine in materia: bisogna, ha detto, rinunciare ad un po’ di sovranità per andare a condividerne una più ampia. No, lo ripeto ancora, non si tratta di rinunciare a nulla, si tratta di usare la sovranità più ampia che ci viene offerta (o meglio, che ci siamo conquistata) e rinunciare, invece, a qualche egoismo, ma, meglio ancora, a qualche unilateralismo deteriore.

Vedremo se saprà farlo, il piano di rinascita sarà la grande occasione, specie con le modifiche e integrazioni che intende apportare: ne ha parlato poco, ma ha lasciato capire quanta parte del precedente fosse aria fritta. Ma, ripeto, non ha insistito gran che sul punto, mentre ha continuato il discorso europeo accennando (e anche qui il mio narcisismo si consola: quante volte l’ho scritto!) alla necessaria solidarietà e presa di direzione dell’Europa dal trio Francia, Germania e Italia: ai tre, non a uno.
Come ho detto anche io nel mio piccolo, se si agisce in tre (ma l’Italia dovrà faticare non poco per essere uno dei tre) si aumenta la possibilità di ridurre l’egemonia di uno. Mi pare di capire che Draghi lo pensi, ma o ci sbrighiamo, o quando arriveremo non troveremo più nulla. Certo (cito un mi amico che non si offenderà): Draghi usa un’auto tedesca, che però è un’auto del popolo!

Sulla fedeltà atlantica (il cui senso mi sfuggiva e mi sfugge) sorvolo. Certo nessuno pensa di dichiarare guerra agli USA, ma nessuno dovrebbe pensare di fare solo quello che ci dicono gli americani e quando ce lo dicono loro. Sui diritti dell’uomo in Russia e Cina, bene, ma se si passasse dalle chiacchiere ai fatti non sarebbe male. Nell’accenno ai migranti, troppo breve -tanto che ha dovuto tornarci nella replica al termine del dibattito dell’Aula-, recita la giaculatoria della gestione europea, però non ha detto che quella attuale è la politica di Matteo Salvini recitata da Luciana Lamorgese, nella distrazione di Nicola Zingaretti.

Posto che sulla scuola e sull’Università ha insistito, e che mi ha colpito l’esplicito riferimento alle due culture, umanistica e tecnico scientifica, colgo la rilevanza, specie se collegata a questo discorso, del progetto di incrementare i Licei tecnici, finora ritenuti una sorta di scuola di serie B. È un discorso fondamentale, se è vero come è vero che ci avviamo ad un mondo sempre piùtecnico‘, che ha un senso se la tecnica è rivestita di umanesimo. Non so se abbia progetti in merito o se ne abbiano i Ministeri (su quest’ultima ipotesi, propenderei a escluderlo), ma certo è che è esattamente ciò che si deve fare e subito: ma è uno sforzo titanico, anche perché va svolto insieme ad un parallelo (ma razionale) sviluppo dei Licei classico e scientifico.

Alla scuola è direttamente collegato (finalmente, se ho ben capito beninteso) il tema della PA, sulla quale più volte ha battuto in materia di aumento delle competenze, cioè delle capacità, e sulla necessità che sia semplice e vicina ai cittadini, che risponda ai cittadini. È un sogno di molti da sempre, finora altrettanto sempre frustrato ed umiliato. Coraggio, si può fare, anzi, si deve fare: i cittadini italiani non ne possono più di telefonare a numeri, verdi e non, cui non risponde nessuno per giorni e poi una voce seccata che dice che non è di sua competenza; ne hanno abbastanza di aspettare mesi e anni per una certificazione o una autorizzazione; non ne possono più di scrivere ad una amministrazione silente e indifferente, che nemmeno si degna di comunicarti che hai scritto una parola sbagliata, che hai sbarrato la casella della riga di sotto a quella giusta, o che semplicemente ti ignora, non trova la pratica e poi ora siamo in lavoro a distanza, non si può fare di più; non ne possono più di ‘moduli’ e ‘modelli’ astrusi, irti di termini incomprensibili, fatti apposta per ‘sbagliarne’ la compilazione.
Vedremo. Ma visto che (sarà un caso ma è il primo che ne parla) Draghi ha insistito sulla manutenzione, posso legittimamente sperare che alluda anche a ciò.

Nel concludere, poi, per equilibrio un calcione negli stinchi ai grillini, quando ha parlato di reti ferroviarie ad alta velocità, eccetera.
Sveglia ragazzi, siamo nel XXI secolo e l’Europa (cioè noi) si aspetta di portare a termine il piano di rinascita entro il 2050, cioè domani!
Se poi, come moltissimi dicono -troppi perché non vi sia un fondo notevole di verità- l’orizzonte di Draghi è il prossimo Febbraio, abbiamo parlato e scritto invano.

In conclusione è rimasto un momento in piedi ad ascoltare l’applauso ringraziando con il suo atteggiamento freddo, distaccato e senza i soliti abbracci e gesti di entusiasmo di ministri vari: un po’ rigido, emozionato …

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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