giovedì, Dicembre 9

Draghi ha parlato, la UE ha taciuto, e Erdogan è un dittatore Il silenzio di Charles Michel davanti al dittatore Erdogan e lo scaricabarile galattico dell'EMA: in due giorni la UE ha distrutto trent’anni di valori e di rispetto. Draghi ha parlato, ora deve continuare però

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In due giorni -duole dirlo, ma è bene dirlo ad altissima voce- la UE ha distrutto trent’anni di valori e di rispetto. Che disastro! e non solo etico e culturale.

La scena disgustosa, da caravanserraglio, fatta ad Ankara da Recep Tayyip Erdogan, non richiederebbe commenti. È stato un atto deliberato e, dal suo punto di vista, da uomo infame che è, abilissimo. Ha colpito due obiettivi con un colpo solo: ha sbattuto in faccia alla Turchia intera la sua idea delle donne, alle quali toglie la labilissima protezione della convenzione contro la violenza sulle donne, nell’intento di favorire il suo legame con l’integralismo islamico. Ha umiliato la UE, dicendo praticamente che è lui che decide con chi parlare, e per di più che tiene la UE per il collo, anche se in realtà ci sono zone più basse alle quali punta. E quindi i piccioni con una fava sono tre.
A mio parere l’atto contro Ursula von der Leyen lo pagherà; ha fatto un passo più lungo della sua gamba. L’unica cosa che abbiamo imparato in questi anni, nonostante le trombonate ridicole dei vari Enrico Letta e soci, è che, nonostante i tentativi pervicaci di portare le donne al di sotto del già basso stadio in cui si trovano, le donne vanno avanti e non si fermano così facilmente. Vanno avanti anche, lo ripeto (lo so, sta diventando una giaculatoria) nonostante che le donne parlanti, per non parlare di quelli che parlano delle donne, facciano di tutto per ributtarle nel serraglio, non ci riusciranno. E Erdogan lo vedrà, presto o tardi, ma lo vedrà.

Ma intanto, chi dovrebbe vederlo è il signor (uso il termine solo per evitare querele) Charles Michel. Che con quella sua faccia di tolla, con quell’incapacità (ma perché, ci ha pensato?) di agire e di dire, ha permesso la volgarità di lasciare in piedi von der Leyen. Che avrebbe potuto fare? Semplice: fingere di non capire, cogliere la mancanza di poltrona e, sorridendo (ma sa sorridere un coso così?), cedere il posto alla signora: per poi precisare (poi, solo poi) che in linea di principio non si cede il posto ad una signora (la parità, no?), ma ad un cafone si risponde così.
E invece non lo ha fatto. Ma ha fatto fare una figura pessima alla UE, anche se ha mandato in brodo di giuggiole i non pochi (non pochi!) in Europa che la pensano come Erdogan … e non fatemi fare nomi, salvo uno, mi spiace, uno solo: Letta, Letta Enrico, bisognoso di uno stipendio e per ora segretario della DC sotto forma PD, pronubo delle donne.

La dichiarazione di ieri di Mario Draghi, chiara e durissima –«La considerazione da fare è che con questi dittatori, di cui però si ha bisogno di collaborare, o meglio di cooperare, uno deve essere franco nell’esprimere la differenza di vedute, di comportamenti, di visioni, ma pronto a cooperare per gli interessi del proprio Paese»- non riscatta la UE, ma quanto meno fa prendere all’Italia le distanze da Michel. E attenzione: se ora, che la Turchia a immediatamente convocato il nostro Ambasciatore ad Ankara bollando le affermazioni di Draghi come ‘senza controllo’, qualcuno dirà che a Draghi è sfuggito il ‘dittatore‘, così, distrattamente, parlando a braccio, andatevi a leggere quanto ho scritto l’altro giorno parlando di Libia, e quanto ho scritto nei giorni scorsi parlando di Joe Biden e del suo attacco alla Russia, e vedrete che il Mario nazionale ha assestato un gran colpo.

Poi la vicenda clamorosamente oscena dell’Europa attraverso l’EMA, l’AIFA, qualche virologa (non è un errore di stampa: virologa) e chi più ne ha più ne metta, a proposito di AstraZeneca, è stata un altro colpo. Uno scaricabarile galattico, internazionale, globale. Le mezze parole, le ambiguità linguistiche, le cautele misurate (anche della virologa principessa, benché non ancora esule!) con cui si dice e non si dice.
Su cui svetta luminoso -sì luminoso- il volto sudaticcio, ma, porca la miseria!, onesto e serio di Andrea Crisanti, che grida alla follia, allo scaricabarile, alla doppiezza, ma, sostanzialmente alla colossale falsità. Inutile ripeterlo: che ‘Astra zeppola’, come la chiamano a Napoli, abbia fatto figuracce non c’è dubbio, che abbia giocato cinicamente sugli equivoci è evidente, che Boris Johnson l’abbia usata per ricattare l’Europa è palmare, che Oxford (come Cambridge per Regeni) sia ambigua e, insomma, inglese, è tutto vero e certo, ma con quello che si è fatto si è messa in pericolo di morte (anzi, si è mandato a morte, diciamole chiare le cose, eh!) molta gente, con un cinismo che, pensavo, solo i burocrati italiani potessero avere.

Se poi, come temo, tutto ciò accadesse nello ‘spirito’ del nuovo vassallaggio italo-americano e, sperano gli USA ma ormai ci sono, euro-americano, beh, Mario Draghi ci farebbe una figuraccia peggio anche di Michel. Perché Michel è Michel, cioè nulla; Draghi è un valore, che facendo ciò si svenderebbe … Vero è che anche su questo punto, ieri, in conferenza Draghi ha parlato, per quanto non con la durezza che ha sfoderato su altri punti, da Erdogan alle Regioni. «Il crollo di fiducia in Astrazeneca si vede meno di quanto ci si potesse aspettare. Noi continuiamo a dare un messaggio rassicurante, con grande serietà, partecipazione e comprensione. Io mi sono vaccinato con Astrazeneca e mia moglie anche». E al giornalista che chiedeva come si ricostruisce la fiducia, dice che «per ricostriure la fiducia bisogna ascoltare le parole del professor Locatelli». E il coordinatore del Cts, Franco Locatelli raccoglie e afferma: «Guardiamo al Regno Unito, prima della vaccinazione, in larga parte con AstraZeneca, si registravano fino a 1700 morti al giorno, oggi sono quasi azzerati». Tutto vero, ma ho dei dubbi che basti questo per ricostruire la fiducia.

Il democristiano Dario Franceschini, con grandi rulli di tamburi, cancella la censura cinematografica … Avete sentito bene: nel 2021 si cancella la censura (beh … quasi, perché resta la valutazione dell’ammissibilità per età, che una mezza censura è), e potrei anche accettare, vabbè nessuno lo aveva fatto prima … ma dare fiato alle trombe per una cosa de genere … Se si doveva fare, si doveva farla di nascosto, in silenzio, vergognandosi anche un po’ … oddio Franceschini che si vergogna mi sembra peggio di un ircocervo o della Fenice: che ci sia … !
E infine, il colpo finale, la chiusura perfetta del cerchio e della botte. Il clou.
Mentre si aizzano ristoratori e commercianti vari che vogliono non morire di fame, indifferenti al fatto che però muoiono altri di Covid-19, e chi li aizza lo sappiamo, gli aizzatori stessi portano a gran voce avanti (notate l’elegante coincidenza!) la campagna contro il cashback, cioè contro l’unica misura che timidissimamente ha cercato di segnalare che se Tizio incassa (e li incassa veramente) 100, è giusto che su quei cento paghi le tasse, specie se poi va in ospedale, in autostrada, ecc. No? Pare di no. Matteo Salvini dice no. Giorgia Meloni dice no. Matteo Renzi dice no. Nessuno spiega dove si trovano i soldi per gli ospedali eccetera poi, ma insomma questi sono grandi politici possono mai occuparsi di questa minuzie!
Già, minuzie. Ed eccolo lì, il divo Beppe Severgnini, in televisione da mattina a sera insieme a Massimo Giannini e a Alessandro Sallusti ecc. discettare dottamente della difficoltà di quel poverino del suo figliolo che ha aperto un ristorante (per passione, mica per i soldi, per generosità … anche casualmente con qualche pubblicità, ma scherziamo, è solo un caso) e poverino sta lì solo a pagare tasse, su tasse … che schifo.
Che schifo, appunto.

E Draghi tace. Tace? Tace.
Ma poi, ieri sera, imprevisto, parla, parla e colpisce duro, durissimo. E mette in riga (speriamo che ci riesca) le Regioni, che vuol dire un ceffone a Salvini e, permettetemelo, al viscido Stefano Bonaccini. A Salvini addirittura di ceffoni ne molla un secondo, e in pieno viso quando dice: «A Salvini ho detto che ho voluto io il ministro Speranza nel governo e ne ho molta stima».
Draghi, dunque, ha parlato, e quanto e come ha parlato! Bene. Ora non deve smettere: poco, nel suo stile; ruvido, secco, breve. Ma la gente lo aspetta. Io credo (non faccio sondaggi) la gente comincia davvero ad avere fiducia, fiducia nella competenza e nel buon senso.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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