venerdì, Maggio 14

Draghi: “E’ l’economia, stupido!”

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«It’s the economy, stupid!», «E’ l’economia, stupido!». Lo slogan ideato da James Carville per William Jefferson Clinton, detto Bill, in corsa per le elezioni presidenziali statunitensi del 1992 è una delle pietre miliari della comunicazione politica americana. E non solo. Ora la questione ‘economia’ diventa centrale, centralissima, per quella nostrana ed i suoi conti che non tornano. Tanto più che i dolori del giovane Renzi (Matteo) vedono sullo sfondo, ma neanche tanto sullo sfondo, l’incombere di Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea dal 2011. Che grande simpatia per questo Presidente del Consiglio italiano non ne ha mai avuta (a dire il vero neppure per diversi altri), ma una mano specifica quando ha potuto, ha sinora cercato di dargliela, ed effettivamente data.

 

Adesso però si incrociano le difficoltà economiche italiane con l’ennesimo, forse il più clamoroso, D-Day della Bce: ancora una volta un giorno da Draghi, vincente tra ‘orsi’ e ‘tori’. Già da gennaio, dopo il ‘board’, l’ex Governatore della Banca d’Italia aveva informato che nella riunione Bce di marzo, quella per l’appunto appena tenutasi a Francoforte, si sarebbe provveduto a «rivedere ed eventualmente riconsiderare la posizione di politica monetaria» anche valutando le nuove proiezioni macroeconomiche ampliate al 2018. Superando ogni attesa è stato deciso di tagliare il tasso principale di rifinanziamento del costo del denaro. Azzerandolo completamente: un quasi incredibile 0,0%. Mentre il programma d’acquisto di titoli, anche di Stato, sale di altri 20 miliardi al mese e raggiunge quota 80 utilizzando a questo fine lo strumento del Quantitative Easing. Infine il tasso sui depositi bancari passa da -0,30 a -0,40 e quello sui prestiti marginali scende allo 0,25. Notizie che hanno fatto schizzare le Borse al rialzo, mentre l’euro si deprezza contro il dollaro. A spingere gli acquisti ci sono anche i dettagli sulle nuove operazioni di finanziamento agevolato, quattro aste a partire dal prossimo giugno a tassi negativi: insomma le banche saranno remunerate per prendere denaro a prestito.

 

Un’effettiva ‘centralità economica’ i cui effetti globali, ed a scendere, andranno esaminati passo passo. Con una ricaduta ulteriore anche sulla immediatezza politica italiana. In economia il termine inglese ‘incumbent‘, cioè letteralmente ‘chi sovrasta’, viene usato per riferirsi all’azienda di maggiori dimensioni, e quindi dominante, di uno specifico mercato. O semplicemente per definire imprese con esperienza di settore da anni. In Italia ci sono due ‘incumbents’ di cui Renzi ha timore, anche se prova a tenerli in minor conto perché, dal punto di vista fisico, fuori dall’Italia abitualmente stanno, ché Draghi ed Enrico Letta, gli ‘incombenti de noantri’, sono momentaneamente domiciliati a Bruxelles e Parigi. Letta infatti nel frattempo si è intelligentemente defilato nel suo buon ritiro ai piedi della Tour Eiffel: da settembre 2015, lasciato il Parlamento italiano, dirige la ‘Scuola di affari internazionali’ dell’’Institut d’études politiques de Paris’. Noto anche come ‘Sciences-Po‘ è, con l’’Ena’ e l’’Ecole Polytechnique’, uno dei grandi centri in cui si forma la classe dirigente francese e non solo, visto che per due quinti gli studenti sono stranieri. E’ però pronto a ‘sacrificarsi’ come ‘riserva delle Repubblica’ per usare un’immagine cara ai francesi, cioè ad essere chiamato a dare una mano per il bene della Patria, all’occorrenza.

 

Non bastasse, secondo molti dei suoi e Renzi stesso contro di lui continuerebbe a tramare Massimo D’Alema, con Romano Prodi, Mario Monti, Giorgio Napolitano e probabilmente l’intera ‘Spectre’. Tutti interlocutori radicatissimi per diversi motivi in Europa, tutti referenti di un establishment europeo che vorrebbe liberarsene, tirando anche le fila delle liste alternative, da sinistra, al PD per le prossime elezioni Amministrative. Negli Stati Uniti fu Clinton, a fronte di una economia in crisi con disoccupazione galoppante, che aggiunse le proprie capacità oratorie ed empatiche ad un efficace slogan arrivando a conquistare la Casa Bianca. In Italia il sospettoso Matteo guarda con malcelata irritazione ai comportamenti ed al crescente appeal del connazionale installato ai vertici della Bce, così come diffida del neoprofessore parigino e degli eventuali residui seguaci dell’ex ‘leader Massimo’. Tutti incombenti.

 

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