venerdì, Settembre 24

Dove va la Federal Reserve? Il cauto innalzamento dei tassi non sembra in grado di produrre gli effetti previsti

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Gli effetti si farebbero sentire anche a livello internazionale, perché l’innalzamento dei tassi richiamerebbe enormi quantità di capitali da tutto il mondo, proprio come accaduto negli anni ’80 a seguito della brutale stretta creditizia varata dal governatore della Fed Paul Volcker. Un ‘assaggio’ di ciò lo si è avuto nel 2014, quando le dichiarazioni ufficiali di Janet Yellen circa l’intenzione della Federal Reserve di ridimensionare gli acquisti di Treasury Bond (cosa che in genere precede l’innalzamento dei tassi) innescò una fuga di capitali in grado di provocare il sensibile deprezzamento e il parallelo aumento della redditività dei bond decennali greci, la svalutazione della lira turca (con la Banca Centrale di Ankara che ha raddoppiato gli acquisti di titoli di debito turchi), l’arretramento del rand sudafricano e della rupia indiana, la forte svalutazione del rublo e l’aggravamento del dissesto economico in Ucraina, Thailandia e Indonesia – oltre i conseguenti crolli delle Borse di tutto il mondo.

Le ricadute più pesanti le ha però subite il  Brasile, la cui Banca Centrale, dopo aver bruciato oltre 350 miliardi di dollari per difendere la valuta nazionale, ha varato un innalzamento dei tassi di interesse oltre la soglia del 10%. Il governatore della Banca Centrale brasiliana Alexandre Tombini parlò allora di ‘effetto aspirapolvere’ per descrivere il processo di rientro negli Usa di buona parte dei circa 4.000 miliardi di dollari che si erano riversati nei Paesi in via di sviluppo a seguito dell’azzeramento degli interessi operato dalla Fed nel 2008.

Si profilano quindi tempi duri per il nuovo presidente della Federal Reserve Jerome Powell.

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