mercoledì, Giugno 16

Dote ai 18enni, una proposta di realtà contro l’Italia parolaia Da noi i confindustriali, gli amici degli evasori, gli ominicchi, i quaqquaraquà, urlano che si vogliano distruggere i patrimoni privati e punire le imprese. Il fatto è che noi decliniamo nel chiacchiericcio di un ceto politico ignorante e colluso, da altre parti si prendono decisioni e nessuno grida all’attacco all’individuo!

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Mi accingo a scrivere oggi, 23 maggio, del tentativo di proposta Letta di un tesoretto di 10 mila euro ai diciottenni subito stoppato, mentre rivivo il tragico anniversario dell’omicidio di Giovanni Falcone a Capaci ormai 29 anni fa. Ucciso da mafia e, con eufemismo, da pezzi più che deviati dello Stato, un paese delle stragi impunite dei terroristi di destra, anche qui con il placet di segmenti dello Stato, tanto per parametrare il diluvio di parole scatenato dal ritorno di terroristi rossi dalla Francia, scappati dopo atroci e politicamente omicidi ‘esemplari.

Mi occupo dell’inusuale stile della spigolosa risposta che il ‘Divino’ Draghi, il tecnocrate che il mondo intero teme, ha dato a Letta riguardo alla sua affermazione alquanto estemporanea di garantire una dote di 10 mila euro ai giovani fino ai 18 anni per sostenerli nel loro cammino. Dove trovarli? Non è difficile, magari prelevandoli da quel 3% degli italiani adulti, ovvero 1.496.000 individui, che da soli possiedono il 34% (avete letto bene, un terzo) della ricchezza italiana, come da Rapporto 2020 del CensisQuindi molto ricchi, non scherziamo a dirci che hanno pure loro dei problemi di sopravvivenza! Se ad esempio si determinasse un’imposta straordinaria del 5% del patrimonio (molto contenuto ed una tantum, che con le tasse sui sui redditi non c’entra nulla) su rendite non dalavoro, ma ricevute in eredità, il gettito sarebbe intorno ai 70 miliardi di euro utilizzabili per forme di sostegno e protezione significative.

Ricordo anche che la tassazione è al 4% in Italia mentre in altri Paesi, quelli che poi diciamo essere più seri di noi, si pagano per le successioni percentuali tra il 30-40-60%! Al riguardo ricorda Sergio Rizzo (la Repubblica 23 maggio) che «Non c’è altro Paese dove l’80 per cento delle famiglie sia proprietario della casa in cui abita, e nel quale la proprietà immobiliare delle seconde e terze case sia così diffusa. Il problema, dunque, è in gran parte lì. Ovvero, la casa. E qui non c’è destra e sinistra». Perché i contrari sono un fronte trasversale, bipartisan come si dice, in cui la difesa di privilegi accomuna tutti. Naturalmente non vuol dire mettere le mani nelle tasche degli italiani, cosa che già si fa per la tassazione e pensioni dei dipendenti. Perché ci sono casi di famiglie che con sacrifici hanno così garantito un tetto ai figli, significa concentrarsi su quel 3% più ricco. Che, ovvio, in un Paese di squilibri senza pari in Europa, piangono miseria.

Con il primato triste da noi di oltre 10 milioni di evasori fiscali, collusioni e corruzione senza pari, per cui si volatilizzano tra leggi, leggine, interpretazioni e circolari fiscali tra 130-180 miliardi (!!) annui di risorse che se lo Stato volesse potrebbe utilizzare per dotare la collettività di beni e servizi all’altezza della pressione fiscale subìta magari facendo manutenzione e tutela del patrimonio paesaggistico, dei ponti che crollano delle scuole e del sistema sanitario accompagnato verso una lauta privatizzazione. Ci possiamo dunque meravigliare se si scova un tizio che per 15!!! anni non ha mai lavorato intascando lo stipendio!!! Se lo racconto nei paesi civili europei ed oltre non mi capirebbero.

Qualche considerazione. Strana dunque la risposta tagliente di Draghi a Letta, mentre in genere con il continuo provocatore leghista al governo, quasi un monocolore con altri silenti…, è sempre più sfumato, non sbottando allo stesso modo, essendo peraltro il Segretario del Pd un signore di buone maniere, al contrario del bifolco leghista. Qui la risposta di Draghi è stata di fastidio, perché ha affermato in tempi pandemici più che prelevare soldi dalle tasche italiche è il caso di dare sostegni, ristori, aiuti. Dimostrando una presunta ignoranza nel mescolare una riforma delle tasse rivedendo le aliquote che hanno pesato sui meno abbienti in questi decenni, con un prelievo unico che ha natura e scopi diversi.

I forza italioti amici di evasori e quant’altro, subito sulle barricate, anche perché la tassa di successione per i più ricchi l’hanno tolta loro, oltre ad ignobili condoni. I fascio leghisti con la sindrome della ‘flattaxizzazione’, un’aliquota fissa perché due è troppo complesso!, che a prescinda dalle ricchezze, alla faccia del popolo. Dopo quattro decenni di dittatura, questa sì, del neoliberismo prodotto da ricchezze e profitti senza pagar tasse, il solo ipotizzare che forse andrebbero ridotte alcune disuguaglianze ampliatesi per i ceti medi, dipendenti ed autonomi, alcune professioni, molti mestieri dei servizi distribuzione e logistica sfruttati, è considerata una bestemmia da tutti coloro i quali alzano barricate ideologiche a difesa di ricchezze a bassa tassazione, un ‘credo permanente delle politiche fiscali delle destre. Infatti si abbassano le tasse, e va bene ma senza mai avere poi un progetto di riequilibrio fiscale ed economico verso i ceti medio-bassi massacrati in questi decenni dalle crisi sistemiche dei mercati. Prima che la pandemia divaricasse ancor più i differenziali della disuguaglianza.

Draghi da lì viene, salvo qualche spruzzata minima di aiuti ai deboli. Eppure proprio Lui nella città di Porto nei giorni scorsi, sede del social summit dell’Unione europea aveva proposto di rendere Sure, la misura temporanea al reddito di sostegno dei rischi di disoccupazione in aree di emergenza. Ma quella tassazione di Letta sarebbe un altro messaggio. Alcune riflessioni per meglio capire di che cosa parliamo. Lo spirito del tempo è scandito da una dinamica di de-regolamentazione, de-istituzionalizzazione, disintermediazione grazie a cui il capitalismo neoliberista governa, disciplina, controlla, orienta, decide delle nostre vite individuali e collettive. Ovvero nel tempo in cui gli apparati normativi e l’autorità di leggi e Stato sono sopraffatte da vitalismi individualistici il cui il principio è quello della rapina, collusione, arbitrio, fluidità, leggerezza nel governo della società, la modernità liquida di Bauman, priva di regole, legami, leggi, regole, norme. In questo scenario qualsiasi solidarietà viene subordinata ad un mercato finanziario globale che orienta una politica ridotta spesso a spettacolo per masse ottuse, priva di autorità nel governare strategie di riequilibrio della societànelle sue accresciute disuguaglianze.

Draghi è così il perfetto custode di modelli teorici e decisioni concrete basate sulla legittimazione della dis-uguaglianza nell’epoca del neoliberismo globale che governa ed orienta l’economia dagli anni ’80 del secolo passatoinsieme alla non-libertà delle attuali democrazie illiberali, sovranismi vari e nazionalismi di ritorno all’assalto della democrazia liberale. Che rapporto c’è tra tutto ciò e l’affermazione di Letta? Diversi. Nel metodo, è estemporanea e solitaria la proposta di Letta priva di progetti organici verso forme di giustizia sociale disattese negli anni e colmate a colpi di de-tassazioni, condoni, e tutta la pletorica babele di esenzioni e deduzioni fiscali. Su cui metter mano già da anni. Ma la proposta resta da prendere sul serio, come qualche timido assenso pure ha suscitato. Ma anche nel partito si segnalano opposizioni, ovviamente nei cavallucci di Troia renzianialcovizzati. Così la presa di posizione di Draghi è stata usata da tutti per affossare una proposta senza dibattito. Primo perché è il perfetto rappresentante di un potere tecnocratico che opera dentro schemi teorici in cui si vede come il fumo qualsiasi proposta, iniziativa, progetto, strategia (benché delle ultime due se ne veda poca) volta a modificare un sia pur minimo spostamento dei rapporti di forza tra le logiche della rendita in favore di condizioni di vita e di lavoro peggiorate nei decenni che in Occidente e non solo hanno impoverito il ceto medio (o i ceti medi) con tassazioni, precarizzazioni, tenore di vita ma colpendo anche altre fasce di popolazione. Questo scenario non governato in Occidente è l’effetto di scelte ed opzioni ideologiche con cui le élite globali, i nuovi capitalismi delle piattaforme digitali hanno condotto una lotta di classe dopo la lotta di classe (Gallino) fondata sul principio del progressivo accentramento delle ricchezze e dei profitti non bilanciati da tasse eque, ma soprattutto proporzionali progressive.

Se poi si leggono le pagine ben documentate dell’ultimo immane lavoro di ricercaindagine ed informazione condotto fa Thomas Picketty, economista francese già noto per un altro considerevole tomo che è ‘Il capitale nel XXI secolo’, si trovano conferme sui motivi di tali scelte. Quest’ultimo ci racconta con dati fonti ed informazioni storiche di oltre un secolo come la giustificazione dei sistemi di disuguaglianza in Europa, Stati Uniti e molti altri Paesi abbiano orientato politiche dei profitti e dei salari. Piketty ricorda che nel periodo storico 1914 fino ca. agli anni ’60, si è registrata una contrazione delle disuguaglianze in Europa per via dei «cambiamenti legali, fiscali e sociale adottati nel corso del XX secolo per ridurre le disuguaglianze troviamo lo sviluppo su larga scala di un sistema d’imposte progressivo sui redditi e sui patrimoni ereditati, cioè di un sistema d’imposizione fiscale che incide con tassi molto più elevati sui redditi alti e sui grandi patrimoni che non sui redditi e sui patrimoni minori». Al contrario dopo vennero le brutali e dure ‘cure’ dei Reagan e Thatcher simboli di quella ‘rivoluzione conservatrice’ poi proseguita pure a sinistra. A botte di de-regolamentazioni e liberalizzazioni. Due termini che hanno colto nel segno dell’immaginario simbolico delle masse. Dove il termine alquanto ambiguo di rivoluzione penetrò le coscienze di molti, a cominciare da coloro i quali avevano militato a sinistra.

Non ci siamo più ripresi da allora ed al banchetto del governo egemonico del capitalismo della società globale, con tantissimi indifferenti o partecipi, a cominciare da quel ceto intellettuale che in passato aveva segnato stagioni di riflessioni radicali, estreme, vivaci, sono stati fatti accomodare quanti cui ogni tanto veniva concesso di dire qualcosa che paventasse un sia pur minimo, larvato principio di equità. So che qualcuno negletto al pensiero mi riterrà un nostalgico. Mai e per nulla, registro con dati e formulazioni che la società cosiddetta postclassista innerva in sé un non più rigido ma appunto fluido sistema di classe, mal studiato e non compreso strumentalmente da molti. Classi le cui analisi difatti non vengono neanche più abbozzate nella ricerca scientifica, dandosi per assodato ideologicamente che non serva più quel modello.

Dopo gli anni ’60 poi, afferma l’economista francese, la «riduzione della progressività nell’imposizione fiscale decisa negli anni ottanta del XX secolo ha contribuito a un aumento senza precedenti delle disuguaglianze negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel periodo 1980-2018, nonché a un crollo della quota di entrate nazionali presa dai bassi redditi». Così oggi qualsiasi minimo e timido tentativo di riportare la realtà sulle sue gambe viene osteggiato da un fronte compatto cui partecipa attivamente il sistema dei media, il giornalismo, l’università, e molte altre figure di comodo. Chiudo ancora con Rizzo che ricorda come in questa situazione, «la famiglia di Lee Kun-hee, Presidente della coreana Samsung appena morto, pagherà 11 miliardi di dollari (fate il calcolo quanto sia) di tasse di successione. In Corea del Sud l’imposta è del 60 per cento. Nonostante questa aggressione del fisco (serio, non come da noi) il Pil pro capite reale dello stato asiatico fra il 2001 e il 2021 è salito del 44,4%, superando quello italiano. Che negli stessi anni si è ridotto invece del 9,4%… Per inciso, vent’anni fa la tassa di successione è stata introdotta anche in Cina» i cui tassi di crescita sono paurosi da venti anni. Da noi i confindustriali, gli amici degli evasori, gli ominicchi, i quaqquaraquà, urlano che si vogliano distruggere i patrimoni privati e punire le imprese. Il fatto è che noi decliniamo nel chiacchiericcio di un ceto politico ignorante e colluso, da altre parti si prendono decisioni e nessuno grida all’attacco all’individuo! Ma Draghi non doveva essere di ben altra stoffa? Anche vero, ma è pur sempre un parolaio italiano.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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