sabato, Settembre 18

Dopo la guerra a Gaza non ci sono vincitori field_506ff510725be

0

 

Sembra che questo ciclo di violenza sia finito ed è tempo, per entrambi i lati del conflitto, di guardare il bilancio di vincite e perdite e l’effetto sulle rispettive strategie e politiche future.

Dopo 50 giorni di aspri combattimenti, che nessuna delle due parti al principio voleva che iniziasse, un terribile costo in termini di vite umane ed enormi perdite per le economie di entrambe le parti, fanno sì che nessuno emerga dal conflitto come un vincitore inequivocabile. Entrambe le parti ne escono ammaccate, naturalmente tenendo conto dell’enorme divario tra la potenza sia militare che economica di Gaza e di Israele.

Il Primo Ministro Netanyahu, insieme con il Ministro della difesa e Capo di stato maggiore Yaalon Ganz, sono comparsi ieri (27 agosto) in conferenza stampa e hanno cercato di descrivere la guerra come una grande vittoria su Hamas, dicendo che grazie ai pesanti colpi inferti dall’esercito israeliano, sarà estremamente difficile che possa recuperare capacità militari nel prossimo futuro, e che nessuno dei suoi obiettivi e delle sue richieste sono stati onorati. Questo può essere vero, ma le informazioni che dobbiamo considerare risiedono nel fatto che Hamas e la popolazione di Gaza non guardano ai risultati militari come all’unico metro per misurare il risultato complessivo del confronto. Per loro il semplice fatto di aver resistito per 50 giorni alla potenza dell’esercito israeliano, senza mai smettere di sparare fino all’ultimo momento, è una grande conquista morale.

Mentre il risultato morale e la narrativa su chi abbia vinto la guerra non perde la sua importanza, dobbiamo esaminare i risultati del conflitto nell’arena interna e del Medio Oriente, e perfino sugli scenari globali, per entrambe le parti.

Il conflitto si è inserito in una situazione cruciale per la sopravvivenza di Hamas, che aveva perso il suo principale sostenitore – l’Egitto– quando il generale al-Sisi ha preso il potere e ha bloccato i tunnel dalla sua parte delle frontiere. Tunnel che erano la linfa vitale per Hamas, per far passare gli armamenti, il denaro e le derrate di rifornimento. Hamas aveva iniziato a perdere il controllo sui propri appartenenti perché non aveva abbastanza soldi a disposizione per pagare gli stipendi e la situazione economica di tutta la popolazione si era deteriorata al punto che i leader di Hamas sono stati forzati a trovare un accordo per un governo congiunto con l’Autorità Palestinese. Ciò ha fatto emergere, nel braccio armato, i timori di perdere il controllo esclusivo su Gaza, come ho già detto in articoli precedenti, il che a sua volta li ha trascinati alla guerra. Allora, qual è il risultato effettivo della guerra per Hamas?

Hamas sperava di costringere le potenze mondiali ad utilizzare la loro influenza per far sollevare il blocco imposto da Israele sulla Striscia. Dunque in questo obiettivo ha fallito, per quanto l’Egitto abbia promesso di alleggerire le restrizioni sul valico di Rafah, al confine, ma con la supervisione dei funzionari dell’Autorità Palestinese; un comitato congiunto tra Israele, Egitto e Autorità Palestinese è stato formato per supervisionare l’ingresso di tutti i beni nella Striscia, e non è quello che Hamas aveva sperato.

Nemmeno le altre richieste di Hamas sono state accettate. Né il porto marittimo, né l’aeroporto. Tutto quello che si è ottenuto è stato un accordo di massima per mettere in piedi un tavolo di negoziati, se e quando questo avrà luogo. Non hanno ottenuto alcun accordo per il trasferimento di denaro allo scopo di pagare i loro dipendenti militari e civili.

Tutto ciò che è stato ottenuto è stato tornare al punto di partenza cioè al cessate il fuoco. Questo è il risarcimento dei danni enormi subiti dalla striscia di Gaza, oltre al fatto di aver perso circa due terzi dell’arsenale dei propri razzi e missili e i tunnel, oltre a 1000 persone.

Un risultato di cui è difficile andare orgogliosi.

Peggio ancora, la fine del conflitto armato ha esposto le differenze locali tra la leadership di Hamas (Haniyya e altri) e la leadership politica che risiede nel Qatar, cioè Khalid Masha’al.

La leadership aveva praticamente costretto la parte politica ad accettare il cessate il fuoco, affermando di non poter più reggere gli attacchi israeliani.

Tutto sommato, Hamas si è messo in una posizione scomoda. È diventato più dipendente dalla volontà egiziana. È stato costretto a dare spazio alle forze dell’AP nella Striscia, in veste di supervisori, e il sostegno del Qatar e iraniano è legato alla buona disposizione dell’Egitto. In prima posizione in tutto questo, il fatto che Hamas non gode del supporto internazionale che aveva sperato di guadagnare. Questa situazione pone il regime di Hamas a Gaza in pericolo, così come le sue possibilità di sopravvivenza. Tutto ora dipende dall’esito delle trattative che dovranno aver luogo entro un mese.

La parte che ha avuto il maggior beneficio dal conflitto è il Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, già considerato “un’anatra zoppa” prima dello scoppio delle ostilità, ma diventato sempre più rilevante fino ad ora. Ci sono notizie su un incontro segreto tra Abbas e Netanyahu, che ha avuto luogo ad Amman di recente, dopo che Netanyahu aveva insistito per mesi che Abbas non poteva “trasportare le merci”.

Ad Abbas è stato anche chiesto di prestare le sue truppe alla missione di vigilare l’ingresso di merci nella Striscia, una mossa che potrebbe aprire la strada al ritorno dell’AP a Gaza.

In Israele la situazione dopo che il cessate il fuoco è entrato in vigore rivela una delusione e disaffezione del pubblico israeliano rispetto alla leadership e in merito al modo in cui il conflitto si è concluso. Le statistiche condotte dopo l’annuncio del cessate il fuoco ha evidenziato come la maggior parte degli israeliani fosse contraria all’accordo, e la sensazione generale è che Israele abbia subito 70 vittime e 50 giorni di bombardamenti con razzi che hanno danneggiato l’economia e paralizzato il sud solo per ritornare al punto di partenza, là dove eravamo prima dello scoppio delle ostilità, e che Israele non sia stata in grado di mettere in ginocchio Hamas, come invece avrebbe dovuto fare. L’obiettivo di disarmare Hamas non è stato raggiunto e non ci sono assicurazioni che neghino un possibile riarmo.

Israele è ancora sotto la minaccia dei razzi e anche se i tunnel sono stati per la maggior parte distrutti, non è stata distrutta la capacità di Hamas di scavarne degli altri. I sondaggi mostrano anche che la popolarità di Netanyahu è scesa del 25% rispetto al periodo pre-conflitto.

Netanyahu ora affronta una doppia minaccia per la sua leadership, sia dalle parti politiche di destra, sia da sinistra. Durante il combattimento ha subito la feroce critica della destra per quello che è stato considerato un suo modo indeciso e titubante di condurre la guerra, astenendosi da un’offensiva a tutto campo per distruggere Hamas. Questa critica è venuta dai Ministri e anche il Ministro della difesa e il Capo di stato maggiore sono stati accusati di mancanza di spirito combattivo. Netanyahu è stato accusato di scavalcare il governo e di aver preso la decisione sul cessate il fuoco da solo, con il ministro della Difesa Yaalon, con una mossa che è legale ma non è corretta, a loro avviso.

In aggiunta a ciò ci sono voci all’interno del Likud, il partito di Netanyahu, che dicono che questo sarà il suo ultimo mandato.

La sinistra, o almeno i moderati, non hanno criticato il modo di Netanyahu nel condurre la guerra, ma piuttosto la sua politica, che, secondo loro ha portato allo scoppio delle ostilità, cioè la sua tattica di temporeggiamento volta ad evitare i negoziati con l’AP, il che invece poteva creare una situazione diversa.

I sondaggi mostrano anche che l’ala destra è sempre più forte all’indomani della guerra, e che il partito religioso di destra ‘”La casa ebraica” potrebbe ottenere oggi 17 seggi e il partito Likud ne perderebbe 19 posti, senza il contributo del partito di Liberman, “Israele è la nostra casa”.

La scena politica israeliana è molto volatile ora, dato che Netanyahu è sfidato da entrambi i fronti, non può nemmeno contare sul sostegno dell’amministrazione Obama. Questo potrebbe determinare cambiamenti nella leadership israeliana nel prossimo futuro.

In conclusione possiamo dire che l’ultima esplosione di violenza non ha beneficato nessuna delle parti in conflitto, ma piuttosto ha causato perdite, le cui informazioni abbiamo appena iniziato a valutare. Nessuno dei problemi fondamentali, dal sollevamento del blocco al disarmo di Hamas, sono stati affrontati. La triste realtà è così che rischiamo di vedere accendersi un altro focolaio nel giro di appena un anno o due.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->