domenica, Ottobre 17

Dopo Ginevra 2, Amman 1 field_506ffb1d3dbe2

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 Ahmad Jarba


Amman
– Quanto, nei giorni scorsi, circolava in Medio Oriente come notizia sussurrata, oggi è stata confermata.

In un report pubblicato quest’oggi dal quotidiano giordano ‘Al Ghad’, una fonte ufficiale tenuta segreta, ha confermato che il 26 febbraio, ad Amman, una delegazione siriana guidata da Ahmad Jarba, Presidente della Coalizione nazionale siriana, si sarebbe incontrata con rappresentanti giordani e con un certo numero di alti ufficiali statunitensi.

La ragione dell’incontro sarebbe un nuovo piano di risoluzione della crisi, che trovi una nuova forma di dialogo, dopo il fallimento di Ginevra 2, lo scorso mese.

Ahmad Jarba, dal 6 luglio dello scorso anno, è Presidente della Coalizione Nazionale Siriana delle Forze di Opposizione e Rivoluzione, che costituisce il principale gruppo di opposizione armata all’Esercito regolare che fa capo a Bashar al-Asad.

Dagli Stati Uniti, nei giorni scorsi arrivava notizia delle intenzioni dell’ Assistente del Segretario di Stato per il Vicino Oriente, Ann Patterson, di incontrare membri dell’opposizione siriana durante la sua visita in Giordania.

La chiusura del vertice Ginevra 2, il 15 febbraio, risoltosi con un nulla di fatto e la guerra di posizione dei due schieramenti al tavolo, dovrà quindi trovare un nuovo spunto di trattativa: il Governo siriano, infatti, ha posto come priorità assoluta nel meeting svizzero, la lotta ai gruppi estremisti che circolano per il Paese, mentre le opposizioni non cedono sulla richiesta di dimissioni di Bashar al-Asad come inizio del processo di distensione.

Il conflitto in Siria, giunto ormai al quarto anno di scontri, con oltre 130 mila vittime ed un milione di profughi costretti a riversarsi nei Paesi limitrofi, è descritto come crisi senza fine‘ da Ann Patterson.

Il sistema individuato dalle forze di opposizione per guadagnare margine di trattativa in un incontro ufficiale, passerebbe da un ribilanciamento dei poteri all’interno del territorio.

L’obiettivo sarebbe quello di riconquistare terreno con un’offensiva che dal triangolo a sud della Siria, in cui Giordania, Israele e Libano convergono punti a Nord verso Damasco.

Un piano di questo tipo, oltre a dover obbligatoriamente comprendere un numero altissimo di milizie ribelli, non può prescindere dal supporto logistico di partner internazionali come USA e Arabia Saudita, il problema principale al presidio delle zone conquistate dalle fazioni ribelli, infatti, è rappresentato dai raid aerei dell’Esercito regolare, incontrastabili senza una dotazione adeguata.

Nelle ultime settimane, i media siriani hanno accusato frontalmente la Giordania di garantire depositi sicuri alle armi dei ribelli e di aver aperto le sue frontiere ai combattenti contrari alle forze governative, accuse respinte in maniera chiara e diretta dal Governo giordano.

Nonostante ciò, però, alti funzionari di Amman, avrebbero ammesso le continue pressioni che l’Arabia Saudita indirizzerebbe al Regno, al fine di aprire le proprie frontiere ad alcuni gruppi armati.

Il motivo principale che desta la preoccupazione giordana al momento, è proprio questo, e l’imprevedibilità dei gruppi di opposizione siriana, numerosi e di profilo spesso conflittuale, potrebbero avere ricadute disastrose sul diplomatico Stato giordano.

Martin Nesirky, portavoce del Rappresentante Speciale per la Siria al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi, ha annunciato che riferirà sull’argomento al Consiglio nella settimana fra il 10 ed il 16 marzo.

 

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