lunedì, Giugno 27

Dono e filiera sussidiaria: azioni salvifiche? Con la filiera del ‘dare, ricevere, ricambiare’, Marcel Mauss ha posto le basi per la formulazione di una teoria più ampia, quella relativa al ‘fatto sociale totale’

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Dire ‘dono’ e ‘donare’ in questo clima di tensione e guerra può sembrare quasi  una stonatura  ed invece, a maggior ragione, vale la pena accendere i riflettori sul concetto di ‘donocome una scelta salvifica per le comunità e un modo di rispondere alla violenza dilagante. Il dono è una scelta positiva e salvifica.

Anche nella letteratura economica degli uliimi decenni, ricorrono sempre più frequentemente espressioni che in passato sono state oggetto di studio solo di altre scienze sociali: il dono, la reciprocità, la gratuità, la felicità, la comunità, i beni relazionali, il capitale sociale. Particolare  attenzione si vuole dedicare alla teoria del dono con riferimenti al campo antropologico, alle scienze sociali e all’economia. Nella società moderna individualista che sottolinea l’utile e l’economico, il dono sembra essere il residuo di una mentalità del passato. In realtà, nel dibattito economico contemporaneo, si assiste ad un rinnovato interesse per il principio del dono ed è sempre più diffusa l’idea che non sia possibile interpretare correttamente i fenomeni economici, anche quelli più tipici, come gli scambi commerciali e la performance aziendale, senza tener conto della loro dimensione relazionale. La relazione positiva e costruttiva è un dono.

Possiamo fare cenno alle forme di dono nelle società del passato per stabilire i nessi e le differenze col presente. Punto di partenza per analizzare le differenze tra le società arcaiche e la società moderna è il ‘Saggio sul dono’ di Marcel Mauss (1923-24). Questo saggio si presta a interpretazioni attuali che ci fanno riflettere sul valore del dono nella nostra società. Il contributo essenziale che Mauss ha offerto consiste nell’aver dimostrato che, presso la maggior parte delle società arcaiche, gli scambi si effettuano sotto forma di doni e controdoni e che, dunque la dimensione in essi preponderante non è quella economica, ma quella sociale: il dono, come lo definisce Mauss, è, infatti, un ‘fatto sociale totale’ ed è proprio in questa definizione che è contenuto il carattere rivoluzionario del ‘Saggio sul dono’. In seguito, si sostiene la necessità di avviare, nella complessa organizzazione economico–sociale delle nostre società avanzate, processi di trasformazione attraverso il recupero di principi come quelli di reciprocità e di dono. La natura relazionale del dono come reciprocità e gratuità dipende dai rapporti non strumentali: ‘i beni relazionali’. La scienza economica si è a lungo occupata dei beni economici, della ricchezza cioè dei ‘beni posizionali’ tanto da registrare una  minore attenzione ai cosiddetti ‘beni relazionali’ che oggi sono ritornati alla ribalta.

Il ‘Saggio sul dono’ di Marcel Mauss, apparso con il sottotitolo ‘Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche’, è concordemente considerato una pietra miliare dell’antropologia. Influenzato dagli studi oceanistici ed in particolare dall’analisi antropologica di Bronislaw Malinowski sullo scambio ‘Kula’ presso le popolazioni ‘primitive’, Mauss descrive una società basata sulla solidarietà in cui l’economia è strettamente connessa ai legami parentali, alla religione, alle gerarchie sociali. Attraverso lo studio dei materiali sulle tribù indigene della Polinesia, Melanesia, Nord-ovest americano, Mauss non solo ha messo in luce la centralità del dono e della reciprocità nelle loro società seppure in forme diverse (potlatch, kula); ma egli ha sottolineato, ancor prima di K. Polany e altri studiosi, che l’idea dell’uomo come ‘animale economico’ è in realtà un’invenzione recente e tipica delle società occidentali, ovvero che l’’homo oeconomicus‘ non si trova dietro di noi, ma davanti a noi.

Quindi, con la filiera del ‘dare, ricevere, ricambiare’, Mauss ha posto le basi per la formulazione, di una teoria più ampia, quella relativa al ‘fatto sociale totale’. Le relazioni tra gli uomini nascono da uno scambio, che viene avviato con un dono di una delle parti all’altra, la quale si sentirà in obbligo di contraccambiare tale dono, innescando una certa catena di scambi. Innanzitutto, questi scambi avvengono non tra individui, ma nell’ambito della collettività, tra: clan, tribù, famiglie. Le prestazioni sono apparentemente volontarie, in realtà diventano obbligatorie “sotto pena di guerra privata o pubblica”. Infatti, col dono del ‘potlatch’ estremizzato (il significato del termine è ‘nutrire’,  ‘consumare’), si può giungere anche alla distruzione delle ricchezze accumulate, per oscurare il capo rivale. La prestazione è totale in quanto, chi contratta lo fa per tutti e per tutto ciò che possiede, tramite il suo capo ed ha essenzialmente carattere agonistico. Vi sono varie forme intermedie di scambi caratterizzati da una emulazione più moderata, in cui i contraenti fanno a gara per offrire più doni.

Attori principali delle politiche del dono sono le imprese sociali in senso lato e quindi si attiva un movimento trasversale.

Il mondo delle imprese sociali non profit non né di destra né di sinistra, ma è del partito dei valori, della qualità e dello sviluppo economico della comunità e della difesa di diritti degli anziani, dei minori e delle fasce deboli della popolazione. Con questo ‘partito’ anomalo, bisogna fare i conti ed il consenso è di difficile gestione perché molto orientato a misurarsi con il fare e con i risultati da ottenere. Esso non può aspettare le promesse, ma vuole programmare la propria attività sulle condizioni reali perché si possano risolvere i problemi.

L’associazionismo è poliedrico: dalla cultura e sport alla istruzione e alla ricerca scientifica, dalla sanità ai servizi sociali, dall’ambientalismo alla tutela dei diritti civili, dagli intermediari filantropici alle organizzazioni non governative. In sintesi, tutte le componenti della società.

Si disegna un associazionismo sempre più stabile e parte integrante del ‘sistema-Paese’ e del ‘sistema municipale’ in cui la prevalenza del volontariato indistinto ed esclusivamente amatoriale si sta trasformando in un associazionismo strutturato e interlocutore affidabile per la produzione di servizi di pubblica utilità. Le conseguenze: sviluppo dell’occupazione,professionalizzazione come viatico per occupazione nel profit, miglioramento della qualità dei servizi erogati e offerta di tempo qualificato e non generico,creazione di volontariato qualificato evitando il volontariato come professione, apertura a nuovi settori di attività come la finanza etica, sostenibilità di sviluppi imprenditoriali di fasce deboli che strutturandosi a rete si stabilizzano sul mercato,incrtemento della ‘ricchezza  sostenibile’ e così via.

Per portare a sintesi l’assetto dell’associazionismo si propone la ‘filiera sussidiaria’. Essa consiste nella integrazione coordinata, costante nel processo, caratterizzata dall’efficacia, dall’efficienza e dalla economicità delle aziende che compongono l’assetto della sussidiarietà orizzontale di cui, pur nella vivacità del dibattito, il buono socio assistenziale e il buon scolastico sono un primo esempio tangibile da affinare. Una ‘filiera sussidiaria’ che per sua natura tecnica risponde anche alle nicchie ed alle persone come singoli. Quindi sussidiarietà orizzontale (ma anche verticale) che si concretizza nella filiera delle aziende pubbliche, non profit e profit garantendo una maggiore capacità di risultato perche sfrutta l’integrazione di processo. In un contesto dinamico e trasformativo questi concetti assumono importanza per la loro funzione salvifica.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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