venerdì, Gennaio 28

Donne, vittime di violenza perché ‘ingombranti’ Donne uccise, eliminate perché ingombranti, perché persone, soggetti attivi nel mondo da maschi che le volevano bene

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Le ricorrenze nei calendari e soprattutto nelle nostre menti articolano un passaggio tra memoria e presente. Un compleanno, onomastico, l’incontro con una persona amata, madre, padre, fratelli, ed altre date che si ripresentano a cadenza simile nel tempo, dandoci un senso di appartenenza ai ricordi propri e di affetti vari. Ricordarsi è stare nel tempo, sentire e percepire lo scorrere di cronos, capire che c’era il tempo di una volta e ci sarà sempre. Bello ricordarsi, è un memento simbolico che ci offre una rifrazione sul noi stessi che andiamo avanti e ci colloca nel fluire e divenire del mondo. Ma altri tipi di ricorrenza si presentano anno dopo anno e che aprono uno squarcio su antiche e recenti fonti di sofferenza nel ricordarsi di non poter dimenticare ciò che frattura il nostro esistere con la sparizione di altri.

Una guerra, bambini uccisi, popoli massacrati, disastri vari che hanno lasciato segni e graffi interiori. Gesti ed azioni della Storiae derive quotidiane insopportabili nella loro ripetizione. E poi ci sono loro, in genere considerate lontane, episodiche, ma costanti. Le donne, l’altra metà del cielo, le donne usate, vendute, comprate, abusate, violentate, infine uccise. Ogni anno si ripresenta la scadenza ‘canonica’ della giornata internazionale dedicata a ricordare le violenze contro le donne del 25 novembre. Donne uccise, eliminate perché ingombranti, perché persone, soggetti attivi nel mondo da maschi che le volevano bene. Uno dei nostri primati nazionali, con o senza Pnrr, ripresa, sviluppo, crescita. Qui la crescita è sicura e costante, non teme né cali di produzione né pandemie. Difatti sono 109 le donne uccise in vario modo da maschi dal primo gennaio di quest’anno. Significa 1 ogni 3 giorni, non male, donne cancellate dalla varia furia maschile seconda solo al record nazionale, qui in prevalenza maschi, di 3 morti al giorno, ogni giorno circa, di lavoratori in qualsiasi comparto produttivo.

Ma torniamo al tema purtroppo principale reso vivido dalla ricorrenza. Poi come si una sdire, passata la festa gabbato lo santo. Qui passata la breve riflessione su donne eliminate, anche Saman certo la ragazza pakistana unica di cui si parli nelle tv di destra commerciali. E si parla solo di lei, poverina mai ritrovato il corpo, perché così si accentua il conflitto e lo ‘scontro di civiltà’ con l’Occidente che i democratici multiculturalisti hanno regalato alle destre identitarie. Mentre quello è uno spartiacque che andava pedagogicamente e politicamente gestito anche a sinistra.

Ma torniamo a noi, anzi a loro, alle donne oggettualizzate anche da una società dello spettacolo che le vuole belle piacenti magari rifatte, di seno glutei labbra turgide, con maschi sempre più oltre il baratro di una crisi di nervi che non si spiegano in una società ancora patriarcale come la nostra, arretrata nei costumi idee progetti libertà individuali autodeterminazione. E così con la maledetta pandemia ed il dover stare tutti tappati in casa, l’incremento di omicidi di donne è dell’8% rispetto al 2020. Emerge l’abnorme percentuale di femminicidi, termine che uso ma che mi lascia un poco perplesso, in ambito familiare/affettivo, come nelle ricerche sulle violenze sessuali contro le donne che ho condotto e diretto in diverse città agli inizi del nuovo secolo, con il 7% in più, da 87 del 2020 ai 93 di quest’anno.

Un’altra conferma viene dal medesimo incremento (7%) di donne vittime di partner o ex, soprattutto le recenti tragiche vicende. Va poi messo in risalto che la maggioranza degli autori di violenza sono di nazionalità italiana, dato mai messo in evidenza dalla coppia di destra Melvini, anche qui volgare bugiarda e cialtrona, che non gliene frega nulla delle donne, eccetto quando è uno ‘straniero’ ad ucciderle. Allora scatta la grancassa, oltraggiosa per tutte le altre vittime, sull’immigrazione, contro i migranti, “bruciateli, uccideteli, calpestano il nostro sacro territorio” e via delirando. Riguardo al problema, già segnalato nel decorso della pandemia, non ricordo particolari misure messe in opera dal governo precedente fino al ‘santo’ Draghi, da cui non ho sentito una parola al riguardo. Ma d’altronde Lui è un grande tecnico, mica si occupa di questioni terrene umane. No una parola l’ha detta, ma così di sfuggita, diranno i suoi esegeti zuccherini, perché poi Lui non è neanche un politico per cui che gliene po’ fregà, salvo per dire, da ex banchiere, che servono più risorse per questo problema. Cioè monetizziamo, diamo qualche centesimo in più e le donne si acqueteranno. Non che non sia un problema, anzi, vista la scarsità di case ed aree protette comunali, provinciali, regionali, nonostante normative regionali, che andrebbero istituite ‘manu militari’ immediatamente in ogni luogo e territorio, invece di fare le gare di solidarietà per raccattare qualche denaro in più. Come di figure professionali sanitari e psicologi, analisti dei fenomeni.

Ma dato che la politica in un paese arretrato come l’Italia è gestito protetto spartito in prevalenza da uomini, si ha voglia di apportare qualche innovazione. Il tutto gestito da donne, le prime investite e sofferenti in prima persona di un tale problema. ma non perché donne, ché anche lì è questione di intelligenza, potere, per cui con i maschi vi sono comuni spazi di riflessione. Eccetto non si pensi al maschio come il nemico comunque. Posizione legittima ma che pone riflessioni d’altra natura. Però nel contempo non facciamo retorica al contrario. Se non sono donne allora via tutto, non si fa niente. Ed i maschi, e noi, che facciamo? Giusto incolparci di delitti efferati, ma una riflessione tra generi va coltivata, se non si pensi che tutti i maschi siano responsabili. Così tutti son ladri se qualcuno ruba, tutti sono assassini perché si ammazza, e via dicendo.

Dunque occorre una nota personale non narcisistica, ma per capirci. Mi sono occupato di questo drammatico, tragico problema, dirigendo le prime ricerche in Italia condotte con l’arrivo del nuovo millennio sulle violenze perpetrate contro le donne, insieme all’Unione europea al Ministero per le Pari Opportunità ed ai Comuni capofila. Oggi, continuo a monitorare il fenomeno a scriverne e ad organizzare incontri. Quelle pionieristiche prime ricerche ed indagini si svolsero in diverse città italiane, ne furono individuate 18, a cui poi non fu data la giusta enfasi cassa di risonanza ed informazione. In pratica, come tante belle iniziative, consegnati i volumi ai Comuni, qui Napoli e Caserta, furono poi delicatamente riposti, penso proprio da maschi, in cassetti molto profondi e soprattutto lontani da sguardi indiscreti. Risultato? Come se non fossero stati prodotti. Cosicché invece di fare una grancassa pubblicitaria per andare nelle scuole, incontrare famiglie, parlare con strutture diocesane per ridurre lo sconcio di una Chiesa che attraverso i suoi preti ha sempre sminuito, sviato, coperto omertosamente il grave tema delle violenze in famiglia. Intanto ho girato il Sud in incontri e conferenze, seminari e convegni per sensibilizzare “sul” problema grave che disconnette qualsiasi relazione donna-uomo. Come quelli, mi piace ricordarlo, tenuti per conto dell’Alta Scuola di Formazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, come dicono quelli alla moda, una vera eccellenza europea sminuita in una città irriconoscente come Napoli. Peraltro girando e portandomi dentro un problema personale: da maschio con altri maschietti vinsi un bando di gara a cui partecipavano associazioni di donne superate dallo scrivente per la migliore qualità dell’offerta. Il tutto certificato sotto il governo Bassolino della città di Napoli ma soprattutto con un’intelligente Assessora alle Pari Opportunità, donna. Incredibile vero? Vuol dire che aveva contato la qualità dell’offerta, a prescindere dal genere.

Che poi le donne sentano e vivano questo grave problema per l’intera società italiana, di cui non si parla mai eccetto che per il tempo di una ricorrenza, in fondo è una rottura di scatole che dopo 24 ore passa, per fortuna così riparliamo del Quirinale e delle sue manovre sporche (di Matteo, quello dipendente troppo ben pagato da un dittatore saudita), del Pil, dei vaccini, delle varianti, ecc. questa delle violenze perpetrate contro e sulle donne invece che è una costante giornaliera non merita giustamente di essere presa talmente sul serio così da inasprire le pene per gli uomini che uccidono, attivare procedure di fermo amministrativo con forze dell’ordine, anche queste da formare perché parte della disattenzione maschile, per cui uno interdetto ad avvicinarsi alla casa di una ex viene posto in fermo e comunque utilizzando tutte le altre misure coercitive e rieducative per scalfire menti che non sono malate. Ma ossessive, fragili ed incapaci di reagire, soprattutto oggi che le donne stanno seriamente cominciando a conquistare l’altra metà del cielo, perché discendenti di gerarchie culturali ed antropologiche di società tribali, come l’Afghanistan per cui tutti gli ometti di potere si indignano, nonché patriarcali dove il maschio va e la donna segue. Ma molti esempi odierni ci mostrano che la donna sta superando il maschio.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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