sabato, Maggio 8

Donne Ladylike e MILF field_506ffbaa4a8d4

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Reduce da giornate impegnative, nella trincea femminile, mi cimento in una di quelle mie belle macedonie di idee, tematiche, provocazioni.

La crisi economica mi pare, innanzitutto, crisi di valori e di identità e, pertanto, l’evoluzione, il cambiamento che essa proietta sugli esseri umani contagia anche l’identità di genere.

Messa così, l’incipit assomiglia ad una di quei pallosissimi pistolotti buoni per tutte le stagioni, sentenzioso quanto basta per parere adatto ad un discorso ecumenico sulle donne.
Ed, invece, non è coi massimi sistemi che voglio tediarvi, ma trarre una sorta di sintesi di una serie di fatti, discorsi, considerazioni che hanno attraversato la mia vita in questi giorni.
Naturalmente, mi butto a corpo morto nelle polemiche, perché è questo il mio parco dei divertimenti. Vuoi vedere che anche stavolta mi capita di finire nell’aggregatore ‘Tocqueville.it‘, piuttosto lontano dalle mie idee politiche (ma esistono ancora le idee politiche? A me pare che tutto sia come le foglie della Sibilla in un turbine…).
Che mi capiti che, senza sapere né leggere né scrivere, non mi ritrovi a diventare la pasionaria del centro-destra, al posto della scolorita Giorgia Meloni (che, ultimamente, mi pare abbia parlato di porti austriaci)? Certo, con me risparmierebbero anche sul photoshop! Sono chic e non impegno!

Ma torniamo alla mia aia delle polemiche. Potevo farmi sfuggire le Ladylike di Alessandra Moretti? Non potevo. E dunque mi tuffo a pesce nel redarguire l’ex ancella bersaniana, oggi ninfa egeria renziana, che rivendica il diritto di fare politica per le belle, intelligenti e brave. O che, letteralmente, come Ladylike, sono delle donne a cui piacerebbe essere delle Lady. Messa così, non mi pare un bel dire.

Prima di lei, c’erano stati gli antichi Greci, col loro ‘kalos kai agathos‘, binomio che diede origine alla cosiddetta kalokagathìa: essa non era altro che l’ideale della perfezione umana presso i maestri del pensiero.
Chi non ha fatto il Liceo Classico (lo so, è un’altra palude di polemiche in cui rischio di tuffarmi a testa in giù… conserviamocela per la prossima volta!) forse ignora che la Moretti (che non è una birra, ma una delle nuove maitresse à penser piddine, vicine al cor di Matteo) ha teorizzato sulla corrente rosa di politiche e ministresse, belle, intelligenti e brave (la mamma non glielo ha detto che chi si loda, s’imbroda?).
Naturalmente, in maniera diametralmente opposta a Mr B.  -e persino con fuoco amico-   ha attaccato Rosy Bindi che rompe visivamente questo suo teorema, facendo pesare unicamente il cervello e l’autorevolezza del pensiero e non l’estetica.
La kalokagathìa, infatti, sosteneva che  occorreva che ci fosse un’unità nella stessa persona di bellezza e valore morale, un principio che coinvolge, dunque, le sfere estetica ed etica (ciò che è bello deve necessariamente essere buono e viceversa; specularmente, ciò che è interiormente cattivo sarà anche brutto fuori).’
Una filosofessa, la nostra Moretti… e manco lo sa.

E, forse, io, blatero indebitamente considerando le sue argomentazioni -peraltro, magari, decontestualizzate da quei birichini dei giornalisti- una deriva pericolosa delle rivendicazioni femminili.

Essendomi da tempo occupata di questioni inerenti il ruolo della donna nella società (e non vi tedierò con una polemica satellite col settimanale ‘Time, che ha messo la parola ‘Femminismo’ all’Indice, insieme a ‘basico’, ‘letteralmente’ e ‘ma per favore’) il pensiero della Moretti mi pare fuorviante. Perché mi pare di aver capito che, secondo lei, in una scala di priorità, sia necessario mettere in prima linea la bellezza, seguita dall’intelligenza: la sintesi delle due darebbe la bravura.

Per rafforzare questo suo dogma, l’eurodeputata veneta rivendica il diritto all’estetista e alla ceretta. In un momento di crisi economica, mi pare la protagonista di uno spot dell’Oreal:  ‘Perché io valgo!’.

In realtà, se si vale, si vale comunque, a prescindere se si salta la ceretta o la tinta per spending review. I peli superflui come strangolatori del talento? Una teoria come un’altra… C’è pure chi crede nelle scie chimiche e chi fotografa gli UFO; chi giura sulla congiura della Trilaterale o crede che limone e bicarbonato debellino il cancro… Ma si tiene per sé queste convinzioni, oppure si sfoga su FB… non aspira a snocciolare verità di fede in politica!

Archiviamo l’esternazione morettiana e passiamo ad un altro capitolo del caleidoscopio delle ormai quotidiane questioni che sfiorano o impattano la condizione femminile.

L’altro ieri ho partecipato, alla Camera dei Deputati, alla presentazione  -ormai la necrofora data del 25 novembre è alle porte…- del Report ‘Rosa shocking. Violenza, stereotipi … e altre questioni del genere, realizzato da WeWorld Intervita sotto l’egida della campagna ‘Le parole non bastano più’.

Non rivelazioni: lo sentiamo a pelle che la maggioranza dei maschi italiani ritiene ‘normale’ l’utilizzo del corpo della donna, anche a vanvera, per usi pubblicitari.
Ma vedere le cifre, nero su bianco, a tutta prima, una certa impressione la fa; specie se, come ha fatto Massimo Guastini, Presidente dell’ADCI (Art Directors Club Italiani), si mostrano (senza contraddittorio) che le pubblicità talvolta fanno contorsioni non proprio eticamente accettabili per oggettualizzare la donna come immagine-veicolo pubblicitario.
Avrei voluto avere una telecamera per registrarvi la performance di Guastini, anche se, in realtà, forse, ha piuttosto forzato la mano; credo che gli sia sfuggito che la responsabilità, se davvero le cose, rispetto all’immagine femminile, vanno in questa maniera così borderline, in pubblicità, come dice lui, possa accollarsi soprattitto ai suoi associati art director… (mi è parsa debole la sua chiamata in maggiore correità dei copywriter…), sia pure subornati al Cliente.

Stile cabaret, siamo così venuti a conoscere le categorie cult, preferite in alcune pubblicità, pur senza che si possa cadere nelle ire del Gran Giurì: ci sono le ‘sessualmente disponibili‘ (chiamami col fischio, soddisferò le tue voglie… occhio ammiccante e bocca tumida, pre-uso); poi ci sono le ‘grechine‘ (copyright Raffaella Zanardo), bellezze puramente decorative… stile vallette…; le ragazze interrotte, ovvero quelle su cui si zooma a metà figura; le pre-orgasmiche (le femmine sul punto di… partire per la tangente); le emotive (ochette!) di età mentale quasi fetale e, infine, le algide modelle.
Rapportate a pubblicità con protagonisti maschili, molte di queste categorizzazioni non esistono (ve lo immaginate un… pre-orgasmico?) e, comunque, rastrellano minori investimenti pubblicitari di quelli impegnati con suadenti, seduttive femmine.
Insomma, pare che, in pubblicità, solo nel 14% dei casi si ricorre all’immagine di una donna che lavora; mentre, quelle che, in una maniera o nell’altra si traducono in immagini seduttive rappresentano il 70% delle immagini pubblicitarie. Nel solo mese di dicembre del 2013, 65 milioni di euro… Questi sono i dati dello show di Guastini… ma io che sono un po’ San Tommaso vorrei rilevazioni più autorevoli e meno autoreferenziali….

Infine, parliamo delle MILF. E’ un termine molto à la page, ma tanto volgare, equivalente aMother I’d Like to Fuck‘ -lascio alla vostra sbrigliata fantasia la traduzione.
Si tratterebbe di donne adulte fra i 35 e i 50 anni considerate sessualmente appetibili da uomini più giovani e pare che siano frequenti nell’universo femminile come se piovesse.

Sarò un’oca giuliva… ma, da adulta, non ho mai provato la minima attrazione per ragazzini vivaci e di vulcanica attività… e da ragazza, ero una sorta di schiava Isaura, incatenata ai miei sospirosi ideali di fedele ancellarità al fidanzato.
Confesso, dunque, che NON ho vissuto… Non ho mai provato il brivido di essere una ‘coguar‘, ovvero una predatrice sessuale che mastica toy boys. E da Google apprendo che   -notizia dello scorso agosto-   a Milano impazzano i Milf parties.

Forse vivo sulla cometa Rosetta  -è anche il nome di una mia cara amica… fotografa di rose… – ma, tutte le volte che incontro donne che corrispondono al primo termine dell’identikit-   mi paiono allegrotte, ma non aggressive   -sono raccolte in branco e sciamano nelle pizzerie.
Potere evocativo dei telefilm americani? Creiamo un mondo fantastico, utile per discettare su un fenomeno sociologico inesistente (o da sempre esistente… il Diavolo in corpo docet)… tanto per arma di distrazione di massa.
Tal quali le polemiche politiche ed altre fanfaluche pompate ad arte che deviano i nostri pensieri dall’angoscia esistenziale.

 

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