sabato, Maggio 21

Donatella Alamprese, il canto per l’Ucraina e per la speranza A colloquio con l’artista poliglotta, che esprime la sua vicinanza al popolo ucraino, alla vigilia del suo nuovo spettacolo ‘Bandiera sconosciuta’ in scena al Teatro di Cestello a Firenze. Dagli studi linguistici in Russia e Ucraina alle scene di tutto il mondo per cantare la sofferenza e il risveglio delle donne. “Oscurare la lingua di un popolo, come spesso avviene e com’ è avvenuto in passato in Ucraina significa volerne annullare l’identità”

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“ Ero lontana per impegni artistici, ma idealmente presente con il cuore e partecipe della grande manifestazione di sabato scorso in piazza S.Croce a Firenze, promossa dal Sindaco Nardella e da Eurocities, dove in migliaia si sono ritrovati, sotto le bandiere della pace e i colori giallo azzurro dell’Ucraina, per gridare lo slogan semplice e chiaro: “Cities stand with Ukraine”. Ma la mia voce a sostegno di quel popolo oggi martoriato dai missili e dalle bombe delle forze armate russe, la mia voce contro la guerra e qualsiasi forma di violenza e odio, l’ avevo già levata – e continuerò a farlo- in occasione dell’8 marzo, davanti alle donne del Palacongressi, quando ho dedicato alle donne ucraine un bellissimo e struggente canto tradizionale imparato in quella terra tanti anni fa.

Un canto antico, che narra la sofferenza della figura femminile, che è una sofferenza secolare, ma carico anche della speranza che qualcosa cambi. Quell’antico e dolente canto è riemerso improvvisamente alla mia memoria come per annientare con la musica e la bellezza tutto questo disastro,le migliaia di vittime, i bambini in fuga soli e disperati, la distruzioni di case, l’ orrore delle immagini di guerra . Sembra impossibile.“

A parlarne così, con il cuore a pezzi, è Donatella Alamprese, artista eclettica, cantante poliglotta di fama internazionale, di formazione classica ma con esperienze in vari ambiti musicali, dalla lirica al jazz,al pop, alla sperimentazione, al tango.

Incontro Donatella mentre sta preparando il suo nuovo spettacolo musicale dal titolo “Bandiera sconosciuta” che debutterà a Firenze al teatro di Cestello, suo luogo d’adozione, nel cuore dell’antico e popolare quartiere di S.Frediano, quello delle “ragazze” di Vasco Pratolini, il 2 e 3 aprile prossimi. Ma la lingua batte dove il dente duole. E non riesco a trattenermi dal porre a Donatella qualche domanda, forse indiscreta, sul suo passato di giovane studiosa e ricercatrice ( la quale poi, all’insegnamento ha preferito l’impegno artistico).

Donatella, che ricordi hai di quel tempo vissuto in Ucraina, e quali sensazioni provi oggi di fronte all’immensa tragedia in cui ci troviamo immersi?

Al popolo ucraino, oggi sconvolto dall’invasione delle truppe russe e devastato nei corpi e nelle cose più care – racconta – sono particolarmente legata, avendo studiato ( grazie ad una borsa di studio in linguistica, canto e canzoni antiche e popolari delle culture slave ) sia all’Istituto Puskin di Mosca che al Politecnico di Kharkiv ( allora Kharkov in russo). Ricordo che insieme ai giovani del mio corso, lo interpretavamo spesso quel canto. L’avevo già inserito nel mio concerto-spettacolo poliglotta “ Le voci di Eva”, che è un intreccio di lingue e culture, un viaggio attraverso i più suggestivi luoghi dell’anima, oltre lo spazio, il tempo, i confini geografici, per dare voce alle donne e alle loro storie: dal dramma delle donne armene celebrate da un canto tradizionale, alla dolcezza e alla magia dell’ amore di un canto nicaraguense, dalla poesia di De Andrè, alla forza e alla passione di Edith Piaf. Ebbene, quell’antico canto , ci dice tanto anche ora di quel martoriato paese ed ha in sé una valenza universale che unisce tutte le donne e gli uomini del mondo vittime della guerra. Non dimentichiamo che ci sono oltre 20 guerre attive nel mondo in Etiopia, Afghanistan , Libano tanto per citarne alcune”. “Oltre alla nostalgia di quegli anni giovanili – riprende Donatella – in cui si stringono amicizie come con Olga ad esempio, con la quale sono rimasta in contatto, ora vive in Danimarca, ritornano alla mente alcuni particolari non proprio allegri. Ad esempio, alloggiando presso la Casa dello studente, ci sentivamo controllati. L’Ucraina era ancora sotto il regime sovietico. Era la fine degli anni 80. E per evitare ascolti indesiderati , spesso tra noi parlavamo in inglese, pur ben conoscendo il russo , che era la lingua che studiavamo e lingua veicolare. I nostri documenti , poi, erano trattenuti dalla scuola e una volta ricordo di essere stata fermata per la strada e condotta al commissariato di polizia per il riconoscimento in quanto non avevo con me i documenti…. Sì, il clima era di grande controllo…

C’erano già allora tensioni fra russi e ucraini, pur essendo in molti imparentati tra loro?”

“Sia l’ucraino che il russo derivano dallo slavo ecclesiastico e sono molto simili tra loro..certo è che gli ucraini studiavano il russo e devo dire che il livello culturale era altissimo, ma avevano mal digerito – era la mia sensazione – la sostituzione della loro lingua, con la lingua russa come lingua ufficiale. Allora, tutti gli atti e i documenti erano scritti in russo così come nelle scuole il russo era la lingua ufficiale nella quale si doveva comunicare, e scritta nei libri di testo. Io frequentavo il Politecnico. Come ben sai, l’oscuramento di una lingua ha una valenza più ampia, significa oscuramento e repressione di una cultura. Pensiamo alla cantante curda Nudem Durak arrestata e attualmente ancora detenuta in Turchia perchè cantava una canzone nella sua lingua di origine. Il potere passa attraverso il controllo della società e la cancellazione delle sue radici, comprese quelle linguistiche che sono un segno dell’identità di un popolo e di una comunità, grande o piccola che sia. E quella ucraina è assai grande e articolata. E che oggi appare in questa lotta per la propria libertà e indipendenza, unita e compatta. L’Ucraino tornò ad essere lingua ufficiale dopo il ’91, dopo la svolta di Gorbaciov e il successivo crollo dell’URSS. Di quel periodo, mi aveva colpito anche un diffuso stato di povertà della gente, e una forte l’attrazione verso lo stile di vita e i prodotti dell’Occidente e, al tempo stesso l’attaccamento degli ucraini ( così come dei russi), alla loro terra.“

Quanto dice Donatella ci aiuta a capire anche le ragioni profonde che animano oggi la Resistenza ucraina, impegnata nella strenua difesa della loro esistenza della loro libertà indipendenza autonomia e identità e della loro terra. Ma come si è detto il motivo di questa nostra chiacchierata con Donatella riguarda il nuovo spettacolo: “ Bandiera sconosciuta”.

Di che tratta questo lavoro, di cui tu hai scritto il testo? Ha qualche attinenza al periodo terribile che stiamo tutti vivendo?

E’ un lavoro teatrale, non solo musicale, anche se la parte musicale curata da Gianni Vergelli è frutto di una particolare ricerca, come anche i testi scritti alcuni anni fa insieme a Roberto Riviello. E’ un Progetto che coltivavo da tempo, da diversi anni e che considero molto attuale. E’ un viaggio, mosso da venti diversi. Sai che di simili viaggi ne ho fatti altri nel corso della mia attività artistica….come il viaggio intorno al tango e ad Astor Piazzolla, e la mia collaborazione con Saul Cosentino, suo erede, e con altri artisti e poeti argentini.

Sappiamo e L’Indro ne ha già parlato, delle tournèe di Donatella insieme al chitarrista Marco Giacomini nei teatri di tutta Europa e in Argentina, Cile, Giappone dove hanno rappresentato l’Italia nelle sale degli Istituti di Cultura di Tokyo, Osaka, Kyoto, Buenos Aires, Santiago del Cile.

Di questo nuovo spettacolo incuriosisce la presentazione che troviamo nella locandina: “Venti che danno forza e realtà di sogni visionari, dei naviganti poeti, Venti portatori di pioggia e di vita, Venti che portano nomadismo culturale, Venti musicali fluidi come le onde, Venti che guardano indietro ma senza rimpianto, Venti di cambiamento, Venti di bellezza Venti di libertà, Venti che muovono verso il futuro….Venti dell’anima”.

Donatella, qual è il senso di questa Bandiera sconosciuta, il cui titolo è senza dubbio intrigante ? E che legami ha con i tuoi precedenti lavori?

Sicuramente il legame, le file rouge che lega tutti i miei spettacoli, è evidente, anche partendo dalle donne e il tango con la stretta collaborazione con Marta Pizzo poeta argentina, erede di Eladia Blasquez, dove il tango esprime la forte necessità di trasformazione sociale, il filo che lega le Voci di Eva come anche Femme, è ben presente anche in questo spettacolo completamento inedito di testi e musiche originali. Il senso di Bandiera sconosciuta è proprio questo: esprimere il desiderio di cambiamento, di rinascita e di trasformazione. Nelle voci di Eva si racconta delle anime femminili del mondo, partendo dal nord Italia al Giappone all’incontro con le attiviste giapponesi, arrivando in Armenia e nella nostra terra, con le donne contadine e partigiane . Qui, la Bandiera sconosciuta, è la ricerca della nostra propria bandiera, della nostra identità, quella bandiera che appartiene a noi stessi e che ancora non conosciamo bene, e che deve essere mossa da venti di trasformazione e cambiamento, sempre in un’ottica di riconoscimento di dignità sociale, dove la violenza non abbia più nessuno spazio e dove possano regnare l’armonia e la pace. Gli Alisei è un brano dello spettacolo : i Venti di speranza che portano acqua alla terra arida e alla nostra anima assetata di giustizia e pace”.

Temi sentiti fortemente da sempre e ancor di più in un momento così’ difficile e tragico. Se la nostra “bandiera interiore” è mossa da venti di pace e armonia, accoglieremo le “bandiere sconosciute”. Ciò significa accoglienza e inclusione, accettare ciò che è altro e che è, o proviene, da altrove. Un progetto costruito anni fa , ma che trova nelle pagine di oggi una collocazione impressionante e attuale.

Il messaggio finale è quello pieno di speranza e gioia nel brano “ La grande festa” che chiude lo spettacolo. La speranza e il progetto di rendere questo mondo un posto dove non vi sia prevaricazione di nessun tipo e dove la libertà e il rispetto siano il segno distintivo. Insomma, un mondo auspicabile che ancora non c’è , ma che ciascuno di noi,come gocce di un oceano, come respiri di vento può contribuire a costruire.”

Bandiera sconosciuta, debutta il prossimo 2 aprile ( replica il 3), al Teatro di Cestello a Firenze, con Donatella Alamprese, Amedeo Ronga (basso),Marco Giacomini (chitarra e direzione musicale), Andrea Tinacci (clarinetto) Paolo Casu (percussioni) con la partecipazione di Tommaso Virga, scene Cecilia Micolano, regia Marcello Ancillotti, ( da un progetto originale di Donatella Alamprese ,Gianni Vergelli e Roberto Riviello).

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