venerdì, Settembre 17

Donald Trump e Papa Francesco, tra politica e religione

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Ma di fondo, si tratta di un confronto oggettivo. Quello che rende questo incontro epocale, secolare e direi millenario, cioè con capacità di proiettare il suo riverbero non solo sul ventunesimo secolo, ma sul millennio è che queste due personalità incarnano due masse continentali, due masse geopolitiche che sono venute allo scontro e che sono la globalizzazione e la de-globalizzazione. Il Papa della globalizzazione e il Presidente della de-globalizzazione. Questa è la partita che investe il futuro perché, altrimenti, la spettacolarità dei due caratteri opposti, il Papa della Chiesa dei  poveri e il Presidente dell’ America dei ricchi, descrive due profili contingenti, legati al momento. L’ umanità è davanti ad un bivio ecco perché dico che è un incontro che si riverbera nell’ intero secolo e per certi aspetti nell’ intero millennio. Il bivio è tra globalizzazione e de-globalizzazione. La prima era un dato acquisito fino a pochi anni fa e oggi è tornata in ‘forse’: nessuno può sapere quale dei due fronti vincerà. E queste due personalità incarnano le due visioni in maniera polarizzata ed opposta.

Quello di domani può definirsi l’ incontro tra due ‘giganti del populismo’?

Sì ma di due populismi di segno opposto. Uno è un populismo di marca sudamericana mentre l’ altro di stampo sempre meridionale,ma nel senso della parte sud degli Stati Uniti. Trump, in realtà, attinge al bagaglio spirituale della fascia della Chiesa Evangelica. C’è un’ immagine che identifica i due populismi ed è quella dell’ inizio dei due mandati. Trump ha finito il suo discorso di inizio mandato il 20 gennaio benedicendo, divenendo una sorta di anti-Papa. E’ del tutto naturale, nella visione di un Presidente degli Stati Uniti, non concepire se stesso se non come credente, in una dimensione religiosa, come è stato del tutto naturale che Macron non abbia parlato di Dio alla Francia illuminista.

Trump ha addirittura benedetto dicendo «Dio vi benedica», facendo un salto in più. Il 13 marzo 2013, appena eletto, Bergoglio si inginocchia davanti al popolo e chiede di farsi mediatore tra quello e Dio, mentre Trump benedice direttamente il popolo. Lui ha fatto il Papa in quanto non si sente rappresentato come leader del cristianesimo mondiale da questo Papa. L’ ideale sarebbe per lui che diventasse Papa Pio XIII ossia Jude Law (della serie televisiva ‘The Young Pope’). Non è un caso che negli Stati Uniti il film di Sorrentino abbia superato, in termini di ascolti, House of Cards: perché risponde ai bisogni di un’ America che si sente tradita da Bergoglio, il quale ha riposizionato l’ asse del futuro verso est e verso sud. Per Bergoglio, il passaggio verso il futuro non sta a Nord Ovest, ma verso l’ Asia e verso l’ Africa. Ha riposizionato geopoliticamente la Santa Sede. Lo scisma culturale è in atto.

Anche all’ interno della realtà cattolica statunitense?

Bergoglio ha perso le primarie. Il 17 febbraio 2016, quando di lì a dieci giorni ci sarebbe stato il Super Tuesday, in cui si votava in più di dieci stati, Bergoglio ha lanciato quel missile politicamente scorretto verso l’ aereo che stava alzandosi in volo (Trump), entrando a gamba tesa nelle primarie dicendo che «chi fa muri non è un buon cristiano». Però buona parte di 70 milioni di cattolici americani, qualche giorno dopo, ha votato Trump. Lui si è esposto e ha perso le primarie. Trump, invece, le ha vinte. Il populismo di Trump è un populismo da anti-Papa che pontifica. Ne abbiamo avuto una dimostrazione in questo viaggio, dove si sta comportando da capo religioso, come moderatore delle tre religioni, in una tavola in cui lui decide i partecipanti,ad esempio inserendo i sunniti e non gli sciiti, privilegiando le visioni conservatrici.

Trump proviene da quella fascia degli Stati Uniti dove il suo populismo è un populismo disincarnato, cioè è il populismo delle Chiese verticali, ascetiche che non si intromettono mai dei problemi sociali. Non è un cristianesimo che vuole trasformare la società e in questo perfettamente compatibile con il capitalismo che, non a caso, finanzia la penetrazione in Sud America delle Chiese Evangeliche, che sono le Chiese che si concentrano sui problemi spirituali, sull’ interiorità e ti distolgono, mentre Bergolio è portatore di un populismo che vuole trasformare il sociale facendo appello alla religione come fattore di trasformazione della società. Trump è alla guida di un’ invasione da Nord a Sud America attraverso la Chiesa Evangelica e Bergoglio è a capo di un’ invasione dei latinos verso il Nord America. Agli occhi di Trump, Bergoglio rappresenta un esercito invasore che in termini demografici vuole ribaltare gli equilibri di forza.

Quindi, l’ incontro di domani avrà prima di tutto un risvolto politico?

Bergoglio non potrà non fare buon viso a cattivo gioco perché in ballo ci sono i 70 milioni di cattolici americani. Nelle gallerie celebri dei rapporti tra i Presidenti americani e i Papi, il feeling lo abbiamo tra Karol Woytila e Ronald Reagan che hanno combattuto una battaglia esterna comune contro il comunismo. L’ altra battaglia esterna contro il relativismo combattuta dalla coppia Ratzinger e Bush giovane. Ma quello di Trump non è il conservatorismo di Bush. La prima è una guerra politica mentre la seconda è di tipo culturale, ma entrambi esterne. La terza coppia che è formata da Obama e Bergoglio ha combattuto una guerra interna: entrambi hanno cercato di allargare la base delle rispettive società includendo quelli che stavano fuori, quello che potremmo dire ‘ l’Obamacare e il Bergogliocare’, estendendo, rispettivamente, dei farmaci salva-vita e dei farmaci spirituali agli esclusi. Entrambi hanno voluto rendere più inclusive le due società, la Chiesa e gli Stati Uniti. Trump ha cancellato tutto.

Se si rivede il telegramma inviato dal Papa a Trump nel giorno dell’ insediamento, le prime righe sono quelle convenzionali, redatte dalla Segreteria Di Stato, poi vi è un riferimento ad una parabola evangelica, inusuale per un telegramma di congratulazioni per la nomina che dice “con l’ augurio che ascolti i Lazzaro che stanno alla sua porta”. Se si legge la parabola, la più citata da Francesco, Lazzaro è povero alle porte del ricco epulone che banchetta, che andrà all’ inferno. Dire, in chiari termini evangelici, che è un ricco epulone è come dirgli vai all’ inferno. E’ il presagio di un impeachment davanti a Dio. Quindi al momento Trump ha due impeachment: quello politico e quello di Bergoglio.

Ma il Papa stesso è stato bersaglio di critiche, anche interne, fin dai primi momenti del suo pontificato.

C’è un equivoco di fondo. Era tale nel 2013 l’ avversione del cattolicesimo americano nei confronti di Vatileaks, di Bertone e dei 28 cardinali italiani che su 115 elettori si presentano come la maggioranza, in una visione provinciale e nepotista e in spregio della globalizzazione e della mondialità, che c’è stata la saldatura tra i due blocchi,nord e sud americano, per portare il Papa ultra-atlantico. Ma l’ equivoco è stato che i cardinali nordamericani che hanno eletto in maggioranza Bergoglio si sono portati in casa, quasi per una nemesi storica, un Papa anti-americano, perdendo con Ratzinger, il Papa più americano di sempre, della civil religion, mentre Bergoglio ha detto che bisogna superare il concetto di civiltà cristiana perché è penalizzante il dialogo con l’ India e con la Cina.

E’ possibile che Trump e Papa Francesco trovino un punto di contatto?

Sono troppo diversi. L’ illuminismo oggi si trova all’angolo e la lampadina dell’ illuminismo è spenta in cabina elettorale. Non possiamo ignorare che a Davos, mentre Trump inaugurava una presidenza contro la globalizzazione,  Xi Jinping e il cardinale Parolin difendevano la globalizzazione. Paradossalmente Francesco è più in sintonia con Pechino che con Trump, a cui va aggiunta l’ incompatibilità caratteriale. Come dice Padre Spadaro, Trump è Costantino cioè il teorico dell’ alleanza tra potere e religione lo ha dimostrato in questo viaggio. Bergoglio, invece, rompe l’ alleanza tra il potere e la Chiesa. Entrambi evitano le mediazioni. Il populismo respinge le mediazioni istituzionali che, però, in questo caso, potrebbero aiutare a dialogare. Ed è per questo che penso che non ci possano essere punti di contatto.

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