giovedì, Ottobre 21

Donald Trump-GOP: tutti i rischi di un 'ritorno al passato' field_506ffbaa4a8d4

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A questo punto sembra cosa fatta. Nonostante le voci intorno al possibile boicottaggio della convention di Cleveland da parte di un certo numero di delegati, l’investitura di Donald Trump a candidato repubblicano nella prossima corsa presidenziale non appare più veramente in discussione. Con il ritiro di Ted Cruz e John Kasich dopo la sconfitta in Indiana, nessun candidato è più in lizza contro un outsider che, nonostante l’ostilità nemmeno tanto velata dell’establishment del partito, è riuscito a imporsi approfittando ampiamente delle divisioni e della debolezza dei suoi avversari. Per il Grand Old Party si tratta di un’altra delusione dopo quelle del 2008 e del 2012, quando le campagne di John McCain prima, Mitt Romney dopo avevano posto in evidenza i limiti di una forza che da tempo ha problemi nell’individuare figure di spessore da proporre all’elettorato. Anche in questa occasione, più che a meriti suoi, il successo di Trump appare legato ai limiti dei suoi avversari, limiti che – seppure in modo diverso per ogni candidato – si sono espressi in vizi comuni: l’assenza di un profilo politico chiaramente individuabile, l’incapacità di incontrare, nella forma e nei contenuti, le attese del pubblico e, in ultima analisi, una preoccupante mancanza di carisma.

In una prospettiva di lungo periodo, la campagna per la nomination 2016 apre, quindi, scenari preoccupanti per il Partito repubblicano. Al di là di quello che sarà l’esito della corsa presidenziale (nella quale Trump parte nettamente sfavorito), i tradizionali bacini di consenso del GOP hanno dimostrato, in questi mesi, la loro incapacità di agire come aggregatori di consenso. Il voto etnico dei cubani della Florida non è stato sufficiente a Marco Rubio per vincere nello Stato del quale è senatore. Egualmente, la mobilitazione evangelica non è bastata a sostenere le ambizioni presidenziali di Ted Cruz, che aveva costruito la sua campagna elettorale proponendosi esplicitamente come il campione di questa constituency. Neppure la maggiore disponibilità finanziaria si è dimostrata, alla fine, un elemento determinante; al contrario, proprio il candidato più ‘ricco’ in termini di finanziamenti raccolti, Jeb Bush (che, seppure fuori gara, con 162 milioni di dollari dichiarati al 20 aprile, staccava nettamente i 140 milioni di un Cruz ancora in corsa) è stato il primo dei ‘grandi’ ad abbandonare la competizione (20 febbraio), lanciando un mese dopo un endorsement a beneficio del suo avversario, che, tuttavia, non pare avere influito troppo sugli orientamenti degli elettori.

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