domenica, Luglio 25

Donald Trump finanzia la Nasa ma non arriva su Marte

0

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal suo breve inizio di mandato ha messo mano anche al dossier finanziario della Nasa, stanziando 19,7 miliardi di dollari per l’esercizio fiscale del 2017. È, come si comprende una cifra importante, sostanzialmente ben più bassa di quanto il suo Paese destina al Pentagono per la ricerca spaziale, ma nel progetto che lui stesso ha trasformato in legge, il nuovo inquilino della Casa Bianca ha insistito sul capitolo dell’esplorazione di Marte agli obiettivi dell’agenzia governativa per i prossimi eventi. L’Indro ne ha riportato tempestivamente l’informazione, così come era stata diffusa dalle principali fonti americane ma ora riteniamo opportuno ritornare sull’argomento per fornire qualche altro prezioso dettaglio a una vicenda che rischia di diventare un’imprendibile tela di Penelope tra incroci di interessi di imprese private e bisogni che valgono poderose ragion di stato.

Kara Swisher, l’executive editor del seguitissimo sito ‘Recode ha subito commentato le dichiarazioni del suo Presidente, sostenendo che i nuovi finanziamenti faranno sorridere Elon Musk, il patron di SpaceX, la società che ha lanciato il progetto che prevede di portare gli esseri umani su Marte entro il 2024.

A noi non è dato di sapere quale sia stato il livello di ilarità dell’imprenditore sudafricano naturalizzato con le Stelle e Strisce. Chi ci legge conosce il nostro pensiero al riguardo, che ribadiamo con sempre maggiori convinzioni: portare rappresentanti del genere umano su Marte nel prossimo decennio è poco probabile e diventa ancora più complesso immaginare che la missione possa avvenire con le sole forze americane. Siamo certi che Trump lo vorrebbe. La sua idea di enucleare gli Stati Uniti d’America dalle collaborazioni internazionali è nota a tutti e il suo pensiero di considerare il proprio recinto nazionale come l’unico mercato a cui tutto il mondo debba accedere è la risultante di un vento di onnipotenza che sta attraversando tutto il mondo che ama definirsi civile. È così che viene costruita un’ideologia nazionalista e populista. Quello che ci preoccupa però non è tanto la follia che può degenerare in queste menti sovrane –e la storia ne ha conosciute!- quanto la determinazione di un ristretto gruppo di pressione che su frasi a effetto devia le attenzioni di grandi temi speculando sullo sgomento di cittadini ignari.

Lontano da chi scrive la voglia di aprire una polemica su argomentazioni finanziarie o di altra natura astratta sulla generazione di ricchezza da fonti speculative piuttosto che dalla produzione di cose materiali. Resta però la convinzione che alcune dichiarazioni piuttosto avventate lasciano presagire progetti comparativi che poco o nulla hanno a che fare con la realtà prospettata.

«Io non sorrido» ha replicato Musk al commento della Swisher. Però l’astuto imprenditore ha regalato la sua opinione: «Questa legge non aggiunge niente rispetto a quello che già fa la Nasa. I programmi esistenti restano fermi e non c’è nessun finanziamento aggiuntivo per Marte».

Ora è vero che l’appaltatore affidato alla guida dell’America vede il posizionamento del Paese che guida per lo spazio come una grande occasione in termini di occupazione e il piano di finanziamento è stato approvato saggiamente in modo bipartisan da repubblicani e democratici che sulle strategie essenziali non si perdono in inutili ed incompetenti disquisizioni. E risponde a sincerità anche, come dicevamo in apertura, che in campo militare i denari spesi sono molto più autorevoli.

A questo proposito sottoponiamo ai nostri attenti lettori un’analisi realizzata da ‘AviationWeek’, un sito molto accreditato nel settore, secondo cui l’America avrebbe stanziato una cifra enorme, pari al 12% dell’intero bilancio del dipartimento della Difesa per il 2017, da spendere in programmi segreti. È il “black budget” del Pentagono, che in realtà è un fondo per le risorse destinate agli sviluppi dei progetti classificati che secondo l’International Institute for Strategic Studies e lo Stockholm International Peace Research Institute equivalgono pressappoco ai budget per la difesa di Francia, Russia o Regno Unito. Parliamo di poco meno di 70 miliardi di dollari che potrebbero essere spesi per sviluppare armamenti già in servizio, sistemi di puntamento e apparecchi per la raccolta di informazioni destinate all’intelligence. Ma anche per nuovi sistemi da utilizzare al di fuori della zona atmosferica, presumibilmente l’orbita bassa, dove naviga anche la Stazione Spaziale Internazionale, che è ad appena 400 km. distante dalle nostre città e dalle nostre case. Non è un mistero, secondo gli esperti, che tra i dollari impegnati dallo strano edificio a cinque angoli vi sia anche il progetto di sviluppo del sistema missilistico Long-Range Standoff, altro tassello del futuro dell’US Air Force che alienerà la vecchia tecnologia basata sull’Air-Launched Cruise. Il Long-Range Standoff, se realizzato, darà agli USA la capacità di lanciare attacchi missilistici anche da grandissima distanza, senza dover quindi penetrare in zone protette da tecnologie sempre più avanzate. Diciamo, con minimo timore di essere smentiti, che sono questi gli appalti che danno un forte impulso alla stabilità occupazionale di molte industrie e che l’opacità dei bilanci favorisce sicuramente numerosi aggiustamenti anche per programmi che poi possono essere portati alla competizione commerciale con il resto del pianeta.

C’è poi qualche altro aspetto che condisce il racconto.

Apprendiamo da fonti credibili che Travis Kalanick, il primo responsabile di Uber ha lasciato polemicamente il gruppo di consiglieri economici di Donald Trump mentre Elon Musk resta fedele al suo governante: «A dicembre ho acconsentito a entrare nel Presidential Advisory Forum per fornire feedback su questioni che ritengo importanti per il nostro Paese e per il mondo», ha dichiarato Musk, pur ammettendo in un twitter la possilità di esprimere obiezioni sull’operato del capo di stato americano. Dunque, è vero quello che dice Musk: «I forum di consiglieri forniscono semplicemente consigli e recarvisi non significa che io condivida le azioni dell’amministrazione», escludendo di essere uno yes-man al servizio del potere e le sue frasi sono veramente affascinanti. Musk ha anche affermato: «I miei obiettivi sono accelerare la transizione del mondo verso l’energia sostenibile e aiutare l’umanità a essere una civiltà multiplanetaria, le conseguenze dei quali saranno la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e un futuro più stimolante per tutti». Se però mancano i soldi, come lui stesso ha sottinteso, la colonizzazione di un pianeta senza adeguata atmosfera e con incognite sulle forme di vita compatibili con gli organismi terrestri, senza risorse alimentari e con fonti idriche ancora non conosciute potrà essere ancora per molti anni un sogno irraggiungibile.

E allora qual è il motivo che spinge tanto impegno? Le risposte sono molteplici e meriterebbero valutazioni assai approfondite prima di essere espresse. Per adesso è molto importante conoscere la morfologia di Marte senza impegnare vite umane. Esistono macchine automatiche che risolvono assai velocemente le problematiche inerenti la storia e la morfologia del pianeta studiato a distanza da Giovanni Schiaparelli. L’Europa effettuerà nel 2020 il lancio di ExoMars per approfondire molti dei dubbi presentati coscenziosamente da scienziati e astrofisici. Quale sia il futuro è poco rappresentabile, a meno di non costringere uomini e donne del pianeta Terra a una vita sotto spesse cupole protettive. Ne ha dato un’idea già lo scorso anno il giornale interdisciplinate ‘Space Policy‘ con un articolo firmato dallo scienziato polacco Konrad Szocik dell’Università di Rzeskzow, che tratteggia molti aspetti singolari della missione su Marte e poi sull’argomento ha dichiarato: «Non possiamo simulare la stessa fisica e le condizioni ambientali dell’ambiente marziano». Evidente anche sulla Stazione Spaziale le cose vanno diversamente che nella piena esposizione cosmica.

Probabilmente su Marte potranno essere recuperati materiali utili per migliorare la vita di casa nostra. Ma anche questa è un’incognita. Più plausibile immaginare un luogo come la Luna su cui eseguire misurazioni ed esperimenti dal valore più scientifico che tecnologico. Per adesso emerge solo un’ombra del passato che vorrebbe riaccendere la fiaccola della supremazia dello spazio in America. Di quell’America che era stata tante volte sconfitta nella corsa a due con l’Unione Sovietica e che poi è arrivata per prima (e onestamente unica) a far sbarcare i suoi astronauti sulla piattaforma lunare, nel 1969. Ma ora i tempi sono cambiati, gli attori che utilizzano le tecnologie astronautiche sono ben più numerosi e gli interessi industriali sono tali da aver modificato completamente le vision degli amministratori che stanno pianificando il nostro futuro.

Quale esso sarà, forse è già scritto in qualche verbale di riunioni segrete tenute off-shore da manipoli di banchieri e industriali abituati a sottomettere il mondo ai loro interessi. A noi, che viviamo nel presente, non rimane che lo sterile compito di osservare quanto si afferma e valutare la credibilità delle frasi sottaciute.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->