martedì, Settembre 21

Don Backy ed il revival degli anni creativi A colloquio con l’artista per la ristampa dopo 50 anni del suo folle libro 'Io che miro il tondo'

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Cosa dici ai ragazzi di oggi?

Che le canzoni sono cose serie,  sono piccole sceneggiature che ruotano su un’idea, un concetto, attorno a cui si costruisce musica e testo, rispettando metrica e rima… sono convinto che la troppa specializzazione alla musica cui i ragazzi hanno avuto accesso, ha tolto la spontaneità di scrivere canzoni usando semplici giri armonici, una volta le canzoni dei grandi nascevano tutte con quattro accordi, con i quali, tra l’altro, si potrebbero suonare l’80 per cento delle canzoni del mondo, ho  sentito voci splendide ( Giorgia) cantare canzoni orribili con testi confusi e senza anima e melodie assurde…I ragazzi d’oggi dovrebbero dare libero sfogo alla fantasia, non inquadrarsi mai e soprattutto osare senza paura…inseguire le proprie passioni.

Tu nei hai inseguite molte – la musica il cinema, il teatro,  la narrativa, il disegno – e tutte con  soddisfazione. Mi dici dei tuoi fumetti, che sembrano ispirarsi a quelli di Hugo Pratt, i cui magistrali lavori  ci vengono riproposti oggi? 

Non sembrano, sono. Rimasi stregato da Una ballata del mare salato, mi ispirai a lui, uno che con tre linee disegnava un panorama marino, lo volli imitare, anche se non sapevo disegnare, coprii le pareti della camera con i suoi capolavori, che studiai a lungo, disegnando  cancellando e ricominciando da capo fino a che non ottenevo l’effetto voluto, il tratto sicuro….mollai tutto per 4 anni  – musica, cinema, teatro – dietro a disegnare le mie storie. Gli antichi dicevano che era impossibile fare una certa cosa, pertanto la facevano.  Sono sempre stato in sfida contro me stesso.

Superando –come ha scritto di te Vincenzo Mollica – le   vecchie frontiere con lo scrupolo di certi artigiani – razza ormai in via di estinzione- che sembravano avere l’inconsapevolezza della poesia, ma che riuscivano a creare piccoli incantesimi. Quante copie ha venduto Clichy?

Ancora non lo so, è uscito da poco, una cosa so per certo: che la prima ristampa è andata esaurita e c’è stata una seconda…

Il prossimo come si intitolerà?

E’ presto per dirlo. Ma sto lavorando sul titolo di una canzone molto popolare, incisa da un mio ex amico molti anni fa…

Infine, come percepisci il  momento  che ci troviamo a vivere?  

Di grande confusione e sopratutto di una mancanza crescente di rispetto di parte del mondo giovanile verso tutto e verso tutti…

Con te  staremmo a parlare ore di  musica, di cinema,  di letteratura e di fumetti, soprattutto di quegli anni Sessanta Settanta così intensi, creativi e contraddittori, di cui sei  stato grande protagonista..

Anni di grande soddisfazione  ma anche di scuola, di letture, di apprendimento su cui si è innestata la mia fantasia creativa…Anni che è necessario ripercorrere o scoprire non solo per capire Come eravamo ma anche Chi eravamo e chi  siamo….

Già, perché oggi – rubo la riflessione filosofica  a Luca e a Filippo, l’uno giornalista e antropologo l’altro matematico- in epoca di Internet si naviga  ovunque ma solo in superficie, prima invece esploravamo, cercavamo di andare  al fondo delle cose del mondo e della nostra vita. L’auspicio è che l’operazione revival  porti a ritrovare il gusto e il desiderio dell’esplorazione  e della  profondità, poiché per dirla con Borges, noi siamo il nostro passato.

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