lunedì, Ottobre 18

Domenico Modugno continua a volare Un breve racconto un po’ arruffato, scritto rimettendo in fila porzioni di alcuni suoi testi

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ventoVenti anni fa moriva Domenico Modugno. Il poeta che ha scritto e cantato una delle due canzoni italiane più famose del mondo (‘Volare‘, e ‘O’ Sole mio, le conoscono davvero quasi tutti) è nato nel 1928 a Polignano a Mare; ha imparato presto a suonare chitarra e fisarmonica. Nel 1953, l’esordio da cantante, con RCA.

Modugno riconduceva l’origine del suo amore per la musica a un aneddoto: «Una notte, quando avevo tre anni, fui svegliato da un suono bellissimo, che solo in seguito decifrai come il canto di un carrettiere: quella per me fu la ‘musica’ per molto tempo».

Troverete la biografia e la discografia di Modugno in molti siti. Noi lo ricordiamo con un breve racconto un po’ arruffato, scritto rimettendo in fila porzioni di alcuni suoi testi. E scusate tanto se, in un momento così triste per molte parti del mondo, non è venuto fuori un testo impegnato, ma ‘solo’ una storia d’amore.

Il sogno

Tu ed io ci siamo amati in una notte di mezza estate. Siamo rimasti a ballare fino a tardi, con gli occhi chiusi senza parlare, poi nell’alba sei svanita come in un sogno. Tutti i sogni svaniscono quando tramonta la luna.

Mi ricordo che il nostro discorso fu interrotto da una sirena. Quando sento questo suono, penso a qualcosa di grave e non mi rendevo conto che non poteva accadere nulla di più grave del nostro lasciarci.

La lontananza, sai, è come il vento, spegne i fuochi piccoli, ma accende quelli grandi. Ch’io possa esser dannato se non ti amo, e se così non fosse non capirei più niente. Ma queste son parole e non si è mai sentito che un cuore affranto si cura con l’udito.
È già passato un anno ed è un incendio che mi brucia l’anima. Il nostro anniversario non è sul calendario, amore senza data, con un contratto non si lega un sogno.

Di notte, su di un ponte: guardavo l’acqua scura con la dannata voglia di fare un tuffo giù. A un tratto qualcuno alle mie spalle, forse un angelo vestito da passante, mi portò via dicendomi: “ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso? Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro, ma il derubato che piange ruba qualcosa a sé stesso. E guarda intorno a te che doni ti hanno fatto, ti hanno inventato il mare. Nel mare della vita i fortunati vanno in crociera, gli altri nuotano, qualcuno annega”.
Capitano mio, vado alla deriva, sto affogando”.
Che cacchio stai dicendo, affoghi in un bicchiere. Sai nuotare come me, ce la fai, se lo vuoi, prendi fiato e vai”.

Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo, così. Io penso che un sogno così non ritorni mai più: venivo dal vento rapito e incominciavo a volare, nel cielo infinito …

Volare (nel blu dipinto di blu)

La lontananza

I delfini (in duetto con il figlio Massimo)

L’anniversario

Meraviglioso

Che cosa sono le nuvole (estratto video dell’omonimo e meraviglioso ‘Otellino’ di Pier Paolo Pasolini, con la partecipazione  -tra l’altro- di Totò nel ruolo di Jago).

 

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