giovedì, Settembre 16

Domenico Arcuri e il piano vaccini che non decolla L’Italia ha bisogno di vaccini e strutture grandi, capienti e soprattutto già disponibili, altro che dei ‘confetti rosa’ e dei tentennamenti di Arcuri

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Domenico Arcuri, già sposato con la giornalista Myrta Merlino, assomma su di sé diverse cariche: amministratore delegato di Invitalia e Commissario straordinario anti-Covid-19.

Già questa è una anomalia tutta italiana. Ad esempio, tra le pratiche su cui è impegnato come Invitalia c’è quella dell’Ilva, non esattamente una bazzecola. Come farà a occuparsi bene di entrambi gli impegni?

Ma il fatto è che su Arcuri si stanno concentrando i malumori di chi non dimentica le varie vicissitudine con le mascherine che non c’erano quando servivano e di cui si occupò lo stesso Arcuri.

Tra l’altro, è notizia recentissima, del sequestro preventivo per 70 milioni di euro voluto dalla procura di Roma per l’affidamento, da parte di Arcuri (che non risulta indagato) a tre consorzi cinesi per un totale di 1,25 miliardi di euro per un mega appalto di mascherine in piena emergenza.

Il Piano vaccini non decolla perché le aziende produttrici non hanno consegnato le dosi preventivate, tanto da paventare un ricorso ai tribunali.

Arcuri dice che la colpa non è sua, ma di chi dovrebbe essere allora, visto che lui è il responsabile, pagato con soldi pubblici?

Intanto il governatore del Veneto Luca Zaia dice di poter acquistare milioni di dosi di AstraZeneca e leoffreal lento Arcuri. Una specie di schiaffo morale a cui il frastornato manager non riesce a reagire.

Poi c’è la polemica sugli inutili padiglioni vaccinali allestiti, le famose ‘primule’, ideate dall’architetto Stefano Boeri. Che bisogno c’era di spendere soldi e tempo quando ci sono tanti luoghi pubblici, come caserme e stadi, disponibili? Ed infatti pare che finalmente questa bizzarria floreale sarà archiviata e si parla sempre più spesso di un coinvolgimento della Protezione Civile in una visione ‘militarizzata’, che vorrebbe il premier Mario Draghi.

L’Italia ha bisogno di vaccini e strutture grandi, capienti e soprattutto già disponibili, altro che dei ‘confetti rosa’ e dei tentennamenti di Arcuri.

 

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