venerdì, Maggio 14

‘Domani’, un mese dopo Il giornale c’è. La prima lettura al mattino è veloce. Batte i competitor. La lettura di approfondimento è più lunga di quella dei competitor. C’è scelta di indirizzo. Liberaldemocratico? Troppo presto per dirlo

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Basta un mese per capire che carattere avrà un bebè? Basta un mese per capire che ruolo avrà un nuovo giornale? I fisiognomici dicono sì nel primo caso. Mentre i vecchi consumatori di ‘carta&inchiostro’ hanno qualche diritto per provarci nel secondo caso.

Come si è capito parliamo di ‘Domani’, qui -su ‘L’Indro’- valutato la sera prima della nascita, con qualche augurio e qualche caveat. In prossimità del 15 ottobre trasferisco appunti presi. Niente di sistematico. Ma -come si fa nelle indagini- impressioni con riscontri.

Il giornale c’è. Edicolanti consultati (Roma e Milano) dicono che “va abbastanza bene”. La prima lettura al mattino è veloce. Batte i competitor. La lettura di approfondimento è più lunga di quella dei competitor. Ma sei tu che scegli. Le articolesse non sono quelle di una volta, conservano una certa snellezza e una scrittura abbastanzacorta’. Dunque niente di insopportabile.

Carlo De Benedetti il giorno dopo il parto aveva detto che si aspettava “un po’ più di pepe”. Secondo me è stato moderatamente accontentato. Ma se quella testata finisce a ‘cacio e pepe’, diventa altro (‘Il Fatto’, il ‘Foglio’, eccetera). Invece questasonnolenza’, da supplemento letterario, obbliga a misurare il ‘pepe’ e a non dimenticare il ‘sale’. Ed è proprio il sale l’ingrediente più importante e interessante. Come da programma: il discernimento e l’interpretazione. Spiegare più che intervistare.

Ho sbagliato io sulle prime a vederci un po’ del solito cerchiobottismo dei ‘giornaloni’. No, qui c’è scelta di indirizzo. E’ stato così per il referendum. E’ così sull’approccio al Recovery Fund. E’ così ora sull’ondata2 del Covid-19 in termini di chiarezza di inquadramento dei problemi. Bene Penati, bene Zulianello, bene il fondo di Feltri su ‘l’economia prossima vittima della seconda ondata’. Bene Lisa De Giuseppe su ‘noi che eravamo i migliori d’Europa contro il virus’. Punto nevralgico lavorare sulla verità (ma adesso servirebbe anche la sintesi) a proposito dell’analisi della relazione tra comunità scientifica e comunità economica. E’ quel che non fa il governo, per prolungati populismi ancora troppo forti (il prezzo che si paga a dare priorità ad ogni costo -pur con qualche argomento- alla tenuta della legislatura). Ed è quel che dovrebbe fare una testataliberaldemocratica’ (poi vedremo la cosa in sé), sapendo che, per evitare tendenze autoritarie, economia e salute devono indurre a sintesi non a slalom.

Cominciano le firme dei competenti. Per essere giornale criticonon si deve avere paura di avere cultura di governo. Su questo punto ‘Domani’ è ancora oscillante.

A differenza di chi storce il naso, a me non dispiacciono le firme degli scrittori e delle scrittrici. Diciamo che sono generazionalmente una forma di ‘meditato attacco’ che non guasta. 16 pagine ne fanno comunque un secondo giornale. Se combinato al ‘Sole’, fa integrazione. Se combinato al ‘Corriere’, fa distinzione. Se combinato a ‘Repubblica’, fa ‘come eravamo’. Se combinato alla ‘Stampa’, rischia qualche overlap.

Feltri scrive in questa fase senza retorica e senza protagonismo. Se serve sta in quarta o in quinta. Se sta in prima, connota. Insomma guida. Per chi pensa che senza cronaca non c’è giornale, si può dire che stare sulla cronaca con giornali così non è impossibile. Anche qui basta saper passare dai fatti ai perché (Antonella Lattanzi, per esempio, sulla ‘mente degli assassini’, a proposito di casi recenti; o Igiaba Scego sul ‘razzismo degli italiani’).

Liberaldemocratico?’. Troppo presto per dirlo. Sul format ci sono alcune allusioni al ‘Mondo’ di riverita memoria (1949-1966). Circa il contenuto forse serviranno firme caratterizzanti (il ticket di direzione -Feltri, Fittipaldi- ha ottime radici professionali, ma viene da altro giornalismo). Non sarà inutile anche vedere come verrà coniugato il rapporto tra tradizione e innovazione. Lo sguardo non vuole andare ancora indietro (‘Corriere’/’Repubblica’ lo fanno fin troppo), ma per rispondere a quella domanda sarà un po’ necessario. Il pezzo di Alberto Melloni sui ‘cattolici ossessionati dalla rilevanza rimasti a mani vuote’ è comunque un buon indizio.
Un po’ noioso? Direi di no, rispetto alle lunghezze. No, rispetto alle narrazioni. No, rispetto a titolazioni non strillate. E per chi lo trova comunque noioso, pazienza. A Natale il rodaggio sarà compiuto.

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Sull'autore

Stefano Rolando, classe 1948, laureato a Milano in Scienze Politiche, è docente, manager, comunicatore. Dopo esperienze di management in aziende (Rai e Olivetti) e istituzioni (Presidenza Consiglio dei Ministri e Consiglio Regionale della Lombardia), è dal 2001 professore di ruolo (Economia e gestione delle imprese) alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università IULM di Milano, dove si occupa di branding e di comunicazione pubblica, politica e sociale. Dal 2005 al 2010 è stato segretario generale della Fondazione di ricerca dell’ateneo. È stato anche segretario generale della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali italiane e rappresentante italiano nel comitato scientifico Unesco-Bresce. Dal 2008 è presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (www.fondazionefsnitti.it). Per sapere di più di Stefano si può consultare il sito della Università IULM al link: http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/docenti/rolando-stefano

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