mercoledì, Dicembre 8

Docce gelate per la SLA field_506ffb1d3dbe2

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Ci sono situazioni, comportamenti, modi di fare, sui quali sinceramente non mi sembra “moralmente” o “civicamente” se quest’ultima definizione meglio può aggradare a qualcuno, si possa fare gli gnorri, o i superficiali non curanti del momento. L’Indro è già intervenuto sull’argomento che vorrei trattare, con un’ennesimo ottimo articolo di Annamaria Barbato Ricci. Articolo che condivido pienamente, ma come scritto non posso fare finta di niente su certe vicende e non prendere una chiara netta e incontrovertibile posizione, mi sento quindi  in dovere di dire la mia.

La mia allusione a quella “nouvelle vague” di rovesciarsi secchi d’acqua in testa, dalla temperatura gelata, così dicono i protagonisti di questi spettacolini, penso sia abbastanza trasparente. Tutta questa pantomima“globalizzata”, nasce da propositi dichiarati apprezzabili, cioè quelli di farsi promotori di raccolta di fondi a favore delle persone cadute nel gorgo della Sla. Di questa patologia, i media ne parlano con grande approssimazione, in effetti parlare di essa non è una delle cose più semplici da fare. Ritengo che moltissimi, con il sorrisetto ebete di contorno o come ha giustamente stigmatizzato Massimo Cacciari da deficienti, espressione che accompagnava il loro comportamento al limite di una goliardata da Festa delle matricole, non abbiano avuto la minima contezza della situazione sulla quale intervenivano.

Non sono un medico, e ho scarsissime conoscenze della materia, dalla quale, per quanto possibile cerco di tenermi “alla larga”. Con tutto il rispetto e il riserbo necessari e lo struggimento umano, che naturalmente nell’accostarsi a trattare certe vicende sgorga, posso solo dire che una mia amica, con inspiegabile repentinità fu fagocitata da questa patologia. La maniera in cui appresi la cosa fu devastante. Ero andato in un Teatro romano a vedere uno spettacolo di amici, mi avevano fatto accomodare in una poltrona di platea laterale, posto che amo occupare per vari ordini di motivi, tra cui quello che se la rappresentazione mi risulta particolarmente indigesta, potermela filare alla chetichella. Nel clima spumeggiante e salottiero, durante il quale si celebra lo spettacolo prima dello spettacolo, con quella punta di effervescenza in più dovuta al fatto che era una “Prima”, una cara conoscente, coinvolta nel meccanismo organizztivo della serata, tra un abbraccio un sorriso e l’altro fece scivolare li per lì un “Hai visto x, l’hai salutata?”. Si riferiva a una amica comune che non vedevo da molto tempo, professionista del settore cinematografico  e radio televisivo. Dissi che purtroppo non avevo ancora avuto modo di vederla e che la cosa mi avrebbe fatto molto piacere. “Te la mando subito”. La mia amica x, mi giunse alle spalle. Avvertendo la sua presenza, allungai un braccio dietro di me per stringerle la mano, cosa che non avvenne perché le aveva occupate. Voltandomi, la trovai dimagrita,  e con un vistoso  collare ortopedico. Allarmato da questo, ma non particolarmente preoccupato, salutandola dissi “Una botta con la macchina?” Stava in piedi di fronte a me, non rispondeva, cosa della quale non riuscivo a farmene una ragione. Cominciò rapidamente a scrivere qualcosa sul tablet che le teneva occupate le mani. Stavano per spegnere le luci in sala. Finito di scrivere mi porse la tavoletta. Ebbi modo prima di leggere, di incrociare il suo sguardo, sguardo per la cui descrizione ho solo parole per capire la mia impotenza. Aveva scritto “Ho la Sla”.  

Si spensero le luci in sala. Non caddi per terra dallo sgomento, solo perché ero già seduto. Comunicammo via messaggini quotidianamente  (unica possibilità a disposizione) fino al giorno in cui non rispose più al mio ultimo. Un ferragosto di tre anni fa. Da quello che ho tragicamente appreso da quella esperienza, penso di poter dire che ci si trovi al cospetto di una tra le più crudeli patologie. La doccia gelata, è stata fatta sui principi di elementare  rispetto e solidarietà che vere e proprie tragedie di tale portata necessitano. Qualcuno potrebbe dire  così ma è un modo di sdrammatizzare. Qualcun altro potrebbe dire è un vergognoso modo di mettersi in mostra. Bene ha fatto la Barbato Ricci a riportare non tanto all’attenzione ma alla coscienza di tutti noi le lucide parole di San Paolo sulla carità, e le caratteristiche dalle quali dovrebbe essere contraddistinta. Mi rendo perfettamente conto che nella società delle vanità, dell’esasperato edonismo individualista, del narcisismo alla costi quel che costi, ci possono pure stare le secchiate d’acqua, che più d’una gliela avrei volentieri tirate io. 

Sarò come sempre (grazie al cielo), fuori posto e fuori tempo, ma io difendo e mi riconosco in pieno, nella carità, compartecipazione alle disgrazie altrui e nella solidarietà (termine quest’ultimo più alla moda che ha divorato di fatto quello di carità), secondo quanto ci, e mi, hanno dato gli insegnamenti valoriali e di comportamento cattolici. In tutta questa sarabanda mediatica, dei distinguo vanno fatti. Al di là delle “secchiate” dei celebri, per motivi di spettacolo o sportivi, abbiamo visto la partecipazione a quello, che al di là delle intenzioni, ma nei fatti è diventato un giochino di società di alcuni politici, alcuni dei quali molto in vista. Per la prima categoria di persone, penso che le caratteristiche descritte da San Paolo per la carità, equivalgano all’alfabeto di una lingua da extraterrestri. E di questo, e per carità cristiana, per l’appunto, ce ne dovremo, nonostante la fatica che comporta, farcene una ragione. Già tutto il contesto dà la misura umana di chi vi partecipa, ma quello che non si può veramente accettare sono alcuni comportamenti offensivi

Alcune di queste sfigurate dal successo nell’anima, si sono esibite nella pochade, sventolando ben cento euro in banconote da cinquanta come contributo. Mi riferisco alla Littizzetto. La sua triste avarizia è già stata, e giustamente, severamente sanzionata dagli internauti. C’è solo da aggiunger che come spot pubblicitario l’ha pagato veramente poco. Ha fatto proprio un bell’affare la “povera” donna: cento euro. È sui politici però, che non si può far passare per buona la “goliardata”. No a loro non la si può far passare per buona. Credono di giocare con l’acqua, ma mai come su questo argomento stanno giocando con il fuoco. Ricordo bene l’umiliazione, il disgusto e la riprovazione morale che ho provato come cittadino italiano, e lo sconcerto umano, nel vedere reiteratamente malati di Sla con parenti e amici, fare giorni e notti di protesta, perché nella ottusa foga dei “tagli”, gli inetti avevano tagliato i fondi loro riguardanti.

Queste sono cose indimenticabili, inemendabili, scolpite nella sciagurata storia di questi colpevoli inetti. E sottolineo colpevoli dieci volte. Qui non si parla di ruberie, che non mi stupirei avessero avuto l’ardire di farle anche in settori del genere. Colpevole inettitudine, da sanzionare come quello al medico che agisce senza laurea, o al conducente di autobus senza patente.  Mi pare che i primi a distinguersi nei tagli ai fondi per la Sla, furono Monti e i benemeriti componenti della sua compagine ministeriale. La famosa “agenda” di quel Monti li, che per un periodo, fu riportata dai giornali in modo tale da fare impallidire le Tavole di Mosé. Tragicamente indimenticabile. Non per niente, il nulla vestito di grigio aveva fondato anche un partito dal nome altisonante. Non ho mai capito bene però se si chiamasse Scelta Civica o Scelta Cinica.  Garanzie granitiche, deve dare uno Stato ai suoi cittadini su situazioni simili.  Potrà sembrare una presa di posizione forse autoritaria, ma secondo me su questo non esiste possibilità di dibattito.

 

 

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