martedì, Luglio 27

Djibouti, la nuova Dubai cinese

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Nel Golfo di Aden c’è un piccolo stato, poco più piccolo della regione Lombardia, chiamato Djibouti. Una nazione di appena 900 mila abitanti, in una posizione strategica: all’ingresso del Mar Rosso e di fronte alla rotta dove passa il 40 per cento del traffico merci del mondo, tra Somalia, Eritrea ed Etiopia. Gli occhi del mondo si sono posati su questa zolla del Corno d’Africa quando la Cina ha ufficializzato l’intenzione di istituirvi una base militare come hanno fatto in passato anche francesi, italiani, spagnoli, olandesi e americani. Un contingente di oltre 5mila soldati, che Pechino dice sarà impegnato in operazioni antipirateria. La base di Tadjoura, proprio di fronte alla capitale Djibouti, disterà qualche chilometro da quella americana di Camp Lemonnier, dove sono di stanza 4 mila uomini in modo permanente.

Lo Yemen è a soli 40 chilometri e da Djibouti decollano i droni che attaccano Al Qaeda nello Yemen e gli Shabaab in Somalia. Qui c’è anche un piccolo contingente della Marina giapponese. La base cinese sarà in grado di accogliere grandi navi da combattimento, avrà una base aerea e alloggiamenti sia per le forze di marina che dell’esercito. Ma l’importanza di Djibouti per la Cina non è solo militare, è anche di tipo economico. Enrico Verga, analista geopolitico, vede nella scelta di Djibouti da parte della Cina come base di appoggio militare, un’origine anche economico-strategica.

 

Cosa intende dire?

Succede che i cinesi hanno un grande interesse a espandersi fuori dai propri confini. La Via della Seta cinese, ripristinata di recente, ha una via di terra e una via di acqua. Quella acquatica sbarcherà nel porto di Obock nel Gibuti, per due ragioni: perché questo è il ponte sul continente africano più vicino alla Cina e anche perché è il più utile, e sicuro. Gli altri porti vicini sono quelli somali, spesso preda dei pirati, generalmente instabili e con strutture inadatte per il grande commercio marittimo. Le scelte marittime implicano un commercio navale dove il valore aggiunto delle merci che sono trasportate è ovviamente più basso, e si giustifica così che il costo del trasporto stesso sia più basso. La rotta della Via della Seta via terra trasporterà, invece, prodotti ad alto valore aggiunto, con un costo sostenuto, che sarà più alto. Il tipo di prodotti che andranno avanti e indietro dalla Cina verso il Djibouti e dal Djibouti verso la Cina saranno fondamentalmente di due tipologie: prodotti semilavorati e lavorati, pronti alla vendita che dalla Cina verranno direttamente sbarcati in Djibouti e materie prime, per esempio polvere di ferro che saranno semi lavorati in pellet di ferro, che dal Djibouti andranno verso la Cina.

Perché il Djibouti in sé?

È un paesino piccolino, poco più piccolo della regione Lombardia, ha un’economia sostanzialmente ristretta e non è una nazione, che ha delle fonti di materie prime, come petrolio o gas, di particolare rilievo. Soprattutto se consideriamo i suoi vicini di casa. Il Djibouti, però, ha una potenzialità strategica sconvolgente. Quello di Obock è l’unico porto dell’area sostanzialmente sicuro: perché il Djibouti non è stato invaso da nessuno, perché dal 2001 si sono concentrate tutta una serie di potenze militari come quelle degli americani, che hanno creato la base di Camp Lemonnier tuttora esistente e forte di 4mila uomini e ora si costruirà anche la base militare cinese.

Perché la Cina si fa una base in Djibouti?

Non in quanto Djibouti nazione, ma in quanto Djibouti punto di passaggio. Punto di passaggio su tre versanti: il versante delle merci che dalla Cina arrivano in Djibouti e vengono distribuiti nelle nazioni vicini via ferrovia, ferrovia che la Cina sta già costruendo e in alcuni casi che ha già costruito; le materie prime dal blocco Est Africa, che vengono incanalate e vanno in Cina, e che se partono da qui invece che dal porto di Nacala, in Mozambico, è decisamente più comodo; non meno importante il Djibouti è in prossimità dello stretto di Bab al-Mandab, che permette alle navi commerciali di arrivare al Canale di Suez, attraversarlo e portare la merce nel Pireo e da lì poi in tutta Europa.

Perché la Cina ha acceso al Djibouti?

La Cina sta seguendo una politica di sviluppo di rotte commerciali diciamo ‘militarizzate’, perché nessuno salti addosso alle sue navi. La scelta del Djibouti cade precisa. In Djibouti la Cina ha perciò già affittato gli spazi che saranno adibiti a base militare, con un investimento in affitto di circa 20 milioni di dollari l’anno. Ossia, parliamo di un pezzo di terra che nessuno finora si è mai filato. La Cina dal punto di vista squisitamente commerciale sta stravolgendo l’economia del Djibouti, perché sta riadattando un terminal container quello di Doraleh, per creare quattro terminal container.

Perché?

Il terminal container in un deserto è quello che ha dato il primo via economico a Dubai. Djibouti si ritrova ad essere potenzialmente una nuova Dubai, proprio per questo iniziale incipit di traffico. Il Djibouti non avrà il commercio sottobanco del petrolio, che proviene dall’Iran, che aveva Dubai, ma questo potrebbe essere tranquillamente compensato con altre fonti. Il porta container è il primo investimento in cui la Cina ha investito circa 500 milioni di dollari, che non sono proprio noccioline. Inoltre, la Cina sta entrando nel sistema delle infrastrutture del Paese: sistemi fognari, sistemi di trasporto, acquedotti, sistemi di collegamento ferroviario soprattutto per servire le aree con le popolazioni più numerose. In particolar modo stiamo parlando dell’Etiopia, chiusa dentro e senza uno sbocco sul mare, che da una parte è particolarmente popolosa e dunque serve per i prodotti cinesi, e dall’altra ha abbondanza di materie prime che tornano sempre utili ai cinesi. La Cina sta investendo in Djibouti  dal punto di vista energetico, ha costruito un impianto eolico, che a regime dovrebbe produrre all’incirca 60 MW e sta valutando anche la realizzazione di impianti solari. Considerando le dimensioni dello stato del Djibouti, questi diventerà a breve completamente green. E poi ci sono altre ragioni per cui la Cina si avvicinerà sempre di più al Djibouti. In quella zona passano sette delle più importanti dorsali sottomarine.

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