domenica, Settembre 19

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Borghesi divorzio

«Divorzio breve: provvedimento bloccato». Così recita un post apparso sulla bacheca facebook di Antonio Borghesi, docente all’Università di Verona e parlamentare di Italia dei Valori (Idv). La denuncia è del 14 marzo scorso, mentre il disegno di legge cui si fa cenno è molto più risalente, del 2010. Si tratta per la precisione della proposta di legge BORGHESI, DONADI, PALOMBA, recante “Modifiche alla legge 1o dicembre 1970, n. 898, in materia di semplificazione delle procedure e di riduzione dei tempi per lo scioglimento del matrimonio”, presentata alla Camera nell’ormai lontano 24 febbraio 2010

«In realtà è dal 2010 che si vuole un binario morto. Il mio disegno di legge chiedeva un approccio laico, al passo con le esigenze delle società, ispirato alla scrittura di buone leggi in favore di quei cittadini che vivono non solo le difficoltà affettive provocate dalla fine di un matrimonio, ma anche quelle burocratiche e tempi troppo lunghi della giustizia civile» ha commentato con amarezza Borghesi, cercando di riassumere in poche parole lo spirito di quella legge. Una legge che, nelle intenzioni dei tre deputati, non intendeva affatto minare alle fondamenta dell’istituto matrimoniale. E del resto, prosegue il post di Borghesi, «Accorciare i tempi non certo significa svilire l’istituto del matrimonio, un’unione tra due persone che si basa su profondi valori. Significa semplicemente venire incontro a chi, ad esempio, intende regolarizzare nuove situazioni affettive sorte nel frattempo».

La proposta di legge in questione era di fatto molto semplice, chiara ed immediata, essendo costituito di un solo articolo che così recitava: Alla legge 1o dicembre 1970, n. 898, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 3, primo comma, numero 2), lettera b), le parole da: «In tutti i predetti casi» fino a: «trasformato in consensuale» sono sostituite dalle seguenti: «In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la separazione deve essersi protratta ininterrottamente da almeno un anno dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale. In presenza di figli minori, il termine di cui al periodo precedente è di due anni»;  b) all’articolo 4 è aggiunto, in fine, il seguente comma:  «16-bis. La domanda congiunta dei coniugi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere proposta anche in assenza della richiesta di separazione personale, di cui all’articolo 150 del codice civile, se il matrimonio è stato celebrato da almeno due anni e i coniugi non hanno prole o la prole è maggiorenne e non convivente. In tal caso il giudice fissa una nuova udienza in camera di consiglio, da tenersi non prima di novanta e non oltre centoventi giorni dalla data dell’udienza di cui al comma 7, chiedendo ai coniugi di confermare la loro volontà. Se anche uno solo di essi non conferma la volontà di procedere direttamente con lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il giudice assegna ai coniugi un termine per la presentazione della domanda di cui all’articolo 706 del codice di procedura civile per l’avvio della procedura di separazione personale».

La legge in questione sarebbe dunque andata a novellare nei punti sopra evidenziati la preesistente legge 898/1970 in materia di separazione e divorzio, andandone a riformare gli articoli 3 e 4. Nel caso dell’articolo 3 si sarebbe avuto un intervento sostitutivo al n. 2 b), col risultato che, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la separazione tra i coniugi si sarebbe dovuta protrarre ininterrottamente da almeno un anno dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale e solo se in presenza di figli minori, il termine di cui al periodo precedente è di due anni. Insomma, un tempo decisamente inferiore rispetto agli attuali 3 anni. Con riguardo all’articolo 4 si sarebbe avuto un intervento additivo con la previsione della possibilità di accedere al divorzio in tempi rapidi in tutti i quei casi in cui ricorrono tre condizioni ossia 1) una richiesta congiunta 2) l’assenza di prole e/o 3) la presenza di prole  maggiorenne e non convivente. Ne sarebbe risultata, se la legge fosse stata adottata una procedura sicuramente più snella ma non per questa priva delle necessarie garanzie procedurali.

Si legge a tal proposito nella relazione illustrativa della proposta di legge: «Peraltro, al fine di permettere un controllo giudiziale sulla libertà di scelta da parte dei coniugi, si stabilisce che si tengano due udienze in camera di consiglio, la prima delle quali è quella usualmente prevista per questi procedimenti. La seconda, invece, viene introdotta ex novo specificamente per questo procedimento, prevedendosi che essa si tenga non prima di novanta e non oltre centoventi giorni dalla prima udienza. Nella seconda udienza il giudice si limita a verificare che i coniugi riconfermino la volontà di procedere direttamente allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio senza passare prima per il procedimento di separazione personale. Nel caso in cui anche uno solo dei coniugi, nel corso di questa seconda udienza, non confermi la propria volontà, il giudice assegna ai coniugi un termine per l’avvio del procedimento di separazione personale».

La proposta Borghesi è ovviamente una sola delle tante proposte sul tema che puntualmente vengono riproposte all’attenzione del Parlamento e che, inspiegabilmente, non hanno seguito. La ratio delle varie proposte è sempre la stessa: rendere più agevole per i coniugi, che intendano porre fine a un rapporto coniugale ormai compromesso, lo scioglimento del vincolo matrimoniale, pur nel rispetto di una serie di garanzie minime per entrambi i coniugi (e per i figli, ove ve ne siano), sgravando al contempo gli uffici giudiziari di un significativo carico di lavoro. E’ del gennaio 2014 l’ultimo tentativo, ad oggi registrato, di intervenire sul tema. Due i disegni di legge (dl 1233 e dl 1234) oggi all’esame della seconda Commissione permanente Giustizia del Senato, presentati il 9 gennaio da Giuseppe Lumia, Partito Democratico (PD) e il 14 gennaio da Ciro Falanga, Forza Italia (FI-Pdl). In entrambi i casi è stata nominata quale relatrice la senatrice Rosanna Filippin del PD.

Il dl Falanga si compone di due articoli, che intervengono rispettivamente sull’articolo 3 della già richiamata l. 898/70 e sull’articolo 191 del c.c.: Con la modifica dell’articolo 3 viene proposta la diminuzione ad un anno del periodo di durata della separazione ai fini dello scioglimento del matrimonio, originariamente di tre anni – periodo di tre anni che tuttavia rimane immutato quando vi sono figli minori. La modifica all’articolo 191 del codice civile, si propone invece di sanare il fatto che attualmente la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui passa in giudicato la sentenza di separazione: «Ciò comporta l’anomala conseguenza che tutti i beni acquisiti dai coniugi continuano a ricadere in comunione, pur essendo venuta meno la loro convivenza ed essendosi quindi distinte le posizioni personali anche in ordine alla gestione della propria esistenza. La situazione reale non corrisponde, quindi, alla situazione legale e tale discrasia comporta l’insorgenza di problemi che hanno interessato il dibattito dottrinario e giurisprudenziale».

Il dl Lumia, invece, si compone di un solo articolo. Anch’esso interviene sull’articolo 3 comma 1 n.2 lett. b) prevedendo che lo scioglimento o cessazione degli effetti civili possa essere richiesta nei casi in cui «è decorso un anno dalla data del passaggio in giudicato della sentenza che dichiara la separazione giudiziale fra i coniugi ovvero dalla data di omologazione della separazione consensuale ovvero quando è intervenuta separazione di fatto che sia iniziata prima del 18 dicembre 1970. In tali casi la separazione non deve essere stata interrotta». Aggiunge poi un articolo 3 bis, che recita: «La domanda congiunta di entrambi i coniugi per lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere proposta anche in assenza di domanda per la separazione personale».

Abbiamo chiesto al diretto interessato, l’on. Borghesi un breve commento su quanto accaduto alla sua proposta e sulle ragioni per cui è meritevole ancora oggi di discussione il tema del “divorzio breve”.

 

La sua proposta di legge era del 2010. Oggi a distanza di 4 anni il problema dei tempi della separazione sono ancora all’ordine del giorno. Quali pregiudizi e quali argomentazioni hanno impedito allora e impediscono ancor oggi un sereno dibattito sul tema?

Non mi pare che sia cambiato nulla. I tempi sono sempre biblici. Certo la crisi economica morde e così la pancia viene prima dei diritti civili. Il falso moralismo, specie sul lato destro della politica, è il vero responsabile di atteggiamenti oscurantisti. Meglio il “divorzio all’italiana”, cioè le corna.

Oltre alla sua proposta nel corso degli anni ne sono state presentata delle altre ed eventualmente ce n’è qualcuna ad uno stadio avanzato?

La mia proposta unitamente a quella del collega Paniz e della Bernardini sono quelle che la scorsa legislatura sono arrivate  al termine della discussione in commissione. Non si è mai riusciti a farla entrare nell’ordine del giorno dell’aula

Perché occorre riformare i tempi delle separazioni?

Perché quando finisce l’amore non ha senso costringere due persone, o anche una sola, a non essere libero di rifarsi la vita

 

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