martedì, Gennaio 25

Disuguaglianza: ricchezza e povertà mai così lontane L’attacco della finanza e del suo modello socioculturale di liberismo finanziario privo di controllo ci ha portato verso il caos, arrivando a dominare la classe politica

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Oggi ci troviamo di fronte ad una forma di disuguaglianza che non ha precedenti nella storia dell’uomo; è una disuguaglianza che stride contro le tante dichiarazioni sui diritti universali dell’uomo che sono rimasti solo un sogno frutto di un ‘utopia dimenticata ed ignorata dalla storia .

Il secolo passato ed anche quello di cui stiamo festeggiando in modo amaro il nuovo anno ci mettono davanti al crollo dei valori di società e dei valori morali travolti dalla rivoluzione finanziaria che ha contribuito a cancellare il settimo comandamento il ‘Non rubare’. L’attacco della finanza e del suo modello socioculturale di liberismo finanziario privo di controllo ci ha portato verso il caos, arrivando a dominare la classe politica che proprio ora in occasione dell’elezione presidenziale si trova priva di idee e di uomini, dando evidenza al suo fallimento.

La disuguaglianza globale è devastante se pensiamo che i 400 americani più ricchi – che sono considerati tali se hanno un patrimonio da almeno 2,8 mld di dollari – hanno accresciuto di 4500 miliardi di dollari nei due anni di pandemia la loro ricchezza. I giochi e la manipolazione della finanza hanno fatto della Tesla un gioco di moltiplicazioni finanziarie non realistiche ma infinite e del suo proprietario l’uomo più ricco della storia dell’uomo. Questi uomini controllano il 3,5 % della ricchezza globale mentre la parte più povera del pianeta, 3,7 miliardi di persone, non controllano nemmeno il 2 % con persone che vivono con meno di 1,9 dollari al giorno; siamo di fronte ad una drammatica anomalia che sta uccidendo il mondo occidentale.

E’ paradossale che sui giornali si legga spesso di questo piccolo numero di supericchi a fronte di una povertà straziante, è più facile leggere le graduatorie della ricchezza che dei drammi sociali e morali che stanno facendo esplodere il nostro mondo e la nostra società. La logica del mercato, innalzato colpevolmente a verità incontrovertibile, ha cancellato la nostra storia di Welfare, di aiuto sociale distruggendo il senso ed il ruolo della comunità. La cultura antica del Welfare che ha sostenuto l’Europa negli anni bui ha in parte limitato i drammi della disuguaglianza e, in occasione del Covid-19, la sanità pubblica, quasi inesistente in altri Paesi, ha consentito di ridurre il dramma della pandemia ed a ravvivare i sentimenti di solidarietà sconosciuti in altre realtà più lontane da noi nonostante la crescente decristianizzazione dell’Europa.

Ci siamo dimenticati o voluti dimenticare della regola storica che solo una buona ed equa società può garantire una reale crescita economicaIl dopoguerra ha mostrato lrealtà di una società unita producendo una rivoluzione industriale che dal nulla che avevamo nel dopoguerra ci ha portato in soli 40 anni tra i Paesi più evoluti ed industrializzati del mondo.

La disuguaglianza è una pessima condizione per l’economia perché al suo aumentare l’economia si declassa, come conferma il Fondo Monetario Internazionale: “i periodi più lunghi di crescita sono associati decisamente a maggiore uguaglianza nella distribuzione del reddito” e quando il bene comune prevale su quello individuale .

E’ necessario definire delle priorità ed oggiinvece di pensare alla disuguaglianzasi gioca al caleidoscopio della politica diventata ottusa ed incapace di una visione di respiro ed a lungo tempo, ma travolta da una problematica che anziché governarla la fa prigioniera di sé stessa in una totale confusione, dimentica della disuguaglianza e del bene comune a favore del meschino interesse personale. E’ giunta l’ora di alzare la testa per evitare di essere travolti dal caos e finire, come dice la leggenda, di finire tutti come i lemming lanciati nel dirupo. Non possiamo dare la colpa delle nostre incompetenze né alla natura né ad un Dio ostile, ma esse dipendono da noi e solo noi possiamo rialzare la testa per riportare il sentimento nel dramma terreno.

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Sull'autore

Fabrizio Pezzani è professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università L.Bocconi di Milano e distinguished professor presso la SDA Bocconi School of Management. Ha insegnato nelle Università di Parma, di Trento e di Brescia; è membro del comitato scientifico della Fondazione 'Centesimus Annus pro Pontifice' e di svariati Editorial Board di riviste internazionali di economia; è stato fino al 24 febbraio 2013 presidente del collegio dei revisori di Milano. E’ autore di contributi importanti sia a livello nazionale che internazionale sui temi dell’economia aziendale italiana fondata sulla realizzazione del bene comune, la sua lettura è ampia ed estesa ad altre scienze sociali. L’economia, in questa visione, è e rimane una scienza sociale e non una scienza esatta come oggi viene intesa.

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