mercoledì, Maggio 12

Dispute marittime e commercio nel Mar Cinese Meridionale

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Bangkok –  Le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale pongono una sfida notevole al commercio nell’intera area asiatica, contribuendo a creare un clima di incertezza che certo nuoce al business d’area e – inevitabilmente – anche a livello mondiale. In un incontro di aggiornamento e diffusione di notizie tenutosi nella giornata di ieri, la Segretaria statunitense al Commercio Penny Pritzker ha sottoposto a forti critiche la decisione cinese di disporre una torre di ricerca marina profonda a 300 chilometri dalla costa vietnamita. Tali azioni sono intese come «provocazioni ed innalzano ulteriormente la tensione e noi siamo sinceramente preoccupati in tal proposito», ha affermato l’alta esponente dell’Amministrazione USA. «La condotta pericolosa e intimidatoria condotta dai mezzi marittimi cinesi operativi nell’area non è affatto positiva». «Per quanto riguarda il contesto del business, noi riteniamo che sia importante che si crei un clima di certezze ed azioni come queste creano invece instabilità, il che non è certo positivo per il buon andamento dello sviluppo complessivo».

Nel caso specifico dei contrasti territoriali con il Vietnam, la Cina si è sempre difesa. Ad esempio, in occasione della data del 1° Giugno scorso, sono state diffuse foto dove la Cina intende dimostrare che le sue imbarcazioni di scorta alla piattaforma di ricerca petrolifera sono state oggetto di atteggiamenti ostili e ripetute pressioni da parte delle imbarcazioni della polizia marittima vietnamita, attacchi ai quali la Cina ha reagito solo usando idranti e cannoni ad acqua sempre però –afferma la Cina- in acque di chiara competenza cinese nei pressi delle Isole Paracel, le quali sono state denominate Hoang Sa in Vietnam e Xisha dai cinesi.

Oltre a mostrare video degli scontri in mare e convocare i rappresentati dei media – come accaduto recentemente a Hong Kong – la Cina attua anche misure morbide come per esempio, ricordare agli USA che l’area Asia-Pacifico è abbastanza vasta perché possano coesistere i grandi poteri della Cina ma anche degli USA in tutta l’area.

Anzi, la Cina fa notare in tutte le sedi, di non aver ancora ricevuto alcuna forma di indennizzo a causa delle violente proteste di strada –in Vietnam- che hanno di fatto bloccato l’economia del Paese e non ha certo impedito ai lavoratori cinesi presenti sul proprio territorio di imbarcarsi numerosi verso la strada del rientro a casa, in Cina. Nonostante le ripetute richieste da parte cinese, il Vietnam sembrerebbe non abbia inviato alcuna forma di compensazione – tantomeno pecuniaria – a favore dei cittadini cinesi che in un lampo hanno perso tutto, casa, attività lavorativa, tutto ciò che è stato accantonato finora grazie al lavoro degli immigrati cinesi in territorio vietnamita.

I violenti scontri tra lavoratori cinesi e vietnamiti – in special modo nella Provincia centrale di Ha Tinh – hanno lasciato sul terreno almeno quattro morti e almeno un centinaio di feriti. Circa 4.000 cittadini cinesi –in conseguenza di quelle violente manifestazioni di strada- hanno preferito re-imbarcarsi per tornare quanto più in fretta possibile verso la propria Madre Patria.

In un’altra intervista concessa a testate di economia e finanza, il Ministro della Difesa di Singapore Ng Eng Hen ha affermato che il rischio che le dispute territoriali possano danneggiare il commercio in Asia è molto reale. «E’ assolutamente fuorviante ritenere che vi sia una qualche specie di linea di separazione tra commercio e sicurezza», ha chiosato nell’ambito di una intervista presso la sede del Ministero per la Difesa. «Noi non dovremmo – dal punto di vista della sicurezza – corre dietro ai titoli o ai temi dominanti ogni pochi giorni di distanza ed io non credo sia necessariamente positivo se tutto ciò continui ad essere anche nei giorni a venire. Ad un certo punto, tutto ciò potrebbe avere un effetto eccessivamente notevole sul commercio e sulle nostre economie reali». Scopo principale delle economie locali, invece, afferma il Ministro alla difesa di Singapore, dovrebbe essere quello di trovare vie di comunicazione e legami volti allo sviluppo dell’area, anche e non solo nello stretto ambito commerciale ma anche in termini di innalzamento dei livelli di difesa comuni.

Ng Eng Hen e Penny Pritzker sono intervenuti durante un forum dei Ministri della Difesa ed al quale hanno partecipato anche vari leaders militari a Singapore nell’arco del fine settimana appena trascorso, dove Stati Uniti e Cina si sono apertamente criticati l’un l’altro in merito alle strategie condotte nella regione e circa le ormai annose dispute territoriali.

Le tensioni nell’area che comprende il Mar Cinese Meridionale son tornate a salire nel momento in cui la Cina ha costruito una piattaforma mobile di ricerca marina volto al ritrovamento di fonti petrolifere o di energia primaria e quindi per escavazione petrolifera in acque marine la cui territorialità viene contestata da tempo principalmente da parte del Vietnam. Ma –in verità- sul tema dei conflitti territoriali e circa le dispute marittime, la Cina è entrata in rotta di collisione non solo col Vietnam ma anche con Brunei, Malaysia, Filippine.

«La Cina ha bisogno di articolare la sua propria visione e la sua stessa posizione in questo corrente e rinnovato ordine mondiale», ha affermato Ng Eng Hen. «Il nostro approccio è stato quello basato sul concetto per il quale il dialogo è essenziale e l’inclusività è importante».

I 10 Membri della Associazione degli Stati del Sud Est Asia ASEAN stanno cercando un codice di condotta comune che governi il Mar Cinese Meridionale, sebbene i dialoghi in questo specifico campo procedano in modo lento e farraginoso ed i progressi son stati finora estremamente risicati.

Nella giornata di ieri la Cina ha rifiutato un ruolo normativo da parte del Tribunale delle Nazioni Unite a L’Aia nel quale si davano alla Cina sei mesi per rispondere ad un procedimento intentato dalle Filippine sempre sul tema delle acque contese affermando a muso duro che non ha alcuna intenzione di far parte della cosa. La Cina ha contestualmente chiarito che preferisce avere un approccio bilaterale per risolvere le varie situazioni di conflittualità.

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