venerdì, Settembre 17

Disorgandemia: un contagio da evitare Si rischia di vanificare le positività acquisite a causa di bias organizzativi del sistema di offerta sanitaria

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Disorgandemia’ è un neologismo che possiamo affiancare a ‘epidemia’, ‘pandemia’, ‘sindemia’ ecc. Si tratta del contagio disorganizzativo per il quale non si è ricercato un vaccino ed un antidoto. Il COVID-19 ha fatto emergere questa patologia perché ci si è accorti che si può avere successo di ricerca vaccinale in tempi brevi, adeguate quantità di vaccini da somministrare, grande valore professionale dei medici e del personale sanitario, ma si rischia di vanificare le positività acquisite a causa di bias organizzativi del sistema di offerta sanitaria.

E’ facile ‘sparare sulla croce rossa’ riguardo alla disorganizzazione del sistema sanitario pubblico  nazionale e regionale. Ricordo la fase degli approvvigionamenti dei Dispositivi di Protezione individuale (DPI-mascherine,guanti ecc.) dei ventilatori polmonari dell’inizio COVID. Ora l’imperizia applicata ai sistemi di prenotazione.o).Il passaggio da Aria al sistema prenotazioni Poste Italiane (che sembra essere ‘a gratis: ho dei dubbi!). Il paradosso potrebbe essere: abbiamo i vaccini, ma non ci siamo organizzati in anticipo (persone, processi, spazi, tempi, logistica ecc.). Se così fosse, svilupperemmo disorgandemia.

Non voglio iscrivermi al partito degli esperti  da bar, però affidarsi a chi ha le capacità tecniche e organizzative adeguate a gestire la domanda di ca. 40 milioni di persone è un imperativo categorico.

La vaccinazione di massa ha bisogno di ‘industrializzarela somministrazione e sviluppare anche una vaccinazione di precisione. Sembra quasi un ossimoro, ma ‘di massa’ e ‘di precisione’ sono attività da integrare e la segmentazione è strumento critico da presidiare. Infatti, fermo restando che ‘prima gli anziani’, le categorie fragili per pluripatologie ed effettuata la copertura ai medici, infermieri, volontari a contatto con i pazienti ed i degenti, i volontari della Protezione Civile di contatto e altre categorie impegnate nel contatto di servizio (spesa, cibo, farmaci ed altro da portare a casa delle fasce deboli) rimane da vaccinare ‘la pancia della popolazione’ che mal contata si aggira attorno  a ca 38 milioni di cittadini. Il ‘redde rationem’ sarà in quel momento quando l’industrializzazione di produzione del servizio vaccinale sarà  indispensabile.

Probabilmente il sistema sanitario nazionale non è in grado di far fronte direttamente e quindi si dovrà coinvolgere la sanità privata strutturata cioè cliniche, irccs, poliambulatori ecc.

Questo processo di privatizzazione è già in atto, seppur a macchia di leopardo, con gli accordi con i medici di medicina generale (ricordo che sono privati inseriti in una funzione pubblica) e con le farmacie. Ma tutto questo ha bisogno di una cabina di management dedicata che gestisce l’industrializzazione della campagna vaccinale con strumenti di ricerca operativa, previsione, programmazione distributiva.

In COVIDera siamo in un periodo di continuità di paura con andamento sinusoidale, che sviluppa rabbia sfidante e da gestire nonché rassegnazione quasi fatalista. Assetto economico istituzionale con un assorbimento di risorse imprevedibili budgettariamente, con indebitamento pubblico e con esigenza di nuovi assetti di entrate e di uscite fiscali del sistema (micro e macro). Il COVID-19 è stato un  entelechiano, cioè fatto nuovo […], la cui determinazione a priori è del tutto impossibile. Non altrettanto è l‘organizzazione dell’offerta che si può preparare.

Si è sviluppata singolarità di contesto: pandemia intesa come evento dirompente non soltanto per nuovi assetti tecnologici, ma anche sociali; al di sopra della comprensione tradizionale ed una serendipità intesa come casualità positiva nella ricerca scientifica ed in alcune scelte di gestione mediche e organizzative.

Banalmente si pensi alle modifiche di somministrazione dei vaccini con mezza dose rispetto a quella intera e la verifica che l’effetto di copertura era uguale; oppure l’uso di maschere sub per dare ossigeno ai degenti oppure l’uso di alcuni farmaci off-label (anche in logica di terapia ‘ex iuvantibus’.

Il punto critico è come fare sviluppo organizzativo integrando l’approccio multidisciplinare e multifattoriale e rendendo operative le scelte di responsabilità d’impatto dei risultati.

C’è l’esigenza di tutela dell’equazione personale e qualcuno pensa anche con il sacrificio di alcuni diritti civili; l’individualismo opportunista ha sviluppato il contagio.

Nel rapporto CENSIS 2020 si è rilevata una percentuale del 57,8 di cittadini che, per la tutela della salute propria e collettiva, è disposta a sacrificare alcune libertà personali ed il 38,5% rinuncerebbe ai propri diritti personali per un maggiore benessere economico (per esempio limiti al diritto di sciopero, libertà di opinione ecc.). Una scelta di cittadino amministrato e suddito abdicando al ruolo di cittadino ‘civis’ e cliente con ovvie ricadute negative per il mercato e per la democrazia..

In conclusione è necessario che lo Stato sviluppi reputazione positiva, fiducia e reciprocità con i cittadini.

Sviluppare un programma di azioni organizzative coordinate fra loro per far fronte alle onde oceaniche della somministrazione di massa. Queste onde possono diventare momento positivo e ludico come fa il ‘surfer’. Ad maiora!.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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